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Dichiarazioni dei redditi e Iva, online i dati del 2017

lentepubblica.it • 29 Marzo 2019

dichiarazioni-redditi-iva-online-dati-2017Dichiarazioni dei redditi e Iva, online i dati del 2017. L’accelerazione delle procedure di validazione statistica e il grande utilizzo della “precompilata” permettono di rendere disponibili i dati dichiarativi delle persone fisiche presentate nel 2018 e riferite all’anno d’imposta 2017 a pochi mesi dalla scadenza del termine di presentazione (31 ottobre 2018).


Tutte le statistiche e le analisi sono sul sito del dipartimento delle Finanze in open data, in modo da facilitarne il riutilizzo.

Dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche

Sono circa 41,2 milioni (con un aumento rispetto all’anno precedente di circa 340mila persone, pari allo 0,83% in più) i cittadini che hanno effettuato l’adempimento dichiarativo sia direttamente, utilizzando i modelli “Redditi Persone fisiche” e “730”, sia indirettamente, attraverso i sostituti d’imposta che hanno inviato la Certificazione unica.

Analizzando il tipo di dichiarazione, al primo posto è il 730, utilizzato da 20,7 milioni di contribuenti (500mila in più rispetto all’anno precedente); 9,7 milioni di cittadini si sono avvalsi del modello “Redditi Persone fisiche”, mentre i dati dei restanti 10,8 milioni di contribuenti, non tenuti a presentare la dichiarazione, sono arrivati dai modelli Cu dei sostituti d’imposta.

Il reddito complessivo dichiarato è di circa 838miliardi di euro per un valore medio di 20.670 euro. La leggera flessione sia del reddito complessivo totale (-0,6%) che medio (-1,3%) è dovuta in parte agli effetti dell’introduzione del regime per cassa per le imprese in contabilità semplificata e in parte al calo del reddito da lavoro dipendente.

Dal punto di vista territoriale. la regione con reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia (24.720 euro), mentre la Calabria presenta il reddito medio più basso (14.120 euro), confermando una notevole distanza tra il reddito medio delle regioni centro-settentrionali e quello delle regioni meridionali.

In merito alle tipologie di reddito dichiarate, la parte preponderante (circa l’84%) è data dai redditi di lavoro dipendente e da pensione; questi ultimi rappresentano circa il 30% del totale del reddito complessivo.
Il reddito medio da lavoro autonomo, pari a 43.510 euro, è quello più elevato; quello dei titolari di ditte individuali ammonta a 22.110 euro, mentre lavoratori dipendenti e pensionati si attestano, rispettivamente, a 20.650 euro e 17.430 euro. Infine, il reddito medio da partecipazione in società di persone e assimilate risulta pari a 18.380 euro (va considerato che la quasi totalità dei redditi da capitale è soggetta a tassazione sostitutiva e, quindi, non rientra nell’Irpef).

Per quanto riguarda le singole categorie di contribuenti, l’analisi dei dati evidenzia una crescita significativa dei redditi medi da lavoro autonomo (+4,2%) e d’impresa (+3,8%), grazie anche alle maggiori adesioni al regime forfetario. In crescita anche il reddito medio da partecipazione (+2,2%) e quello da pensione (+1,5%), mentre denuncia una leggera flessione il reddito medio da lavoro dipendente (-0,6%); se, però, si inseriscono in quest’ultimo reddito i premi di produttività, tassati separatamente ad aliquota agevolata, per i quali nel 2017 sono state rivisti ammontare e soglie di fruibilità, la variazione risulta più contenuta (-0,4%).

Occorre tener conto di alcune novità introdotte nel corso dell’anno d’imposta 2017 per leggere in maniera omogenea i dati rispetto a quelli degli anni precedenti.

Tra le principali novità, ricordiamo la nuova disciplina della tassazione sostitutiva dei premi di produttività che, nel 2017, ha interessato oltre 2,1 milioni di lavoratori per un ammontare di circa 2,7 miliardi di euro di retribuzione (+35,4% rispetto al 2016).

La legge di bilancio 2017 ha, poi, introdotto un regime fiscale speciale per coloro che trasferiscono la residenza fiscale in Italia, prevedendo l’applicazione di un’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero, calcolata forfettariamente nella misura di 100mila euro.

Per i redditi da locazione, è stata estesa la cedolare secca agli immobili affittati per periodi non superiori a 30 giorni (locazione breve), con applicazione di una ritenuta del 21% nel caso di intervento, nella stipula del contratto, di intermediari immobiliari.

Per quanto riguarda l’imposta netta totale dichiarata, questa risulta pari a 157,5 miliardi di euro, pari a +0,9% rispetto all’anno precedente; l’imposta netta Irpef in media è pari a 5.140 euro ed è dichiarata da circa 30,7 milioni di contribuenti, pari a circa il 75% del totale.

Prendendo in esame le classi di reddito, si evidenzia che il 45% dei contribuenti, che dichiara il 4% dell’Irpef totale, si trova nella fascia fino a 15.000 euro; in quella tra 15.000 e 50.000 euro si colloca circa il 50% di contribuenti, che dichiara il 57% del gettito Irpef, mentre i contribuenti al disopra di 50.000 euro sono il 5,3% del totale e versano il 39,2% dell’Irpef.

Infine, considerando le addizionali regionale e comunale si riscontra che la prima ammonta a circa 11,9 miliardi di euro, con una media pari a 400 euro, mentre la seconda ammonta a 4,8 miliardi di euro complessivi, con un importo medio di 190 euro.

Il Lazio detiene il primato del valore più alto sia per l’addizionale regionale che per la comunale (rispettivamente 610 e 250 euro), mentre l’addizionale regionale più bassa è applicata in Basilicata (279 euro) e quella comunale nella Provincia autonoma di Bolzano (60 euro).

Dichiarazioni Iva

4,8 milioni di contribuenti hanno presentato la dichiarazione Iva per l’anno d’imposta 2017, con un calo rispetto all’anno precedente del 2,8%, dovuto in gran parte all’adesione di molti di loro al regime forfetario.

I contribuenti Iva hanno dichiarato operazioni imponibili pari a 2.103 miliardi di euro (+0,9% rispetto al 2016), con un volume d’affari dichiarato pari a 3.417 miliardi di euro (+4,3%).

Per il 2017, l’Iva di competenza stimata è pari a 88,8 miliardi di euro, dato non confrontabile con quello dell’anno precedente, in quanto il procedimento di calcolo è stato modificato a seguito di novità normative intervenute nel 2017.

Dal 1° luglio 2017 è stato esteso il meccanismo dello split payment anche alle operazioni effettuate nei confronti delle società controllate da pubbliche amministrazioni centrali e locali.

Dalle dichiarazioni riguardanti il 2017, sono 505.855 i contribuenti (+51% rispetto al 2016) che hanno effettuato operazioni in split payment, per un ammontare di 198,3 miliardi di euro (+68%); dal punto di vista del settore economico, il 54% dell’ammontare è concentrato in quattro settori: energetico (16,3%), manifatturiero (15%), costruzioni (11,3%) e commercio (11,3%).

Uno degli effetti dell’estensione dello split payment, che determina per i fornitori il mancato incasso dell’Iva sulle cessioni, non consentendo le compensazioni con i crediti generati dall’Iva pagata sugli acquisti, è stato l’incremento delle posizioni creditorie dei contribuenti.

Per questa ragione, il totale Iva a credito passa da 42,851 miliardi di euro del 2016 a 48,841 miliardi di euro del 2017 (+14%). Il rimborso annuale richiesto è stato di 7,8 miliardi di euro (+13,8%), mentre il rimborso infrannuale utilizzato ammonta a 4,4 miliardi, con un incremento del 15,4 per cento.

Fonte: Fisco Oggi, Rivista Telematica dell'Agenzia delle Entrate
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