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Imposta sulla pubblicità: disciplina su chi deve versare e su eventuali esenzioni

lentepubblica.it • 10 Marzo 2015

L’esenzione dal tributo per le ditte di trasporto non va estesa alle aziende che noleggiano il furgone e lo “tappezzano” con il loro logo per incrementare le vendite dei loro prodotti.

È tenuta al versamento dell’imposta sulla pubblicità la ditta che espone il suo logo sui veicoli presi a noleggio per la distribuzione dei propri prodotti.
È quanto affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza 2631 dell’11 febbraio 2015, la quale ha ritenuto legittimo un avviso di accertamento per il recupero a tassazione del tributo nei confronti di una società che aveva posto il proprio marchio sulle fiancate di alcuni automezzi noleggiati e utilizzati per trasportare la merce prodotta.

La vicenda processuale
La controversia nasce dall’impugnazione di un avviso di accertamento emesso per il periodo d’imposta 2003, con il quale veniva recuperata a tassazione l’imposta di pubblicità relativa ad automezzi presi a noleggio e utilizzati dalla contribuente per trasportare propri prodotti e nelle cui fiancate era esposto il logo dell’azienda.

Le Commissioni tributarie di merito di primo e secondo grado, nel caso di specie, hanno ritenuto il tributo non dovuto alla luce di un’interpretazione estensiva dell’articolo 13, comma 4-bis, del Dlgs 507/1993. L’esenzione prevista da detta disposizione, invero, a favore delle imprese di autotrasporto, poteva valere, secondo i due Collegi, anche in un caso come quello in esame, ossia anche per un’impresa di produzione di beni e servizi che effettua come attività strumentale il trasporto della merce prodotta mediante utilizzo di automezzi in noleggio (o in leasing).

Contro la sentenza della Ctr, la pubblica amministrazione proponeva ricorso per cassazione, affidato a due motivi.
La contribuente resisteva con controricorso.

La pronuncia della Cassazione
La Corte suprema, nell’accogliere il ricorso della parte pubblica, ha ribadito la doverosità dell’imposta di pubblicità da parte della ditta che espone il proprio logo sui veicoli noleggiati per la distribuzione della merce prodotta, non operando l’esenzione prevista dall’articolo 13, comma 4-bisdel Dlgs 507/1993, interpretata restrittivamente.

Osservazioni
La norma in questione, nel comma 1, prevede, come principio di carattere generale, la sottoposizione al prelievo impositivo della pubblicità effettuata sia per conto proprio sia per conto altrui, all’interno e all’esterno di veicoli in genere, di vetture autofilotranviarie, battelli, barche e simili, di uso pubblico o privato, in base alla superficie complessiva dei mezzi pubblicitari installati su ciascun veicolo.
Nel comma 2, sono indicati i diversi enti territoriali beneficiari dell’imposta, mentre il successivo comma 3 contiene la disciplina inerente la pubblicità effettuata da un’impresa “per conto proprio”, pubblicità che peraltro può essere compiuta, secondo l’espressa previsione letterale della norma, sia su veicoli di proprietà della stessa ditta sia su veicoli adibiti ai trasporti per suo conto.

Ciò premesso, ai sensi del comma 4, per i veicoli del comma 3, vale a dire di proprietà dell’impresa nonché adibiti ai trasporti per suo conto, non è dovuta l’imposta per l’indicazione del marchio, della ragione sociale e dell’indirizzo dell’impresa, purché sia apposta non più di due volte e ciascuna iscrizione non sia di superficie superiore a mezzo metro quadrato.

Se ne desume che l’indicazione del logo, della ragione sociale e dell’indirizzo dell’impresa, apposte sui veicoli adibiti al trasporto della merce prodotta, secondo l’insindacabile valutazione della legge, svolgono una funzione meramente informativa riguardo ai beni prodotti dalla società – funzione come tale non assoggettabile al prelievo impositivo – quando le dimensioni delle iscrizioni ovvero la reiterazione delle stesse non eccedano i precisi limiti fissati dalla legge.
Al contrario, la ripetizione (oltre due volte secondo la previsione della norma in commento) di un marchio o di una ragione sociale su un veicolo, così come la notevole dimensione dell’iscrizione oltre la superficie di mezzo metro quadrato, costituiscono, secondo la valutazione del legislatore, strumenti di promozione e di incentivazione della vendita delle merci prodotte dall’impresa, in base alla tecnica propria della pubblicità subliminale e mirano a determinare un effetto di suggestione tale da veicolare le scelte dei consumatori.

Ora, posto che il comma 4 in commento è volto a disciplinare la pubblicità effettuata da un’impresa per conto proprio, pubblicità effettuata sia su veicoli di proprietà dell’impresa stessa sia su veicoli adibiti ai trasporti per suo conto, fissando il limite di cui sopra come discrimine tra funzione informativa e funzione di propaganda, appare evidente che il successivo comma 4-bis, nel prevedere l’esenzione per l’indicazione della ditta e dell’indirizzo dell’impresa che effettua l’attività di trasporto, limitatamente alla sola superficie occupata da tali indicazioni, si rivolge esclusivamente all’azienda che effettua la sola attività di trasporto.
In caso contrario, infatti, sarebbe di fatto vanificato il limite all’agevolazione previsto dal comma 4, consentendo a ogni impresa di poter superare i paletti fissati dalla legge effettuando come attività strumentale il trasporto dei propri prodotti sia su automezzi propri sia su veicoli adibiti ai trasporti per suo conto, come risulta già di ovvia evidenza sulla base del semplice dato letterale.

La norma è, quindi, diretta al “vettore” che, in quanto tale, nell’espletamento di un contratto, svolge la sua attività per conto proprio oppure per conto di terzi, come subvettore in esecuzione di un contratto di subtrasporto stipulato con il primo vettore, e non si rivolge anche all’impresa di produzione che effettui, come attività strumentale, il trasporto della merce prodotta.

I presupposti normativi dell’esenzione in parola, infatti, richiedono che i veicoli siano di proprietà di un’impresa di trasporti e che gli stessi siano impiegati realmente per quel tipo di attività.
Detta interpretazione restrittiva, inoltre, è coerente con le altre disposizioni contenute nel Dlgs 507, in particolare con l’articolo 13, che assoggetta all’imposta di pubblicità i “veicoli in genere”.
Tale conclusione trova conferma anche nella finalità della legge 16/2002, che ha introdotto una serie di agevolazioni fiscali in favore degli autotrasportatori, come risulta dalla rubrica della legge in cui si fa espresso riferimento a “disposizioni urgenti in tema di accise, di gasolio per autotrazione, di smaltimento di oli usati, di giochi e scommesse nonché sulla pubblicità con veicolo….”.

Nel caso di specie, la contribuente, avendo preso a noleggio i veicoli per la distribuzione dei propri prodotti, ha realizzato, attraverso l’esposizione del logo, una pubblicità che, considerato quanto statuito dalla Corte suprema, “il legislatore non intende scriminare, perché se lo facesse scriminerebbe in realtà tutte le imprese che producono beni e servizi”.
Ne è derivata la cassazione delle sentenza impugnata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa è stata decisa nel merito con il rigetto del ricorso introduttivo della lite proposto dalla contribuente.

 

 

 

FONTE: Fisco Oggi – Rivista Telematica dell’Agenzia delle Entrate

AUTORE: Dora De Marco

 

 

 

 

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