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OCSE: uso dell’IVA come “leva strategica” nelle economie avanzate

lentepubblica.it • 27 Gennaio 2015

L’ultimo studio elaborato sul tema evidenzia in che misura e dove l’imposta è aumentata negli ultimi cinque anni.

L’ultima ricerca pubblicata dall’Ocse, l’organizzazione con sede a Parigi, ha riguardato gli oneri fiscali e la riscossione delle entrate nelle economie avanzate. Dallo studio emerge innazitutto che le entrate fiscali hanno raggiunto livelli record che non si vedevano da prima della crisi finanziaria globale. Questo trend, però, non è uniforme per tutti i Paesi. Infatti il mix fiscale presenta delle significative variazioni da Stato a Stato.  I dati della Revenue Statistics 2014 dimostrano che la pressione fiscale media nei paesi Ocse è aumentata di 0,4 punti percentuali nel 2013. Infatti si è passati dal dato percentuale del 34,1% contro il 33,7 % del 2012 e il 33,3% del 2011. Inoltre dalle linee di tendenza per il 2014 emerge il forte aumento delle aliquote ordinarie Iva nel corso degli ultimi cinque anni.

L’andamento tendenziale nel 2014
L’aliquota Iva ordinaria in media Ocse ha raggiunto il più alto livello mai registrato. Si è passati dal 17,6% del gennaio 2009 al 19,1% del gennaio 2014. Nel periodo compreso tra il 2009 e il 2014, 21 Paesi hanno aumentato le aliquote Iva ordinarie almeno una volta. Per quanto riguarda i 21 paesi Ocse membri dell’Unione europea, l’aliquota media ordinaria Iva è del 21,7%, che è significativamente al di sopra della media Ocse. Dalla analisi emerge che, mentre la maggior parte dei Paesi Ocse hanno aumentato le aliquote Iva ordinaria, soltanto pochi hanno adottato misure per ampliare la loro base imponibile Iva. Inoltre, molti Paesi Ocse continuano a utilizzare aliquote Iva ridotte ed esenzioni principalmente per obiettivi di equità sociale. Tuttavia, l’ampliamento della base imponibile Iva, limitando l’uso di aliquote ridotte e di esenzioni, può consentire ai Paesi di aumentare le entrate senza intervenire sull’aliquota ordinaria e, allo stesso tempo, ridurre i costi di adeguamento e amministrativi.

L’andamento tendenziale pre e post crisi
L’approccio storico, evidenzia come la pressione fiscale sia aumentata fino al 1990 a una media Ocse di picco del 34,3% raggiunta nel 2000. Successivamente, nel periodo tra il 2001 e il 2004, si è registrata una inversione di tendenza cui ha fatto seguito una nuova risalita negli anni tra il 2005 e il 2007. A seguito della crisi economica, però, si è verificata un nuovo abbassamento della pressione fiscale. Nel 2013, la pressione fiscale è aumentata in 21 dei 30 Paesi nei quali è stata realizzata la ricerca, mentre nei restanti nove è diminuita drasticamente. Inoltre il numero dei Paesi che è stato interessato da un andamento al rialzo e poi al ribasso del rapporto Pil/gettito era lo stesso di quello visto nel 2012. Tutto questo indica una tendenza costante verso l’alto del gettito erariale. Prendendo a riferimento l’anno 2013 i maggiori incrementi si sono verificati in Portogallo, Turchia, Repubblica Slovacca, Danimarca e Finlandia, mentre le maggiori diminuzioni sono state in Norvegia, Cile e Nuova Zelanda.

Aliquote fiscali e base imponibile
Per quanto riguarda l’aumento delle entrate fiscali tra il 2012 e il 2013, almeno la metà dell’incremento può essere attribuita alle imposte personali sul reddito e sulle società. Per queste ultime, strutturalmente i ricavi aumentano più rapidamente del PIL durante i periodi di ripresa economica. Sotto questo aspetto le politiche fiscali, adottate discrezionalmente a seconda dei casi, sono state utilizzate dai singoli governi che hanno agito manovrando sui livelli delle aliquote fiscali e sull’ampiezza della base imponibile. I dati recenti dimostrano che il fenomeno di incremento del gettito non ha interessato solo i governi centrali o statali, ma anche quelli a livello locale e regionale per gli stessi anni tra il 2011 e il 2013. Una flessione si è mostrata, parimenti, nel precedente periodo 2008-2010. Ecco che allora è stato riscontrato come il rapporto di imposta media per gli enti locali è aumentato leggermente.

L’analisi per singolo Stato
Da una estrapolazione dei dati si può evincere come la situazione tra i vari paesi sia disallineata. La Danimarca ha il più alto rapporto fiscale e PIL tra i paesi Ocse (48,6% nel 2013) seguita da Francia (45%) e Belgio (44,6%). Il Messico (19,7% nel 2013) e il Cile (20,2%) hanno la pressione fiscale più bassa tra i paesi OCSE, seguita dalla Corea ( 24,3 % ) e dagli Stati Uniti (25,4%). La pressione fiscale è scesa più di 3 punti percentuali al di sotto della media nel 2007 (periodo pre-recessione ) mentre in tre Paesi, Islanda, Spagna e Israele. Quest’ultimo Stato ha registrato il più grande calo che dal 34,7% del 2007 è passato al 30,5% del Pil nel 2013. Diversamente, la pressione fiscale in Turchia è passata dal 24,1% al 29,3% tra il 2007 e il 2013, mentre paesi come Finlandia, Francia e Grecia hanno mostrato un aumento pari a 2,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo. Le entrate fiscali, da imposte sul reddito personali e sulle società, sono allo stato attuale in ripresa, dopo i forti cali del 2008 e del 2009.

FONTE: Fisco Oggi – Rivista Telematica dell’Agenzia delle Entrate

AUTORE: Andrea De Angelis

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