Fassino sulla Tasi: “Due miliardi ai sindaci se c’è rinvio, altrimenti niente stipendi e servizi”

lentepubblica.it • 19 Maggio 2014

“Se il governo vuole intervenire e prorogare i termini per il pagamento della prima rata della Tasi, lo può legittimamente fare. È sovrano. Certo non spetta ai Comuni decidere le scadenze per il pagamento dell’Imu e della Tasi. Ma, sia chiaro: alla proroga il governo dovrà accompagnare l’anticipazione delle risorse ai Comuni che altrimenti finirebbero in ginocchio, con un buco di liquidità che impedirebbe loro il pagamento degli stipendi e il finanziamento dei servizi”. Piero Fassino è il presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, ed è il sindaco di Torino.

Sostiene che in questa vicenda della Tasi sia stato fatto “molto allarmismo del tutto ingiustificato a danno dei cittadini” perché la legge in vigore regola già tutte le possibili situazioni. Lo slittamento dei termini di pagamento, dunque, non sarebbe indispensabile.
Sindaco Fassino, perché solo il 10% dei Comuni ha deliberato sulle aliquote per il pagamento della Tasi?

“Cominciamo col dire che quando il Parlamento ha fissato, ad aprile, le modalità per l’applicazione della Tasi, negli oltre quattromila centri che andranno al voto domenica erano già stati sciolti i Consigli comunali. Ed è evidente a tutti che a 6 giorni dalle elezioni un Consiglio sciolto non può più deliberare”.
Sì, ma gli altri Comuni che non hanno l’appuntamento con il voto?

“Guardi, la legge già oggi regola tutte le situazioni. Chi ha fissato le nuove aliquote potrà applicarle e riscuotere la tassa il 16 giugno come previsto; chi invece non ha deliberato potrà applicare l’aliquota minima dell’uno per mille, salvo eventuale conguaglio alla rata del 16 dicembre”.
Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di una proroga generale per mettere tutti i contribuenti nella medesima condizione. I Comuni sono contro la proroga?

“Noi non siamo contro, ma non l’abbiamo chiesta. Spetta al governo, ripeto, decidere. Noi abbiamo avanzato una proposta che consideriamo ragionevole e cioè quella di introdurre un doppio regime: i Comuni che hanno deliberato le nuove aliquote riscuoteranno l’imposta il 16 giugno; per gli altri, che comunque dovranno definire le aliquote entro il 31 luglio, si potrà rinviare a una nuova scadenza il 16 settembre. Oppure il governo può decidere una proroga per tutti al 16 settembre.?Purché, quale che sia la soluzione, il governo garantisca ai Comuni che usufruiranno della proroga l’anticipazione di quanto avrebbero dovuto incassare il 16 giugno”.
Quanto dovrebbe anticipare il governo?

“L’intera Tasi vale oltre 4 miliardi. Non meno della metà, dunque”.
Ai Comuni spetterebbe il pagamento degli interessi?

“Francamente questa mi pare una tesi discutibile: lo Stato decide di spostare la data e mi chiede di pagare gli interessi? È davvero curioso. Non siamo noi a chiedere la proroga”.
È vero però che i Comuni non hanno deciso, tanto che il sottosegretario Delrio vi invita a farlo “alla svelta”.?

“I Consigli sciolti per le elezioni potrebbero anche convocarsi in seduta straordinaria, ma oggettivamente a ridosso delle elezioni mi pare complicato».?Allora non ha senso quello che chiede Delrio? «Ha senso, ma mi pare la strada meno semplice. Le opzioni realistiche sono tre: proroga per tutti, doppio regime, applicazione della legge in vigore. Ciascuna delle tre opzioni garantisce la certezza del diritto e del tributo”.

Ma perché il federalismo fiscale, che avrebbe dovuto migliore il rapporto dei cittadini con le tasse, alla prova con la realtà finisce per peggiorare le cose?
“Intanto c’è un problema generale che riguarda l’alta pressione fiscale che pesa sui cittadini peri quali non fa molta differenza che il tributo sia statale o locale. Poi bisogna dire che fino ad ora non è stata riconosciuta una vera, effettiva, autonomia fiscale ai Comuni.?Bisogna uscire da questa situazione di ambiguità. Ci sono numeri che parlano da soli: l’Istat ha certificato che dal 2007 ad oggi i Comuni hanno subìto un taglio dei trasferimenti dallo Stato nell’ordine di circa 16 miliardi, mentre l’ammontare complessivo, nel medesimo periodo, degli introiti dovuti alla tassazione comunale si è fermato sotto i 7 miliardi. Insomma abbiamo coperto con le tasse meno del 50% dei tagli che abbiamo subìto. E questo nonostante che sul totale della spesa pubblica l’incidenza di quella comunale sia del 7,6% e sul totale del debito pubblico il debito comunale sia il 2,5%. Questi sono i numeri”. 

FONTE: Anci

IDS

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