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Federalismo fiscale: stato determinazione dei costi e fabbisogni standard

lentepubblica.it • 4 Ottobre 2014

La determinazione dei fabbisogni standard costituisce uno dei pilastri fondamentali del processo di attuazione della legge n. 42 del 2009, ai fini dell’abbandono di criteri di ripartizione delle risorse basati sulla “spesa storica” degli enti, a favore di una nuova e più razionale base per il riequilibrio delle risorse disponibili.

Il contesto generale di attuazione della legge 42 è stato, fin dal 2011, sovrastato dall’emergenza economico-finanziaria generale e dalle manovre di riduzione di risorse, che hanno non solo posto in secondo piano il più ambizioso disegno della riforma, ma anche determinato un quadro di progressiva stretta finanziaria che ne ostacola obiettivamente l’attuazione.

L’avvio dell’applicazione dei fabbisogni standard è previsto in modo graduale a decorrere dal 2015, con il riequilibrio di una quota del Fondo di solidarietà comunale, attualmente prevista nel 10% del suo ammontare complessivo. In valore assoluto, si tratta di poco più di 500 milioni di euro, posto che il complesso del Fondo 2015 è pari a circa 5,3 miliardi di euro a legislazione vigente.

La posposizione dell’intervento, inizialmente prevista dal 2014, è stata dovuta, in primo luogo, alle esigenze di aggiustamento del calcolo del complesso dei fabbisogni standard rilevati tra il 2011 e il 2013, nonché all’esigenza di integrare lo schema di riparto con l’effetto delle capacità fiscali (lavoro tecnico istruttorio in corso di conclusione).

Ambedue queste esigenze sono state in larga parte soddisfatte, mentre restano problematici gli aspetti di comunicazione e migliore comprensione dell’intero dispositivo di perequazione (modalità di calcolo e di confronto con la spesa effettiva).

Una difficoltà essenziale risiede nel fatto che la perequazione basata sui fabbisogni fa la sua apparizione pratica in un contesto di forte razionamento delle risorse comunali, mentre non si può escludere del tutto che alcuni settori governativi puntino all’utilizzo dello schema derivante dai fabbisogni per l’applicazione di ulteriori tagli. Questa eventualità comporterebbe il sostanziale snaturamento del significato e delle finalità originarie del progetto-fabbisogni. Questi devono infatti rappresentare uno strumento che indichi ai Comuni gli obiettivi di medio periodo per l’adeguamento della propria spesa nel campo delle funzioni fondamentali, in quei settori dove si riscontrino i maggiori scostamenti dagli standard individuati.

Il contesto attuativo dei fabbisogni standard deve quindi mantenersi aderente agli obiettivi di riequilibrio distributivo che ne hanno determinato la concezione e l’avvio.

 

Consulta l’allegato: Audizione IFEL

 

FONTE: IFEL – Fondazione ANCI

 

 

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