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Quanto costeranno al Fisco gli errori sull’IMU?

lentepubblica.it • 28 Settembre 2015

IMU, consiglioBase imponibile ridotta del 30% rispetto alle attese a fine 2013. Sottratti al Fisco 9,8 miliardi in due anni. Le Regioni Calabria e Campania le Regioni dove il divario tra entrate attese e reali è maggiore.

 

Al ministero dell’Economia non la considerano evasione tout court, ma resta che all’appello mancano 5,6 miliardi di euro. La cifra emerge dal saldo tra il gettito teorico dell’imposta municipale unica (Imu) e il gettito effettivo incassato alla fine del 2013. I tecnici del ministero di Via XX Settembre classificano il buco con il nome di tax gap sull’Imu, la differenza, insomma, tra la stima degli incassi attraverso la tassazione immobiliare e quanto effettivamente ottenuto dalle imposte sulle case.

 

I numeri nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza segnalano un forte scarto tra la cosidetta base imponibile teorica, pari a 2.615 miliardi di euro, e quella reale, ossia 1.844 miliardi. La differenza equivale a circa il 30% e si traduce in un tax gap di 5,6 miliardi di euro. Ben al di sopra di quanto il governo ha stimato (circa 3,5 miliardi) l’intervento per eliminare definitivamente la tassa sulla prima casa. Fermo restando che le imposte sulle seconde case continueranno a esserci al ministero stanno valutando come risolvere il problema.

 

Anche perché il tax gap dell’Imu nel 2013 si è rivelato peggiore rispetto a quello dell’anno precedente: nel 2012 all’appello sono mancati infatti 4,2 miliardi. In totale, insomma, nell’ultimo biennio le imposte sulle case hanno garantito alla finanza pubblica 9,8 miliardi di euro meno del previsto. Un dato preoccupante in termini numerici che, tuttavia, nel documento non viene trattato come una forma di evasione fiscale da combattere con ganasce fiscali e lettere intimidatorie dell’Agenzia delle Entrate.

 

Secondo la nota di aggiornamento del Def la «tassazione immobiliare è maggiormente soggetta a forme non patologiche ma fisiologiche di tax non compliance, ovvero di bassa propensione all’adempimento dei contribuenti». La scarsa predilezione a pagare non è, in altri termini, dovuta solo all’intento di evadere. Una parte del buco da 5,6 miliardi è frutto, per esempio, di errori di calcolo nei versamenti.

Fonte: Confcommercio
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