Friuli Venezia Giulia. Allarme Confcommercio: dopo Tari e Tasi, aumenti inaccettabili

lentepubblica.it • 22 Maggio 2014

Anche il Friuli Venezia Giulia si attende la stangata sui negozi. Confcommercio Fvg conferma che i numeri resi noti dall’associazione nazionale riguardano purtroppo anche la “periferia” del paese. Pio Traini, il presidente regionale di Confcommercio, assieme alle quattro realtà provinciali, parla di “situazione drammatica”, di “rischio reale di chiusura per migliaia di aziende in regione”. La questione riguarda Tari e Tasi, vale a dire la nuova, rincarata tassazione sui rifiuti, gli immobili e i servizi indivisibili. Non solo le case, naturalmente, ma anche gli esercizi commerciali ne verranno pesantemente colpiti. Secondo le stime di Confcommercio nazionale, gli incrementi si annunciano in tripla cifra. Per fare qualche esempio un bar di 100 mq vedrebbe triplicare (+314%) la tassa sui rifiuti rispetto alla precedente Tarsu (archiviata nel 2013), ma ancora peggio andrebbe al commerciante di ortofrutta (stessa dimensione di 100 mq, ma +650%), mentre il ristoratore (la simulazione è su un locale di 200 mq) “limiterebbe i danni” al +482%. Ma il rincaro, sottolinea Traini, «colpirà anche le imprese di distribuzione carburante operative su aree molto più estese». Senza contare poi che si dovranno pure fare i conti con la Tasi. Sempre Confcommercio rende noto che per il ristoratore al lavoro su 200 mq l’aggravio del pacchetto Imu più Tasioscillerà fra il 7,5 e il 50%. “Di fronte a una simile bastonata – rileva Confcommercio Fvg – che si aggiunge a un altro recente balzello, quello sui Pos, non possiamo che fare appello ai Comuni, a quelli almeno che non hanno già preso atto dell’opportunità di venire incontro alle istanze imprenditoriali, a non approfittare dei tetti massimi di aumento consentiti dalla legge. Ne verrebbero penalizzate le loro città, a reale rischio desertificazione delle attività commerciali e di pubblico esercizio. Sarebbe inaccettabile vedere applicate tariffe esagerate, si tratterebbe di un colpo durissimo all’economia del territorio, già in situazione drammatica dopo anni di crisi. Ne risulterebbe messa in pericolo pure la sopravvivenza di quelle imprese non ancora sopraffatte dalla recessione e definitivamente impedita qualsiasi possibilità di rilancio dei consumi, unica via per una prospettiva di crescita”.

FONTE: Confcommercio

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