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Dalla Grecia ok all’austerità, ma baratro ad un passo

lentepubblica.it • 16 Luglio 2015

grexit-02Il parlamento greco ha approvato le riforme di austerità chieste dai creditori internazionali per avviare un terzo piano di salvataggio, nonostante la forte opposizione del partito del premier Alexis Tsipras. Il piano ha ottenuto 229 voti favorevoli e 64 contrari, mentre sei deputati si sono astenuti.

 

In una drammatica notte per la Grecia il Parlamento di Atene ha approvato il primo pacchetto di riforme che Alexis Tsipras ha concordato a Bruxelles per evitare la Grexit. Ma il primo ministro greco ha davanti agli occhi la gravissima spaccatura del suo partito (40 deputati su 149 non hanno votato il piano, tra cui l’ex ministro Varoufakis, la ‘pasionaria’ presidente del Parlamento Zoe Konstantopolou e il leader dell’ala radicale Lafazanis, mentre la vice ministro delle Finanze Nantia Valavani si e’ dimessa) e i primi scontri di piazza del suo governo. E sono in molti a chiedersi ad Atene quanto ancora Tsipras riuscira’ a rimanere in sella, dal momento che ha perso la sua maggioranza politica.

 

E’ un accordo che non ci piace ma che siamo “obbligati” a rispettare, ha detto il premier intervenendo durante la seduta fiume del Parlamento chiamata a votare su riforma dell’Iva, indipendenza dell’ufficio di statistica, ‘Fiscal Council’ ed eliminazione delle baby pensioni. “A Bruxelles avevo di fronte tre alternative: l’accordo, il fallimento con tutte le sue conseguenze e il piano Schaeuble” di una Grexit temporanea. E fra le tre, “ho fatto una scelta di responsabilita'” e di “dignita'”, ha scandito Tsipras.

 

I numeri per far approvare il piano li ha avuti. Ma con il voto determinante delle opposizioni di Nea Dimokratia, Pasok e To Potami, che hanno votato si’ come lo junior partner del suo governo, il partito di destra Anel del ministro della Difesa Kammenos, di fatto turandosi il naso. Nei discorsi e’ prevalso il senso di salvare il salvabile. La sconfitta ‘politica’ per Tsipras e’ tutta dentro il suo partito. Ed e’ enorme. A nulla e’ valso l’aut aut che aveva lanciato nel pomeriggio ai ribelli (“Senza il vostro sostegno (nel voto di stasera sara’ difficile per me restare premier. O stasera siamo uniti, o domani cade il governo di sinistra”).

 

Le defezioni sono state tantissime e ora sara’ difficile continuare l’esperienza del primo governo di estrema sinistra della storia della Ue. Almeno in queste condizioni. Prima delle drammatiche ore finali, e mentre a Bruxelles si continua a lavorare per il prestito ponte che potrebbe permettere di far riaprire le banche, il Paese aveva vissuto una giornata punteggiata da cortei, dalla serrata delle farmacie e dallo sciopero dei dipendenti pubblici (quelli piu’ colpiti, ma
anche quelli che fino al 2010 arrivavano a prendere 2mila euro al mese per un posto da donna delle pulizie al ministero delle Finanze).

Fonte: Confcommercio
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