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Internet Tax Freedom Act: le misure approvate negli USA esempio da seguire?

lentepubblica.it • 25 Febbraio 2016

accesso a internetIl Congresso americano ha definitivamente approvato la stabilizzazione dell’Internet Tax Freedom Act. Ciò vuol dire che gli Stati Usa non potranno più imporre tasse sull’accesso al web.  Il via libera definitivo alla proroga è arrivato nei giorni scorsi dal Senato, dopo l’approvazione data dalla Camera dei Rappresentanti nello scorso dicembre. L’Internet Tax Freedom Act è stato inserito all’interno del Trade Facilitation and Trade Enforcement Act (TFTEA), la legge che detta le nuove regole sulle relazioni commerciali degli Stati Uniti con i Paesi esteri.

 

Traffico libero sul web 

 

L’Internet Tax Freedom Act è stato introdotto nel 1998 con l’obiettivo di proteggere un’industria, quella del web, che alla fine degli anni novanta era ancora agli albori. Dal ‘98 a oggi la legge è stata prorogata dal governo americano per ben cinque volte. L’Internet Tax Freedom Act vieta alle autorità federali, statali e locali di introdurre imposte sull’uso di internet e di imporre tasse multiple o discriminatorie sulle attività commerciali online. Senza questa legge, l’utilizzo di internet sarebbe stato assimilato ai tradizionali servizi di telecomunicazione, spesso tassati con aliquote molto più elevate rispetto a quelle vigenti su altri beni e servizi.

 

Secondo le nuove norme, gli Stati confederali in cui prima dell’introduzione dell’Internet Tax Freedom Act erano già in vigore imposte sull’utilizzo del web, hanno l’obbligo di eliminarle a partire dall’estate del 2020. Si tratta di Hawaii, New Mexico, North Dakota, Ohio, South Dakota, Texas e Wisconsin che, in base ai dati forniti dall’Ufficio Ricerche del Congresso, hanno raccolto complessivamente circa 563 milioni di dollari derivanti dalle tasse di accesso al web.

 

La stabilizzazione della legge, ottenuta grazie a un compromesso bipartisan tra senatori democratici e repubblicani, ha ottenuto il plauso di parte dell’opinione pubblica americana, in particolare, della Internet Tax Freedom Act Coalition (in pratica, la lobby che racchiude gli interessi di aziende operanti nel settore, ma anche di associazioni e semplici consumatori) che ha accolto la decisione del Senato con una dichiarazione ufficiale: “questa legge assicura in modo definitivo che centinaia di milioni di consumatori, studenti, famiglie e imprese in tutto il Paese non dovranno pagare tasse per usare internet”.  Perdono sicuramente le casse dell’Erario, in termini di mancato gettito fiscale potenziale che eventuali web tax avrebbero potuto generare.

 

Nuove regole sul commercio Usa 

 

L’Internet Tax Freedom Act Coalition in realtà è contenuto all’interno del Trade Facilitation and Trade Enforcement Act (TFTEA), la legge che definisce il nuovo quadro normativo sulle attività commerciali statunitensi. In particolare, sono state introdotte numerose misure finalizzate a migliorare il contrasto ai casi di dumping nelle relazioni commerciali con l’estero. In quest’ottica, le nuove norme rafforzano la cooperazione tra Usa e Stati esteri anche grazie allo scambio di informazioni tra le autorità doganali competenti e proteggono i prodotti made in Usa da un’eventuale concorrenza sleale di prodotti stranieri. Dopo l’approvazione da parte del Congresso, il Trade Facilitation and Trade Enforcement Act (TFTEA), con il pacchetto sul free internet, attende la firma del presidente Barack Obama, il quale ha già confermato ufficialmente che darà il via libera alla legge.

Fonte: Fisco Oggi, Rivista Telematica dell'Agenzia delle Entrate - articolo di Alessandra Gambadoro
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