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Il lato positivo dell’addio agli scontrini fiscali

lentepubblica.it • 10 Novembre 2014

L’annuncio di eliminare definitivamente gli scontrini e le ricevute fiscali fatto dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, incontra il favore del segretario della CGIA, Giuseppe Bortolussi:

“Finalmente si è capito che scontrini e ricevute fiscali non servono per combattere l’evasione fiscale. Adesso, però, attendiamo i fatti. Ricordo che già nel lontano 1996, l’allora ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, sottoscrisse un protocollo di intesa con le Associazioni di categoria degli artigiani e dei commercianti che prevedeva, successivamente all’entrata a regime degli studi di settore, il superamento della valenza fiscale sia dello scontrino sia della ricevuta fiscale. Dopo 18 anni, purtroppo, ci ritroviamo ancora con entrambi gli strumenti”.

Secondo la CGIA, l’abolizione di scontrini e ricevute trova una sua “giustificazione” anche dalla lettura dei risultati emersi dall’attività di contrasto all’evasione effettuata dagli uomini del fisco.

Negli ultimi 3 anni, ad esempio, oltre il 70 per cento dei controlli eseguiti dalla Guardia di Finanza sulla emissione di scontrini e ricevute fiscali ha dato esito negativo. Vale a dire che baristi, fruttivendoli, idraulici, carrozzieri, falegnami, commercianti, etc., etc. – contrariamente a quanto sostenuto dalle campagne denigratorie a cui sono periodicamente sottoposti – li emettono regolarmente. Solo il 30% circa di queste categorie è incorso nelle sanzioni comminate dalle Fiamme Gialle.

“Ricordo – prosegue Bortolussi – che questi interventi non sono casuali, ma ben mirati e tesi a colpire soggetti potenzialmente a rischio. Il fatto che 7 su 10 siano regolari conferma la nostra tesi: la stragrande maggioranza dei soggetti conosciuti al fisco rispetta le disposizioni previste dalla legge”.

Le affermazioni rilasciate dal direttore, Rossella Orlandi, lasciano comunque intravvedere una grossa novità che potrebbe modificare radicalmente la strategia di contrasto all’evasione da parte del fisco.

“Pare di capire che l’Amministrazione finanziaria – conclude Bortolussi – abbia deciso di concentrare maggiormente l’attività contro l’evasione/elusione fiscale non tanto su baristi o i pizzicagnoli, ma soprattutto verso quei soggetti che sono completamente sconosciuti al fisco e sulle grandi aziende che da anni hanno trasferito la sede nei Paesi a fiscalità privilegiata. Soggetti, questi ultimi, a cui è riconducibile la gran parte dei 91 miliardi di euro di evasione presente nel nostro Paese”.

 

 

FONTE: CGIA Mestre

 

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