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L’esempio dei “confidenti” fiscali anti illecito che arriva dagli USA

lentepubblica.it • 2 Marzo 2015

Le cifre sono state rese note dall’Agenzia americana delle Entrate e coprono il periodo compreso tra il 2009 e il 2013.

È la whistleblower theory, così la chiamano economisti ed esperti in materia di fisco e finanza o, per i tecnici, una sorta di Us Tax Confidential procedurale. Insomma, delatori, informatori, gole profonde? Niente di tutto questo. Infatti, il termine tecnico, come riportato nelle note ufficiali e nei documenti pubblicati di volta in volta dall’Amministrazione finanziaria statunitense, l’Irs, è quello di “whistleblower”, tradotto, in maniera codificata, più formale, come “confidenti”. E si tratta di personaggi simbolo pronti a individuare all’interno delle società e delle imprese per cui lavorano procedure e pratiche illegali, o illecite, che conducono a frodi fiscali senza ritorno e ad attività di evasione ed elusione prive di giustificazione. Ed è qui, a questo punto, che il dipendente d’una azienda, magari alle prese con le maglie strette della propria coscienza, o con i più diversi rimorsi etici, oppure, come affermano i critici, allettati dalla generosità degli eventuali benefici monetari in arrivo, decide di allertare il Fisco, sporgendo il propriomouse oltre lo spioncino che segna il limitare dell’Agenzia delle Entrate statunitense, sempre molto reattiva nel recepire simili segnali d’allerta.

Come funziona il Programma di “confidenze” ideato dal fisco – Uno speciale ufficio dell’Amministrazione riceve messaggi registrati, o inviati via mail, dei potenziali informatori. Nel messaggio è segnalata, con ricchezza di particolari, e ben articolata, la pratica illecita messa in atto dall’azienda per cui si lavora. A questo punto, un team di specialisti del Fisco decide se condurre di fronte a un giudice determinate denunce o se scartarle perché irrilevanti, anzi, immotivate, cioè inconsistenti. Se in giudizio l’Irs ha successo, al confidente andrà pagata una somma che varia, a seconda dell’importanza della segnalazione trasmessa all’Irs, tra il 15 e il 20% di quanto il contribuente, in questo caso l’impresa, sarà chiamata a rifondere all’erario in termini di imposte evase, interessi e sanzioni. Comunque, all’informatore spetta una somma non inferire a 200mila dollari. Supponiamo che il successo in giudizio dell’Irs conduca al recupero di 10milioni di dollari, in questo caso al confidente potrebbe andare una somma oscillante tra i 2 milioni di dollari e il milione e mezzo. Comunque, la norma prevede anche che l’Agenzia delle Entrate proceda di fronte a una corte, a un giudice tributario, soltanto nei casi in cui le somme attese in ingresso, recuperate in caso sia l’Amministrazione a prevalere, risultino superiori ai 2 milioni di dollari. Sotto questa somma l’eventuale denuncia del confidente resta inevasa.

Confidenze fiscali da 1,7 miliardi di dollari – I numeri dell’impiego del  whistleblowing sono estremamente significativi. In cinque anni, dal 2009 al 2013, il frutto dell’evasione e dell’elusione ricondotto nelle casse dell’erario statunitense è stato pari a 1,7 miliardi di dollari. In pratica, nello stesso periodo il numero delle denunce e dei report presentati da migliaia di dipendenti, per lo più di aziende e multinazionali, sono stati in totale 53mila e di questi circa 22mila hanno ricevuto risposta dall’Irs. Naturalmente, la procedura, data la complessità e la sensibilità delle tematiche toccate, è estremamente rigorosa. Le denunce, corredate da fascicoli e da documenti, sono sottoposte al vaglio di operatori ed esperti dell’Amministrazione finanziaria. Al termine delle analisi e degli approfondimenti necessari, che possono durare per giorni ma anche per anni, massimo tre, si decide se aprire o chiudere il caso. Generalmente, le ragioni d’una eventuale cancellazione del fascicolo da parte dell’Irs possono variare dall’insufficienza di quanto presentato dal whistlblower potenziale, dal fatto che è già in corso un controllo sullo stesso soggetto segnalato, oppure, nel caso in cui non si reputi più utilizzabile il materiale presentato. La selezione, alla prova dei fatti, è rigorosa, dato che solo poche centinaia di casi, 600 ad oggi, risultano accettati, aperti e chiusi con successo, e questo a monte di 53mila confidenze iniziali, in ingresso.

Quanto vale una confidenza al fisco? – Tanto per incominciare, nel 2013 ai confidenti sono stati pagate somme pari a 53 milioni di dollari, mentre nel 2012 l’esborso è stato di 128 milioni di dollari, nel 2011 di 8 milioni di dollari, nel 2010 di 19 milioni di dollari e nel 2009 di quasi 6 milioni di dollari. Dunque, complessivamente sono stati versati più di 200 milioni di dollari nel corso d’un quinquennio. Bene, ma quanto è stato recuperato dall’evasione e dalle frodi fiscali grazie alle confidenze, o collaborazioni, fornite da centinaia di informatori? Una cifra inattesa che fa riflettere molti, più di 1 miliardo e mezzo di dollari. Esattamente quanto sarebbero in grado di recuperare 10mila detective del fisco, sui 130mila di cui dispone l’Amministrazione finanziaria, nello stesso periodo di tempo. Tecnicamente, considerando anche il costo d’ogni singolo dipendente, il programma a misura di confidenza ha determinato un recupero di somme evase extra e a costo quasi pari a zero. Tanto che alcuni ricercatori universitari, anche professori affermati, iniziano a pensare che questo metodo, considerato più etico che profittevole, una volta esteso e generalizzato potrebbe condurre a una lotta all’evasione fondata più su meccanismi civili, e sociali, che non puramente tecnico-amministrativi. Insomma, una rivoluzione nel rapporto fisco-contribuenti. Comunque, il programma funziona, a oggi, e quindi l’iniziativa continuerà.

Quanti sono i confidenti del Fisco? – Pochi, tanti, difficile conoscere la reale misura del fenomeno. L’unica certezza, numerica, è nelle segnalazioni che il Fisco ha fatto proprie, escludendo quindi quelle scartate. A conti fatti, gli informatori sono stati, almeno quelli promossi, 335 nel 2013 e 332 nel 2012. Sempre intorno ai 300 sia nel 2011 sia nel 2010. Insomma, di sicuro sono più di mille, una piccola task force pro-Fisco.

 

 

 

 

 

FONTE: Fisco Oggi – Rivista Telematica dell’Agenzia delle Entrate

AUTORE: Stefano Latini

 

 

 

 

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