UE: guerra ai paradisi fiscali: asse Italia/Germania/Francia

lentepubblica.it • 4 Dicembre 2014

Stop alla concorrenza sleale in campo fiscale e alle pratiche aggressive. È quanto chiedono a gran voce i ministri dell’Economia di Italia, Francia e Germania che, nei giorni scorsi, hanno inviato una lettera al commissario europeo alla fiscalità, Pierre Moscovici, per chiedergli l’emanazione di una direttiva ad hoc, entro la fine del 2015, che preveda una serie di misure volte ad assicurare una maggiore trasparenza e impedire alle multinazionali di trasferire i profitti in giurisdizioni fiscali diverse da quelle in cui viene realizzato effettivamente il reddito, allo scopo di minimizzare gli oneri fiscali.

I vantaggi fiscali dei regimi agevolati
Oggi, infatti, molte imprese scelgono di fissare o trasferire la propria sede fiscale in Paesi che offrono regimi agevolati, pagando quindi meno tasse, sottraendo risorse ai bilanci nazionali degli Stati membri e alimentando di fatto una concorrenza sleale a discapito delle imprese concorrenti; un comportamento che danneggia il funzionamento del mercato interno stesso e la libertà garantita dai trattati.
“C’è un forte bisogno di azione reale e dobbiamo prendere ogni misura, insieme, per assicurare trasparenza e tassazione equa” si legge nella lettera che i ministri Pier Carlo Padoan, Michel Sapin e Wolfgang Schäuble hanno inviato pochi giorni fa al commissario europeo Pierre Moscovici. “La mancanza di armonizzazione fiscale in Ue è una delle principali cause che rendono possibili le pratiche fiscali aggressive, l’erosione della base imponibile e lo spostamento dei profitti (i cosiddetti BEPS, base erosion and profit shifting)”.

Una direttiva globale anti BEPS
Per i tre ministri il fattore fondamentale è la tempestività: considerato che i limiti della concorrenza fiscale consentita si sono spostati, è necessario agire nel più breve tempo possibile, adottando un set di regole comuni e vincolanti sulla tassazione d’impresa da applicare per tutti i Paesi che fanno parte dell’Ue. Questo, sostengono, è possibile solo con una direttiva anti BEPS globale, che i 28 Stati dovrebbero approvare entro la fine del 2015 e che dovrebbe assicurare che a livello europeo i benefici fiscali non siano ottenuti attraverso accordi inappropriati.

Unanime la posizione contro i paradisi fiscali
I tre ministri tuonano forte anche contro i paradisi fiscali: “L’Unione europea deve proteggere il suo mercato interno dall’evasione che sfrutta i paradisi fiscali” si legge nella parte finale del documento.“La direttiva sarà il modo per aggiustare la questione attraverso contromisure nei confronti di quelle giurisdizioni il cui comportamento favorisce la non trasparenza e la tassazione aggressiva”.
Diversi i progressi fatti nell’ultimo periodo in questo ambito, anche grazie alla spinta dell’Italia che detiene la presidenza europea di turno, ma occorre fare ancora di più. Durante questi mesi, infatti, il Consiglio Economia e Finanza guidato da Pier Carlo Padoan ha affrontato i temi della trasparenza e della lotta alla evasione ed elusione fiscale, raggiungendo risultati importanti, come l’accordo politico per avviare lo scambio automatico di informazioni fiscali tra gli Stati membri che sarà formalizzato con l’adozione al Consiglio Ecofin del 9 dicembre della proposta di revisione della Direttiva sulla cooperazione amministrativa.
Nel corso del prossimo incontro potrebbe inoltre essere raggiunta l’intesa anche per l’introduzione di una clausola anti-elusiva nell’ambito della direttiva che regola le distribuzioni di profitti tra società-madre e società-figlia all’interno di gruppi aziendali, in modo da ridurre i margini per pratiche di pianificazione fiscale aggressiva.
La lettera è stata accolta favorevolmente da Pierre Moscovici, che ha promesso una risposta nei prossimi giorni.

 

 

FONTE: Fisco Oggi – Rivista Telematica dell’Agenzia delle Entrate

AUTORE: Fabio Brocceri

 

 

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