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Politiche fiscali sugli immobili efficaci: un esempio da New York

lentepubblica.it • 1 Luglio 2015

New YorkSono oltre 1 milione le proprietà, interi edifici o residenze singole, ad uso abitativo, commerciale o riservate all’erogazione di servizi ad hoc per determinate categorie di cittadini, per esempio, veterani o cittadini in povertà, su cui la Grande Mela si poggia, concretamente, anzi, materialmente.

 

A indicarlo è il Department of Finance (DOF) della città di New York, una sorta di Agenzia delle Entrate o di Dipartimento fiscale che gestisce le entrate della City.
Un vero e proprio “Impero del mattone” come riportato in diversi studi, analisi e report ufficiali condotti nel corso degli anni da autorità statali, cittadine o federali. Al dunque, un vero e proprio tesoro dal quale attingere risorse preziose utili al finanziamento del bilancio cittadino.

 

Tra i dati che descrivono con maggiore chiarezza la misura della ricchezza in gioco è quello che si riferisce al valore di mercato complessivo del mattone newyorchese, quasi 1000 mld di dollari, 906mld per essere precisi. In realtà, considerando le esenzioni, parziali o totali, rivolte a categorie abitative popolari, e tenendo conto del fatto che il valore effettivo degli immobili soggetti a tassazione è di fatto ridotto per legge del 60% circa, al dunque il valore dell’imponibile su cui è applicata l’imposta sulla proprietà si riduce a 182 mld di dollari. Una somma significativa, per i conti cittadini.

 

La proprietà della Grande Mela tassata al 12% – Se 1000 miliardi di dollari offre la visione extra-large della ricchezza di New York, l’aliquota del 12% che a questo tesoro è annualmente applicata dalle Entrate della City incarna l’elevato grado di attenzioni fiscali che un simile tesoro stimola. In dettaglio, anche quest’anno per effetto della tassazione il bilancio newyorchese ha potuto contare su di un gettito record, l’ennesimo, pari a 22,5 mld di dollari. Se consideriamo il trend delle entrate derivanti dall’imposta sulla proprietà, per esempio, a partire dal 2010, la somma totale raggiunge i 119 mld di dollari. In pratica, la proprietà è un vero “lusso”, almeno a New York e a determinate condizioni. E forse è questo il motivo che spiega il livello non certo alto nella distribuzione della proprietà, mentre permane tradizionalmente elevato il numero dei residenti in affitto.

 

Le proprietà commerciali le più tassate –  Basta scorrere i dati per avere ben chiaro su quale tipologia di proprietà e di immobili il fisco esercita una pressione maggiore. Quasi 10 mld di dollari del totale provengono da spazi e locali riservati ad uffici o da vetrine, edifici e centri commerciali. Se la cavano gli Hotel, in controtendenza, ma in solitudine. Naturalmente, anche per le proprietà, unità abitative e prime residenze, l’imposta sulla proprietà mostra una incidenza  significativa, in valore relativo, non assoluto, visto che il gettito si ferma al di sotto dei 10 mld di dollari. Insomma, gli spazi commerciali, o dedicati al business, si dividono, con le abitazioni, il peso dell’imposta sulla proprietà.

 

Profilo di chi evade l’imposta sulla proprietà – Innanzitutto, il numero di chi evade, all’incirca 72mila cittadini. A seguire, il quantum evaso ogni anno, 305 mln di dollari. In termini percentuali, le somme sottratte da chi dribbla l’imposta sulla proprietà sono pari all’1,5%  del gettito totale. Dove risiede chi evade? A Brooklyn sono in 25mila, mentre nel Queens sono quasi 23mila, e per finire, 8.504 vivono nel Bronx e quasi 8mila alloggiano a Manhattan. Dunque, una distribuzione scarsamente proporzionale, almeno rispetto alla popolazione residente nei singoli distretti urbani citati. Sul versante delle somme evase, la palma d’oro spetta a Brooklyn, 91 i mln di dollari che mancano all’appello, e a seguire, in seconda posizione, Manhattan, dove i milioni introvabili sono 80. Incrociando i dati, salta agli occhi come mentre nelle aree ricche di Manhattan il tasso di evasione medio dell’imposta di proprietà, tra chi evade, è pari a 10mila dollari, a Brooklyn , più popolare come quartiere, si scende a una media pro-capite di 3.600 dollari. La ricchezza conta, anche quando si evade, anzi, soprattutto quando si evade.

Fonte: Fisco Oggi, Rivista Telematica dell'Agenzia delle Entrate - articolo di Stefano Latini
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