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Chiarimenti sulla razionalizzazione delle società partecipate

lentepubblica.it • 25 Marzo 2015

istat_societa_partecipatePubblichiamo la prima nota Anci sulle disposizioni in materia di ambiti territoriali ottimali nonché di aggregazioni e razionalizzazioni delle società partecipate, di cui alla legge 190/2014 (legge di stabilità 2015).

 

Prima nota sulle disposizioni in materia di ambiti territoriali ottimali nonché di aggregazioni e razionalizzazioni delle società partecipate, di cui alla legge 190/2014 (legge di stabilità 2015).

 

Le disposizioni dei commi da 609 a 616 della legge di stabilità 2015, contengono importanti novità in materia di società partecipate, e risultano di significativo impatto per gli enti locali.

 

Le nuove norme intervengono, sia fissando obblighi e procedure per l’affidamento dei servizi pubblici locali rispetto agli ambiti territoriali (modificando ed integrando le norme dell’ex art. 3 bis del dl 138/2011 s.m.i.) che prevedendo – attraverso specifiche misure – interventi volti ad incentivare le aggregazioni aziendali nonché a disciplinare procedure di razionalizzazione delle partecipazioni attraverso l’adozione di specifici Piani, da parte delle amministrazioni individuate dalla stessa normativa.

 

Di questo “pacchetto” legislativo però è necessario approfondire e chiarire alcuni aspetti critici che potrebbero prestarsi a letture e comportamenti difformi, sicuramente non auspicabili al fine del raggiungimento degli obiettivi previsti e della certezza dell’azione amministrativa.

 

In relazione al primo aspetto, è necessario evidenziare che, in via generale, i commi in questione rendono obbligatoria, prevedendo una specifica tempistica, l’adesione dei Comuni agli enti di governo degli ambiti, come definiti dalle Regioni, e dispongono una specifica procedura per l’affidamento – a livello di ambito territoriale dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, compresi quelli appartenenti al settore dei rifiuti – che deve essere effettuato attraverso la pubblicazione, da parte dell’ente di governo dell’ATO della relazione pre-affidamento (prevista dall’articolo 34 c. 20 del dl 179/2012 s.m.i.), corredata da un piano economico-finanziario con le relative modalità di finanziamento, asseverato da un istituto di credito o equipollente, che deve contenere la proiezione dei costi, dei ricavi, degli investimenti e dei relativi finanziamenti.

 

Rispetto invece ai vincoli, resi ancora più stringenti nel caso di affidamento in house da parte dell’ente di governo dell’ambito, vi sono problemi inerenti l’esatta identificazione della quota da accantonare, nei termini di legge, nel bilancio degli enti locali proprietari.

 

La Corte dei Conti nell’Audizione del 3 novembre 2014 sul “DDL Stabilità per l’anno 2015” svolta presso le Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, aveva rilevato che Onde evitare che da investimenti di capitale proprio possano derivare rischi di perdite che si riverbererebbero sul bilancio degli enti proprietari, gli stessi sono tenuti ad accantonare in bilancio pro quota una somma pari all’impegno finanziario corrispondente al capitale investito.

 

 

Per consultare il testo completo della nota, scaricate il documento in allegato a questo articolo.

Fonte: ANCI - Associazione Nazionale Comuni Italiani
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