Per il FMI le politiche fiscali sarebbero d’aiuto alla creazione di nuovi posti di lavoro

lentepubblica.it • 15 Ottobre 2014

A interrogarsi sul ruolo fondamentale nel supportare le riforme del mercato è uno studio pubblicato di recente.

Possono le politiche fiscali favorire la creazione di nuovi posti di lavoro? E in che modo? Questa la domanda a cui cerca di rispondere il Fiscal monitor di ottobre pubblicato dal Fondo Monetario internazionale. La conclusione è sintetizzata delle parole con cui Vito Gaspar, Capo del Dipartimento degli Affari fiscali dell’organizzazione di Washington, presenta la ricerca: “Il Fisco può supportare crescita e mercato del lavoro, contenendo il livello del debito pubblico, rendendo più efficienti gli investimenti pubblici e facilitando le riforme strutturali”.

Disoccupazione, problema globale
Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per il lavoro, oltre 200 milioni di persone al mondo sono attualmente senza lavoro e altre 13 milioni si aggiungeranno entro il 2018. A preoccupare è soprattutto la disoccupazione giovanile, che in alcuni Paesi europei supera il 50%.
Secondo il report del Fondo, la leva fiscale può giocare un ruolo fondamentale nel supportare riforme del mercato del lavoro che, sostengono gli studiosi dell’Organizzazione con sede a Washington, in alcuni Paesi europei sono urgenti e necessarie.
Le ricette, ovviamente, sono differenti a seconda delle realtà nazionali. L’impatto della leva fiscale sul mercato del lavoro, infatti, dipende da una serie di variabili: lo stato dell’economia del Paese, l’interazione con altri fattori macroeconomici, in modo in cui è strutturato il mercato del lavoro.
Ma lo studio del Fmi indica sostanzialmente tre direttive generali. In primo luogo le politiche fiscali possono creare le giuste condizioni macroeconomiche, come, ad esempio, mantenere adeguato il livello del debito, per supportare l’attività produttiva e il mercato del lavoro.
Ma il Fisco può fare anche di più. Può sostenere le riforme del mercato del lavoro messe in campo dai Governi, aiutando a costruire il consenso attorno alle nuove norme. In alcuni casi, infatti,un momentaneo allentamento della pressione fiscale può assorbire nel breve periodo i costi di una nuova riforma del mercato del lavoro.
Il Fondo indica anche una terza via con cui la leva fiscale può aiutare la creazione di nuova occupazione, attraverso l’adozione di apposite misure destinate a specifici segmenti della popolazione. Ad esempio, la riduzione dei contributi sul lavoro può favorire l’occupazione giovanile. Lo studio del Fmi analizza anche le misure migliori da adottare per incentivare l’occupazione femminile, tra cui una minore tassazione sui redditi più bassi e benefici fiscali a vantaggio delle famiglie e delle spese sostenute per l’infanzia.
Nei Paesi in via di sviluppo, invece, e nei mercati emergenti, i Governi dovrebbero impegnarsi a ridurre alcune barriere di tipo fiscale e amministrativo, fornendo servizi pubblici e offrendo un accesso più ampio al credito e alla formazione professionale. Tutto questo andrebbe a vantaggio della creazione di nuova occupazione, dell’aumento dei redditi da lavoro e della produttività.

L’Italia sotto la lente d’ingrandimento
Anche il rapporto tra Fisco italiano e mercato del lavoro finisce sotto la lente degli studiosi del Fmi. Nell’ultimo country report dedicato al nostro Paese, l’Organizzazione di Washington evidenzia tra i punti deboli dell’economia italiana la struttura dell’attuale mercato lavorativo e il sistema fiscale. Secondo il report, il Governo italiano dovrebbe urgentemente intervenire per incentivare la creazione di nuovi posti di lavoro anche utilizzando la leva fiscale, attraverso la diminuzione delle tasse su capitale e lavoro. Maggiori investimenti pubblici e spending review come parte integrante del bilancio rappresenterebbero, inoltre, ulteriori strumenti di rilancio dell’economia italiana.

 

FONTE: Fisco Oggi – Rivista Telematica dell’Agenzia delle Entrate

AUTORE: Alessandra Gambadoro

 

riforma fiscale, pressione fiscale

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