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Una piattaforma Ue per contrastare il sommerso a livello comunitario

lentepubblica.it • 23 Aprile 2014

La proposta della Commissione europea per scoraggiare un fenomeno che mette in grave pericolo la salute e la sicurezza dei lavoratori e si traduce in elusione contributiva a danno delle imprese. Ispezioni congiunte e condivisione di informazioni e database alcune delle strategie che saranno utilizzate per raggiungere l’obiettivo

Una piattaforma comune tra i paesi dell’Ue per contrastare e scoraggiare la pratica del sommerso. A proporla è la Commissione europea, che punta a riunire diversi organismi nazionali con l’obiettivo di contrastare un fenomeno che – oltre a tradursi in elusione contributiva a danno delle aziende – mette in grave pericolo la salute e la sicurezza dei lavoratori. Ora la proposta della Commissione sarà inviata a Parlamento europeo e Consiglio per essere adottata.

I dati allarmanti dell’indagine Eurobarometro. Secondo un’indagine Eurobarometro, nel 2012 circa un cittadino europeo su dieci ha acquistato beni o servizi legati al lavoro sommerso mentre il 4% ha svolto un lavoro in nero – quindi lecito – ma non dichiarato alle autorità. Infatti, in base alla definizione utilizzata dalla Commissione europea dal 1998, si ritiene lavoro sommerso “qualunque attività lecita, retribuita, ma non dichiarata alle autorità pubbliche, tenendo conto delle diversità all’interno dei singoli Stati membri”. Ovviamente questa accezione esclude le attività criminali individuate come tali all’interno di ciascuna normativa nazionale.

“Lavoratori privati della protezione sociale”. “Il lavoro sommerso priva i lavoratori della protezione sociale, mette a rischio la loro salute e sicurezza e abbassa gli standard lavorativi – ha commentato László Andor, Commissario Ue responsabile per l’Occupazione, gli affari sociali e l’inclusione – Pregiudica, inoltre, la concorrenza leale tra le imprese e fa vacillare la sostenibilità delle finanze pubbliche e dei sistemi di sicurezza sociale. In conclusione, sono tutti a perderci. Questo è il motivo per cui la Commissione è pienamente impegnata a sostenere gli Stati membri nella lotta contro questa piaga al fine di proteggere i lavoratori, creare condizioni eque per le imprese e salvaguardare i gettiti fiscali”.

L’Inail in prima linea con attività strategiche di business intelligence.Si tratta di un ambito – quello del contrasto al lavoro sommerso – in cui l’Inail ha rafforzato e consolidato negli anni le proprie competenze attraverso una strategia basata sul potenziamento dell’attività di business intelligence e l’informatizzazione del sistema di vigilanza. Competenze che hanno portato a un miglioramento costante dei risultati delle ispezioni finalizzate all’emersione del sommerso e al recupero degli oneri contributivi elusi dalle imprese. Inoltre l’Istituto, al fine di approfondire la conoscenza del fenomeno, ha realizzato la banca dati “Osservatorio dei lavoratori regolarizzati”, che evidenzia il numero delle aziende ispezionate e lo pone in relazione con alcune variabili, tra cui la dimensione aziendale e il settore di attività.

Strumenti condivisi e ispezioni congiunte. Come affrontare, dunque, la problematica del lavoro autonomo fittizio e del lavoro sommerso nelle filiere dei subappalti? Come implementare gli scambi di dati e far dialogare le amministrazioni nazionali? Quali le campagne europee e le strategie territoriali più efficaci da adottare? Sono solo alcuni dei quesiti a cui la piattaforma si propone di dare risposte concrete, elaborate attraverso un lavoro di condivisione di informazioni e best practice, di formulazione di principi comuni e promuovendo l’adozione di ispezioni congiunte. Con questa proposta la Commissione ha voluto dare rilievo al valore e alla necessità della partecipazione congiunta degli Stati membri perché – fino a oggi – il tema del lavoro sommerso era stato affrontato in modo non coordinato. Ispettorati del lavoro e della sicurezza sociale, autorità fiscali, autorità preposte alle politiche migratorie e tutti gli altri stakeholder, come i rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori a livello di Ue, saranno coinvolti nella piattaforma con l’obiettivo di mettere in campo strategie condivise per contrastare il fenomeno.

FONTE: Inail

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