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Pignoramento Prima Casa 2019: in quali casi è possibile?

lentepubblica.it • 5 Giugno 2019

pignoramento-prima-casa-2019Pignoramento Prima Casa 2019: ecco in quali casi questo può accadere, nonostante il diritto italiano comunque ragioni in modo molto restrittivo in questo senso.


Pignoramento Prima Casa 2019. Risulta possibile subirlo?

La prima casa, nonostante la sua sacralità per la legge italiana, non sempre è inattaccabile. Può essere potenzialmente pignorata, cioè oggetto di una procedura esecutiva. Che comunque ha delle regole diverse rispetto a un pignoramento di conti correnti.

Ma in quali casi questa fastidiosa eventualità si può verificare?

L’istituto del pignoramento prima casa

Le possibilità che un immobile sia oggetto di pignoramento cambiano in base alla tipologia di creditore e alle diverse condizioni che si possono riscontrare di volta in volta.

Per la legge italiana, infatti, c’è creditore e creditore:

  • oltre al fisco (rappresentato da Equitalia o Agenzia delle Entrate Riscossione);
  • ci sono le banche e le finanziarie;
  • i familiari (come ad esempio l’ex coniuge che non ha ricevuto il mantenimento o un figlio che non è stato riconosciuto);
  • e la controparte di un processo che ha vinto una causa contro il debitore.

È altrettanto noto che l’Agente della Riscossione esattoriale – uno per tutti: Agenzia Entrate Riscossione – non possa pignorare la prima casa. Quindi nel primo caso il pignoramento della prima casa nel 2019 non è possibile.

L’istituto della impignorabilità della prima casa è stato introdotto nel nostro ordinamento dal decreto del fare n. 69/2013 (convertito con modificazioni dalla L. 9 agosto 2013, n. 98). Il decreto, attraverso l’art. 52, comma 1, lettera g), ha modificato l’art. 76, comma 1 del D.P.R 602/1973 “Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito” .

E negli altri casi?

La risposta è molto differente.

Ciò detto: tutti gli altri creditori, possono pignorare e proseguire il processo esecutivo fino alla vendita dell’unico immobile del debitore.

Quindi banche e finanziarie, familiari e chi ha vinto la causa contro il debitore possono operare il pignoramento prima casa 2019 senza alcun problema.

In questi casi la casa è pignorabile poiché il divieto di pignorabilità è volto soltanto agli agenti di riscossione. 

Pignoramento Prima Casa 2019: le novità per quest’anno

L’art.4 del D.L. n. 135/2018 (c.d. Decreto Semplificazioni), ha introdotto  l’allungamento dei tempi per l’estinzione delle rate di debito. Ma non solo.

Sono stati raddoppiati anche i giorni di tolleranza in caso di omesso o ritardato versamento delle rate di debito. Inoltre è stata semplificata la possibilità di convertire l’atto sostituendo al bene mobile o immobile pignorato una somma di denaro.

Laddove il pignoramento riguarda beni immobili o cose mobili, il giudice con la stessa ordinanza può disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore versi a rate, entro il termine massimo di quarantotto mesi (anziché trentasei) la somma determinata per la conversione.

In caso di omissione o di ritardo di oltre trenta giorni (e non più quindici giorni) nel pagamento, le somme già versate entreranno a far parte dei beni pignorati.

Ricordiamo che chi non paga le cartelle di pagamento entro 60 giorni dal loro ricevimento può subire l’ipoteca sulla casa e il successivo pignoramento.

Perché possa essere iscritta ipoteca è necessario che:

  • siano decorsi 60 giorni dalla notifica della cartella senza pagamento o opposizione;
  • sia stato inviato un preavviso di ipoteca 30 giorni prima dell’iscrizione dell’ipoteca;
  • il debito complessivo per cartelle esattoriali notificate e non pagate sia almeno di 20mila euro.

Come evitare il pignoramento?

Prima di giungere al pignoramento della prima casa da parte della banca, una soluzione potrebbe essere quella di procedere per altre vie e prendere in considerazione l’ipotesi, magari, di vendere l’immobile per saldare il debito e lasciare, in ogni caso, una somma che permetta di andare avanti.

Oltre a trovare un accordo con il creditore – accordo che, di norma, è sempre percorribile, attesa l’incertezza, i costi e i tempi legati alla procedura esecutiva immobiliare – è possibile sperare che, dopo alcune aste, il bene non venga venduto.

In tal caso, vengono in soccorso due strumenti:

  • la sospensione dell’esecuzione
  • la definitiva estinzione dell’esecuzione

In più il debitore può sempre pagare una parte del debito spontaneamente per far scendere il tetto sotto i 120mila euro e così far venire meno una delle condizioni per il pignoramento.

Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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