Riforma Costituzionale: per ANCI servono più sindaci e amministratori locali in Senato

lentepubblica.it • 24 Ottobre 2014

“Il nostro giudizio sulla riforma costituzionale è nel complesso positivo, ma ci sono criticità dal punto di vista della rappresentanza. Avremmo voluto che il Senato delle Autonomie fosse più orientato verso i Comuni che verso le Regioni, per questo chiediamo che i sindaci delle Città metropolitane e dei capoluoghi di Regione siano membri di diritto della nuova Assemblea”. Lo ha ribadito il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, nel corso dell’audizione che l’Anci ha svolto in commissione Affari Costituzionali della Camera, che sta esaminando il ddl costituzionale sul superamento del bicameralismo perfetto e la revisione del titolo V della Carta Costituzionale.

Per Ricci “l’iniziativa riformatrice avviata dal governo è condivisibile e va sostenuta con determinazione”, anche perché “la fine del bicameralismo renderà le istituzioni rappresentative più consone ai tempi di decisione necessari per fare fronte alle emergenze legate alla crisi economica e sociale”.

Tuttavia, il sindaco di Pesaro ha ricordato come la riuscita del processo riformatore sia legato a doppio filo al tema delle risorse. “Una volta deciso di togliere le funzioni alle province, dobbiamo capire come gestire la fase di transizione che al momento sta in capo ai Comuni anche se le risorse non sono sufficienti”, ha argomentato Ricci riferendosi alla discussione in corso sulla Legge di stabilità.

Più in generale, l’associazione  ritiene che la riforma della seconda Camera è utile anche “per superare la ‘crisi di legittimazione’ del Parlamento da più parti denunciata”. Questo in virtù “dell’assegnazione allo stesso di un di più di ‘legittimazione sostanziale’, compiendo un passo verso il superamento di quelle ‘vite parallele e separate’ che animano il rapporto Parlamento-Governo e il rapporto Governo-Regioni- Province e Comuni”.

Secondo i Comuni sono almeno tre le ragioni che militano a favore di un ripensamento del Senato: “Rendere più rapido il procedimento di formazione della legge; adeguare l’iter legislativo e il sistema delle fonti al mutato quadro istituzionale con la rappresentanza politica ed istituzionale di Comuni, Città metropolitane e Regioni al centro; ed infine mettere ordine nella confusa ripartizione delle competenze legislative fra Stato e Regioni, anche per arginare la proliferazione del contenzioso costituzionale”.

Quanto poi alla divisione delle competenze tra Stato e Regioni, l’Anci sollecita l’introduzione nel quadro costituzionale di una clausola di supremazia a favore dello Stato, sul modello di quanto previsto nell’ordinamento costituzionale tedesco. Accanto a questo, “proprio per garantire una migliore definizione dei rapporti tra competenza regionali e statali, chiediamo che sia allo stesso tempo prevista una clausola di cedevolezza secondo cui – evidenzia Ricci – si applica la legislazione statale vigente, sino a quando le regioni non legiferano”.

Infine, dal sindaco di Pesaro una considerazione sul tema della riorganizzazione delle Regioni: “Finora si è molto discusso del numero elevato degli 8 mila Comuni e, di certo, bisogna porsi il tema della dimensione ottimale, rafforzando gli incentivi alla formazione delle Unioni di Comuni. Ma se le Regioni devono diventare degli enti di programmazione e gestione – puntualizza Ricci – va aperta una discussione anche sulle Regioni ordinarie più piccole e su quelle a Statuto speciale”.

 

Consulta l’allegato: ANCI – Documento Audizione su Riforma Costituzionale

 

FONTE: ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani

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