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Quale Riforma per la Giustizia Tributaria?

Luciano Catania • 28 Gennaio 2019

riforma-giustizia-tributariaIl Parlamento sarà presto chiamato a discutere dei progetti di riforma della giustizia tributaria. Più che di modifiche del D. Lgs. n 546/1992 sembra il tentativo di istituire un’altra giurisdizione. Tutti i ddl presentati vanno verso la “professionalizzazione” dei magistrati tributari.


All’esperienza decennale ed alle competenze degli attuali giudici viene preferito il superamento di un colloquio di diritto tributario. I dubbi che generano i sei ddl attualmente presentati.

 

Riforma non è sinonimo di miglioramento e c’è il rischio che non lo sia nemmeno per la giustizia tributaria.

 

Al Parlamento stanno approdando proposte di legge (al momento sei) per cambiare le modalità di definizione delle liti tra il cittadino ed il fisco, ma non tutte i disegni hanno valutato l’impatto che potrebbero avere sul sistema e non è chiaro qual è il pubblico interesse che s’intende perseguire.

 

Con tutti i loro problemi, infatti, le Commissioni Tributarie sono riuscite ad assicurare, con un costo assai modesto, definizioni celeri delle controversie.

 

A motivare l’esigenza di una riforma sarebbero soprattutto alcuni casi di corruzione che hanno riguardato qualche giudice tributario non appartenente alla magistratura ordinaria. La cronaca, però, purtroppo, racconta di fatti corruttivi anche tra i giudici ordinari, contabili ed amministrativi e non saranno la “professionalizzazione” dei magistrati tributari (in molti casi coincidenti con i quelli ordinari) o un compenso più elevato ad eliminarla.

 

Non vi è dubbio che per i giudici tributari sia necessaria una continua e costante formazione e che l’esiguità della retribuzione costituisca un deterrente ad un investimento personale in termini di tempo e studio in un’attività che spesso è professionalmente secondaria.

 

Le proposte di legge vanno verso giudici tributari professionali da nominare con concorso.

 

I vincitori delle prove selettive verrebbero assegnati ai Tribunali tributari di primo grado ed alle Corti di appello tributarie, mentre verrebbe costituita un’apposita sezione della Corte di Cassazione. Molte proposte prevedono l’istituzione del giudice monocratico competente per le controversie di importo inferiore a trentamila euro e per le cause oggetto di reclamo e mediazione (la cui soglia, invece, è di cinquantamila euro e non si comprende perché vengano proposti limiti differenziati per il giudice monocratico).

 

Alla “professione” di giudici tributari si accederebbe per concorso (cosa che per altro già avviene anche se solo per titoli) e le sedi dei nuovi organismi, secondo qualcuno di questi ddl, verrebbero allocate presso i Tribunali ordinari e le Corti d’appello (che hanno già molti problemi relativi alla logistica).

 

Oltre ai titoli, i candidati verrebbero selezionati tramite una prova orale avente ad oggetto il diritto tributario. Nulla viene detto rispetto ai commissari di concorso. Presumibile il coinvolgimento di docenti universitari che, però, essendo spesso anche difensori del contribuente, finirebbero per selezionare i componenti del proprio collegio giudicante.

 

Ai giudici tributari “professionalizzati” si applicherebbe il trattamento economico del magistrato ordinario di prima nomina, con aumenti da stabilire in base alla mera anzianità di servizio.

 

Niente viene detto in merito al costo della riforma e della sua copertura finanziaria.

 

Poco è detto anche rispetto al personale attualmente in servizio presso le Commissioni Tributarie che dovrebbero (si può solo presumere) transitare all’ufficio di cancelleria dei giudici tributari presso i Tribunali ordinari e presso le Corti di appello. In uno dei ddl si parla di ruolo unico del personale degli uffici delle cancellerie territoriali e del segretariato generale della giustizia tributaria.

 

Poco o nulla è previsto rispetto ai giudici tributari attualmente in servizio. Un bagaglio di esperienze e competenze che verrebbero spazzate vie, per fare posto a nuovi giudici che si presumono più preparati solo in base ad un colloquio d’esame in diritto tributario.

 

In qualche disegno si parla di magistrati tributari, selezionati per concorso, affiancati da giudici tributari onorari monocratici che potranno decidere, però, solo cause con valore fino ai 3000 euro.

 

Il ddl sono carenti anche rispetto alla fase transitoria. I Tribunali tributari e le Corti di appello tributarie verrebbero insediate un anno dopo l’entrata in vigore della legge, oppure il primo gennaio 2020, e nello stesso momento verrebbero soppresse le attuali Commissioni. Tutti i giudizi pendenti verrebbero trasferite dalle Commissioni Tributarie Provinciali ai Tribunali tributari e dalle Commissioni Tributarie Regionali alle Corti di appello. Facile prevedere momenti di grande caos, con un rallentamento nella definizione delle controversie.

Fonte: articolo di Luciano Catania, segretario del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto (ME)
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