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Nuovi vincoli di spesa di personale dalla Riforma della Pubblica Amministrazione

lentepubblica.it • 10 Ottobre 2014

La riforma della pubblica amministrazione, approvata mediante la conversione definitiva in legge del D.L. 90/2014, introduce alcune modifiche sostanziali e rilevanti ai vincoli a cui sono sottoposte le amministrazioni pubbliche locali sottoposte al patto di stabilità in ordine alle spese di personale.

Il limite da rispettare, infatti, a partire dal 2014 non è più da individuare (in modo scorrevole) sulla base nell’ammontare delle spese sostenute nell’esercizio immediatamente precedente bensì in funzione delle spese medie sostenute nel corso del triennio 2011/2013.

Tali vincoli risultano così sono lievemente allentati rispetto al passato, tuttavia non attraverso una revisione dell’obiettivo di contenimento da perseguire, bensì mediante la modifica della base di partenza, destinata a condurre alla determinazione del limite che deve essere rispettato.

Se in precedenza, infatti, esso era individuato osservando la spesa dell’esercizio immediatamente precedente ora è previsto, mediante l’inserimento del comma 557-quater, che – a decorrere dal 2014 – gli enti assicurino, nell’ambito della programmazione triennale dei fabbisogni di personale, il contenimento delle spese di personale con riferimento al valore medio del triennio anteriore alla data di entrata in vigore della disposizione.

La novella, quindi, introduce due fondamentali novità.

La prima è legata al numero di esercizi presi in considerazione per la quantificazione del “tetto” da rispettare: in precedenza, il riferimento era annuale (esercizio immediatamente precedente) mentre ora il parametro deriva da una media su base triennale.

La soluzione così accolta, da un lato, ha il pregio di sterilizzare eventuali andamenti anomali (si pensi ai casi, piuttosto ricorrenti, delle spese per la sostituzione di personale in maternità) riferiti ad un particolare esercizio e, dall’altro lato, il vantaggio (a favore degli enti) di stabilire un tetto tendenzialmente più alto, in quanto destinato a incorporare, nell’ipotesi di rispetto dei vincoli, il maggiore plafond del primo e del secondo esercizio del periodo assunto.

La seconda, invece, è legata alla “logica” assunta, che risulta non più scorrevole (nel senso di aggiornare all’esercizio precedente il riferimento per delimitare il limite per l’esercizio successivo) bensì legata ad uno specifico arco temporale che che permane “bloccato” nel tempo, in modo consimile a quanto avviene già in relazione al blocco per le risorse destinate al trattamento accessorio (la cui “base” è il 2010).

A ben vedere, infatti, la legge esplicitamente precisa che occorre considerare il “valore medio del triennio precedente alla data di entrata in vigore della disposizione” e, di conseguenza, il valore medio delle spese di personale (nella configurazione di cui al comma 557) che si sono registrate nel corso degli esercizi 2011, 2012 e 2013.

Di conseguenza, tale grandezza, che permarrà nel tempo fino a nuove disposizioni, dovrà essere confrontata, in prima applicazione al 31 dicembre 2014 (e poi al termine di ciascun esercizio successivo) per riscontrare il rispetto del vincolo di riduzione della spesa di personale e l’esigenza, in caso di sforamento, di dare applicazione alle sanzioni corrispondenti al divieto di assunzione di personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia fattispecie contrattuale.

Quest’ultima scelta, tra l’altro, contribuisce a risolvere la problematica, più volte sollevata, del mancato raccordo proprio tra i “tetti” di spesa (soprattutto da quanto la Sezione delle Autonomie non ha valorizzato il ruolo di principio attribuito dalla normativa individuando un vincolo cogente) ed i margini assunzionali di volta in volta riconosciuti, con la difficoltà di utilizzare concretamente questi ultimi.

Essendo “bloccato” al triennio 2011/2013 il tetto, infatti, risulta nel tempo sostanzialmente fisso e consente assunzioni di personale, a fronte delle cessazioni intervenute nell’esercizio concluso (sulla base della percentuale di turn over ora stabilita e salvo il cumulo nel triennio), anche in presenza di un incremento delle spese di personale rispetto all’esercizio precedente ancorché inferiore alla media risultante dallo stesso triennio di partenza.

Del resto, non si può non evidenziare, la disposizione – letteralmente – fa riferimento ad una politica di “contenimento delle spese di personale” e non necessariamente di riduzione, a dimostrazione che (come già avviene per gli enti non soggetti al patto di stabilità interno) è possibile un andamento “altalenante” dell’aggregato della spesa di personale, che risulta comunque coerente con i vincoli di finanza pubblica nella misura in cui  rispetta il predetto limite fisso.

 

 

FONTE: www.entilocali.ilsole24ore.com

AUTORE: Marco Rossi

 

 

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