Tari 2021, il D.Lgs. 116/2020 richiede un nuovo aggiornamento del regolamento

Pier Paolo Dezzani • 10 Febbraio 2021

tari-2021-d-lgs-116-2020Nell’elenco delle tante proroghe di cui tutti erano in attesa figurava anche quella relativa all’adozione delle novità previste dal D.Lgs. 116/2020, che in attuazione della direttiva UE 2018/851 e della direttiva (UE) 2018/852, ha modificato la definizione di rifiuto urbano contenuta nel Testo Unico Ambientale.

La TARI 2021

Anche questa proroga, come tante altre, al momento non è arrivata, confermando quindi l’applicazione dal 1° gennaio 2021 di una norma che prevede al suo interno disposizioni che andranno ulteriormente a stravolgere un settore, quello della gestione dei rifiuti, che negli ultimi tempi ha già subito le ripercussioni di un quadro normativo in continua evoluzione (si veda per ultima l’introduzione da parte di Arera del nuovo metodo tariffario per l’elaborazione dei piani economici finanziari Tari).

Abrogazione del concetto di rifiuti assimilati agli urbani e della possibilità da parte dei Comuni di andarne a normare la gestione con proprio regolamento, poca chiarezza sul regime da applicare alle attività industriali, attività agricole, anche per connessione, non più assoggettabili alla tassa rifiuti, facoltà per le utenze non domestiche di conferire i propri rifiuti senza doversi avvalere del servizio pubblico, queste le criticità presenti nel decreto e che dovranno essere affrontate dai Comuni.

Gli uffici tributi alle prese con il regolamento TARI

Gli uffici tributi infatti saranno nuovamente chiamati a rivedere il regolamento Tari, (ricordiamo tra l’altro che il D.Lgs. 116/2020 si è preoccupato di aggiornare l’art. 283 del D.Lgs. 152/2006, senza andare a modificare la L.147/2013, norma di riferimento per l’applicazione della Tassa Rifiuti), andando ad aggiornare tutte le disposizioni inerenti all’assimilazione dei rifiuti e alle attuali riduzioni per l’avvio al riciclo, che dovranno essere trasformate in riduzioni per le utenze non domestiche che decideranno di avviare privatamente al recupero frazioni di rifiuti urbani. Proprio su questo punto bisognerà anche definire le modalità, e soprattutto le tempistiche, per la presentazione della relativa dichiarazione, al fine di permettere gli enti di aggiornare in tempo utile le banche dati e predisporre un impianto tariffario che preveda la copertura integrale dei costi efficienti inseriti nel PEF.

Come si può facilmente intuire le difficoltà all’orizzonte non sono poche, soprattutto in un periodo delicato come quello che stiamo vivendo, in cui sarebbe preferibile riuscire ad evitare ulteriori carichi per gli uffici comunali e maggiori prelievi nelle tasche dei cittadini (il rischio è che i costi del servizio ricadano in maniera più marcata sulle utenze domestiche). Per questo motivo la stessa ANCI si auspica che venga accolto l’emendamento proposto al Decreto milleproroghe con cui è stata richiesta una proroga all’entrata in vigore delle nuove disposizioni, così da poter concedere più tempo ai gestori del servizio per un graduale adeguamento delle attività operative e nello stesso tempo veder definito con maggiore chiarezza il contesto normativo.

Nel frattempo qualche chiarimento è arrivato dal dipartimento delle Finanze attraverso le risposte rilasciate in occasione di Telefisco 2021, svoltosi in data 28 gennaio 2021, che sono qui consultabili.

 

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Fonte: articolo di Pier Paolo Dezzani
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