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La Tasi colpisce le case piccole

lentepubblica.it • 22 Maggio 2014

Chi perde e chi vince alla lotteria della Tasi ? Il premier Matteo Renzi ieri ha detto che «nella maggioranza dei casi sarà più bassa dell’Imu, ma decidono i sindaci», e in effetti tutto dipende dalle scelte locali: che in molti casi rischiano di colpire soprattutto le case di valore medio-basso, cioè la maggioranza. Il confronto, per chi possiede un’abitazione principale, va fatto con l’Imu del 2012, quando l’imposta gravava anche su questa tipologia. Mentre la provvisoria scomparsa dell’Imu sull’abitazione principale, nel 2013, non fa testo, dato che la Tasi serve proprio a recuperare quanto perduto.
I sistemi di calcolo dell’imposta (si veda anche l’esempio in fondo alla pagina) per Tasi e Imu sono identici: si parte dalla rendita catastale, la si aggiorna aumentandola del 5 per cento, la si moltiplica per 160 (il coefficiente stabilito per le abitazioni) e il risultato è la «base imponibile», sulla quale applicare l’aliquota Imu o quella Tasi . Il calcolo, certo, non è semplice, ma ormai, dopo tre anni di Imu, i contribuenti ci hanno fatto il callo.

L’abitazione principale
Il risultato è negli esempi qui accanto, costruiti sulla base delle delibere di dieci capoluoghi di provincia già pubblicate nel censimento delle Finanze. E i numeri confermano che i rincari derivanti dall’applicazione della Tasi sull’abitazione principale, rispetto all’Imu 2012, sono in proporzione più gravosi sulle case “povere” che su quelle “ricche”.
Il confronto, infatti, va fatto tra gli esempi delle case di categoria A/4, che sono bilocali di 50-60 metri quadrati in immobili “popolari”, e quelli delle abitazioni “civili” di categoria A/2 (un gradino solo sotto quelle “signorili” di 120 metri quadrati). Per le prime, o si resta come nel 2012, cioè a zero, grazie anche alle detrazioni graduate decise da alcuni Comuni, o si spendono dai 47 ai 58 euro. Per le seconde, o si risparmia qualcosa, anche 326 euro come a Livorno, oppure si spendono dai 5 ai 122 euro. Ma considerando che queste case “civili” hanno in media un valore imponibile dalle 4 alle 7 volte quello delle case “popolari”, e che sul mercato valgono mediamente il quadruplo, è evidente che il bastone della Tasi colpisce assai più severamente le seconde.
Va anche ricordato che la Tasi avrebbe regole più semplici dell’Imu (anche se notevolmente meno vantaggiose) sulle detrazioni, ma i Comuni si sono impegnati a complicarle, creando in parecchi casi uno sconto graduale legato alla rendita catastale dell’immobile. Negli esempi qui a fianco, quindi, tranne che a Livorno, Novara a e Mantova, le detrazioni sono state riconosciute. Una scelta che però non si riscontra in tanti Comuni medio-piccoli, dove le detrazioni per l’abitazione principale sono sono praticamente assenti. Mentre alcuni Comuni, una minoranza, hanno scelto di equiparare i comodati alle abitazioni principali.

La seconda casa
Quasi inesistente, invece, la differenza tra l’Imu 2103 e la somma di Imu e Tasi 2014 sulle altre abitazioni, le cosiddette “seconde case”. Su queste tipologie immobiliari, infatti, già l’anno scorso era stata molto spesso applicata l’aliquota Imu massima del 10,6 per mille, e questo preclude l’applicazione della Tasi , la cui somma con l’Imu non può, per legge, superare appunto il tetto del 10,6 per mille. Con una sola eccezione: quella che accade a Brescia (ma che riguarderà anche Milano, Roma e altre città), dove arriva l’aumento extra dello 0,8 per mille (il ricavato deve essere destinato a detrazioni dell’imposta sull’abitazione principale, che infatti nell’esempio scende di 92 euro), quindi sulla seconda casa si registra un aumento di 63 euro.

FONTE: Ifel Fondazione Anci

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