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Tasi: il rinvio per uffici, negozi e PMI

lentepubblica.it • 12 Giugno 2014

Dal 2015 niente più caos fiscale su TASI e IMU, arriverà direttamente il bollettino pre-compilato: l’impegno è contenuto nel decreto del governo che rinvia il pagamento della TASI nei Comuni che non hanno deliberato entro lo scorso 23 maggio. Si tratta del Dl 88/2014 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 10 giugno, che per il resto conferma quando già comunicato nei giorni scorsi. Vediamo in dettaglio come funziona il rinvio TASI con particolare riguardo per le PMI.

Proroga Tasi in Gazzetta

Il decreto prevede che nei Comuni senza delibera (quasi 6mila amministrazioni italiane) non si paghi nessun acconto TASI entro la scadenza del 16 giugno (che invece resta confermata per gli altri Comuni, circa 2.200, che hanno deliberato).

La proroga non riguarda l’IMU, il cui acconto va pagato sempre entro il 16 giugno in tutti i Comuni senza distinzioni. Nei Comuni ritardatari la prossima scadenza è il 16 ottobre, ma solo se la delibera viene approvata entro il 10 settembre e pubblicata sul sito entro il 18 settembre. In caso contrario, tutto rinviato al 16 dicembre, con pagamento in un’unica soluzione di acconto e saldo TASI. Si rimanda tutto a ottobre (o eventualmente a dicembre) anche se i Comuni hanno deliberato ma sforando la scadenza del 23 maggio.

TASI immobili in affitto

L’inquilino di un immobile (privato cittadino ma anche un uffici, negozi o ditte) segue le regole generali per la proroga: nei Comuni che hanno deliberato, ma senza specificare la percentuale TASI a carico degli inquilini, questi pagheranno il 10% della TASI dovuta sull’immobile.

Ma quale aliquota applicare? Bisogna considerare l’immobile in base alla sua destinazione d’uso del proprietario. Quindi, nel caso di un inquilino persona fisica (o famiglia) in un appartamento che per il proprietario rappresenta un’abitazione diversa dalla prima casa, la TASI sarà calcolata con l’aliquota delle abitazioni diverse dalla prima casa (se la delibera comunale lo prevede, con quella delle seconde case concesse in locazione).

TASI per uffici e negozi in affitto

E per un ufficio o negozio? DI questo caso le FAQ del Ministero non fanno menzione, quindi (tanto per cambiare) bisogna cercare di dare un’interpretazione estensiva del concetto espresso per le case date in affitto a persone fisiche. Quindi, se nella delibera esiste una specifica aliquota per immobili in affitto a uffici, negozi e laboratori artigiani allora si applica quella, mentre in caso contrario bisogna fare uno sforzo di fantasia: se per esempio c’è un’aliquota per immobili in affitto a canone libero probabilmente bisognerà applicare quella. Se non ci sono regole specifiche si applicherà l’aliquota sulle seconde case e non quella specifica per negozi o botteghe. Attenzione: si tratta di una interpretazione, basata sulle risposte del Ministero, secondo cui bisogna concludere che l’imposta complessiva sia:

«Determinata con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale e successivamente ripartita tra quest’ultimo e l’occupante sulla base delle percentuali stabilite dal comune».

Come si vede i dubbi non mancano (se ne potrebbero formulare anche altri, ad esempio sulla mancanza di codici tributo specifici per gli inquilini da utilizzare per la compilazione dell’F24).

Imprese in rivolta

Le associazioni delle PMI spesso esprimono critiche. Rete Imprese Italia manifestano delusione per «la mancata proroga generalizzata del pagamento della prima rata della TASI» e ritiene che la soluzione presa non risolva «le difficoltà connesse al calcolo e al versamento dell’imposta, da effettuarsi in pochi giorni. Difficoltà operative che scaturiscono dalla miriade di aliquote d’imposta e di detrazioni applicabili e che rischiano di dare vita, a giugno, a un vero e proprio caos». Si può solo concludere sperando che, nel 2015, non si ripeta un’analoga situazione (il caos sulle tasse sugli immobili si sta riproponendo da qualche anno, in effetti). Il governo si è impegnato a farlo nel decreto di rinvio:

«A decorrere dall’anno 2015, i Comuni assicurano la massima semplificazione degli adempimenti dei contribuenti rendendo disponibili i modelli di pagamento preventivamente compilati su loro richiesta, ovvero procedendo autonomamente all’invio degli stessi modelli».

FONTE: www.pmi.it

AUTORE: Barbara Weisz

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