Tasi soft dove ci sono più case

lentepubblica.it • 24 Maggio 2014

Tasi e Imu più basse dove la densità edilizia è maggiore, contributo straordinario per le trasformazioni urbane; obbligo per tutti i comuni di redazione del piano urbanistico strutturale; entro cinque anni al via i nuovi piani operativi; non necessaria l’autorizzazione per i cambi di destinazione d’uso nei centri urbani se non sono necessarie «ulteriori dotazioni territoriali rispetto a quelle esistenti».

Sono questi alcuni dei punti della la bozza, datata 21 maggio 2014, del disegno di legge di riforma urbanistica messo a punto dai tecnici del ministero delle infrastrutture. L’articolato, che si compone di 21 articoli affronta in maniera organica una materia sulla quale da più di 15 anni si è discusso in parlamento senza mai riuscire a trovare una soluzione in grado di contemperare i vincoli di natura costituzionale con quelli più concreti e operativi e di natura «politica», altamente diversificato in quanto relativi alla materia del governo del territorio, della proprietà immobiliare (con annessi profili di natura fiscale) e agli accordi pubblico-privato. Nel dettaglio la riforma prevede che la pianificazione territoriale di area vasta sia funzione attribuita alle province o alle città metropolitane, mentre sarà il singolo comune a esercitare la pianificazione territoriale del proprio territorio. In tale ambito la riforma prevede lo «sdoppiamento del piano urbanistico», che diventerà un obbligo per ogni ente locale e, sulla base dei contenuti definiti con legge regionale, si articolerà in un piano «strutturale», come momento di pianificazione programmatoria, e in un piano operativo, come momento di pianificazione di carattere operativa e attuativa. Il piano strutturale non potrà rendere edificabili le aree o prevedere vincoli, mentre il piano operativo potrà muoversi in tale senso ma soltanto attraverso un successivo livello che sarà quello dei piani attuativi. Si precisa anche che il cambio di destinazione d’uso nei centri urbani non richiederà autorizzazione se la nuova destinazione non necessita «ulteriori dotazioni territoriali rispetto a quelle esistenti». Le regioni dovranno prevedere i tempi per la redazione dei piani operativi: non più di cinque per i comuni e dieci per le città metropolitane. (nelle more rimangono in vigore quelli vigenti).

FONTE: Italia Oggi

AUTORE: Andrea Mascolini

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