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Evasione fiscale: nuova task force, esempio australiano

lentepubblica.it • 29 Maggio 2015

australiaIl governo australiano investirà 127 milioni di dollari nei prossimi 4 anni per incentivare le investigazioni finanziarie volte a intercettare le frodi, i reati legati all’identità e  l’evasione fiscale. Inoltre, sarà creata una task force per il contrasto dell’evasione, dell’elusione e dei reati finanziari sulla base del progetto Wickenby che volge al termine alla fine di quest’anno e che era basato su un organismo multilaterale interno il cui obiettivo primario era combattere la grande evasione, arrestare il fiorire di transazioni finanziarie illecite e impedire azioni di riciclaggio. Wickenby ha permesso di raccogliere finora più di 2,1 miliardi di dollari in passività e ha anche aumentato la raccolta fiscale grazie all’adempimento fiscale spontaneo. Nell’ambito di questo progetto 76 persone sono state rinviate a giudizio per gravi reati finanziari e ci sono state già 44 condanne.

 

Multinazionali: osservate speciali del Fisco
Il governo australiano vuole anche rafforzare la lotta all’evasione nei confronti di 30 multinazionali non soltanto con la nuova task force, ma con leggi più dure e pene più pesanti. L’Amministrazione fiscale ha già investito 11,3 miliardi di dollari per rafforzare gli standard sul transfer pricing. La nuova legislazione vuole impedire che possano verificarsi le situazioni come quella caratterizzata d strutture aziendali in cui le vendite australiane sono prenotate all’estero e soggette a nessuna o a una bassa imposta globale. Le società che saranno scoperte a compiere questi artifizi dovranno restituire l’imposta oltre al 100% delle imposte non pagate, le sanzioni più gli interessi. L’elusione fiscale da parte delle multinazionali dell’Ict è stata oggetto recentemente di un’accesa audizione al Senato, durante la quale i dirigenti di queste aziende sono stati inquisiti per i loro accordi all’estero. Inoltre, il segretario al Tesoro, Joe Hockey, ha affermato, in un discorso sulle finanze pubbliche, che numerose multinazionali hanno pagato meno imposte, ma con questa nuova legge, quando saranno colti in flagranza di reato, dovranno ripagare il doppio di quello che dovevano più gli interessi. Ha aggiunto anche che il governo sta lavorando a un programma in cui mettere in evidenza pubblicamente le aziende che pagano le tasse e quelle che non le pagano. Il governo si aspetta di raccogliere 419, 7 milioni di dollari nel corso di 4 anni grazie alle azioni della nuova task force.

 

Il caso Apple
Nel 2014 un’inchiesta del quotidiano “Australian Financial Review” ha svelato la ragnatela di strategie utilizzate dalla società Apple negli ultimi anni per trasferire offshore i suoi profitti e sottrarli in toto alla tassazione. Apple ha fatturato lo scorso anno 27 mld di dollari, ma ha pagato al Fisco australiano solo 176 milioni, lo 0,7%. Apple è riuscita a trasferire in Irlanda 8,9 miliardi di utili realizzati in Oceania negli ultimi dieci anni, soldi che sono sfuggiti all’erario australiano e che non vengono tassati né in Irlanda, né negli Usa né altrove. Dai conti finanziari di Apple Sales tra il 2002 e il 2013, si vede come la compagnia abbia contabilizzato solo negli ultimi 5 anni, ricavi per 100 mld di dollari e abbia versato al Fisco meno di 50 centesimi ogni mille dollari entrati nelle sue casse. Tutte le filiali di Apple nel mondo devono dare sotto forma di copyright ad Apple Sales una parte dei profitti delle vendite effettuate. Così il braccio australiano di Cupertino, Apple Pty Ltd, prima di pagare le imposte, ha pagato una tariffa ad Apple Sales per la proprietà intellettuale, presentando al Fisco australiano profitti più bassi e abbattendo le tasse.

Fonte: Fisco Oggi, Rivista Telematica dell'Agenzia delle Entrate - articolo di Claudia Scardino
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