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Tassa di Soggiorno non versata: a Palermo guai per amministratore di alberghi

lentepubblica.it • 25 Febbraio 2020

tassa-soggiorno-non-versata-palermoUn altro caso di evasione della tassa di soggiorno che rischia di mettere in grossi guai un gestore di strutture ricettive. Accade a Palermo.


Tassa di Soggiorno non versata: a Palermo un amministratore di alberghi rischia sanzioni serie. Si tratta di un reato piuttosto grave.

Infatti, in passato, alcune Sentenze giuridiche hanno messo l’accento sul fatto che il reato correlato a questa fattispecie spesso sia quello grave di peculato. 

Ricordiamo che il Decreto Crescita ha introdotto importanti novità su questa tipologia di tributo.

Scopriamo, nel caso accaduto a Palermo, di cosa si tratta nello specifico.

Tassa di Soggiorno non versata a Palermo: l’accusato rischia sanzioni pesanti

Nel caso specifico di Palermo l’imputata, amministratrice di tre importanti strutture ricettive a Palermo, 2 alberghi e un bed & breakfast, ha evaso l’imposta di soggiorno riscossa negli anni dal 2014 al 2018, per un importo complessivo di oltre 170 mila euro.

Nel 2019, dopo le ispezioni delle Fiamme Gialle, ha poi regolarizzato il debito consistente con il Comune di Palermo.

Ma ciò, ovviamente, non è bastato a evitarle i guai connessi all’evasione fiscale.

E così la Procura della Repubblica del capoluogo, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal G.I.P del Tribunale di Palermo, ha notificato la misura cautelare dell’interdizione per un anno dall’esercizio di qualsiasi attività imprenditoriale. Con conseguente impossibilità per l’indagata di ricoprire uffici direttivi delle imprese.

Il G.I.P. di Palermo ha infatti fatto scattare le misure in virtù della

“gravità dei fatti, la pluralità, la sistematicità dei medesimi, l’estensione di essi a livello di propria pratica di gruppo imprenditoriale”.

La Giurisprudenza ha già affrontato l’argomento

Ricordiamo, infine, che la giurisprudenza ha già messo parola su questo tipo di “infrazione”.

Una delle prime Sentenze in questo senso, infatti, risale addirittura al 2016. Infatti in quell’anno era stato condannato per danno erariale il titolare di una struttura alberghiera che non ha versato al Comune le somme derivanti dall’imposta di soggiorno. Lo aveva stabilito la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale Toscana, con la sentenza del 29 settembre 2016, n. 253.

Per evitare questi guai conviene, ovviamente, pagare il tributo

Dopo l’approvazione del Decreto Crescita, con le già citate novità introdotte in materia di tassa di soggiorno, è in realtà diventato più semplice pagare il tributo che evaderlo.

Nello specifico esistono anche delle piattaforme create per venire incontro alle necessità delle Amministrazioni in questione o delle Unioni Comunali e delle strutture ricettive. A titolo esemplificativo citiamo l’applicativo TravelTax, distribuito dalla Società Datanet Srl di Tremestieri Etneo (CT) (maggiori informazioni sono disponibili in questo nostro approfondimento).

Si ricorda infine che le modalità di applicazione sono molto diverse. E vanno dal versamento di un importo fisso a un importo variabile, con scaglioni associati alle tipologie e categorie alberghiere, con aliquote percentuali, con scaglioni associati al prezzo, alla localizzazione e al periodo e, in alcuni casi, un’aliquota percentuale o una misura forfettaria.

Tutte le informazioni utili sul pagamento della Tassa di Soggiorno le trovate in questo nostro approfondimento.

 

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Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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