Un rapporto segnala il ribasso delle tasse in alcune nazioni dell’UE?

lentepubblica.it • 14 Aprile 2017

contributi tasse ANACIl Rapporto “Runaway Taxes-Who pays tax in Central and Eastern Europe?”, a cura delle organizzazioni non governative di sei Paesi dell’Europa centrale e dell’Est (Ungheria, Repubblica ceca, Slovenia, Polonia, Lettonia e Bulgaria) mostra come questi Paesi abbiano deciso di intraprendere una vera e propria corsa al ribasso nella tassazione.


 

Aliquote ridotte, incentivi fiscali o bonus per gli investitori stranieri che, però, non hanno portato a maggiori entrate fiscali, contrariamente alle aspettative. In realtà, nella maggior parte dei Paesi, i benefici fiscali per le grandi aziende e gli individui con alti redditi non hanno impedito loro di trasferire gli utili verso i paradisi fiscali. Nel complesso, i risultati del Rapporto indicano che la concorrenza fiscale in questi Paesi ha trasferito grande parte del carico fiscale sulle spalle dei cittadini. Infatti, la loro quota di imposta diretta del gettito fiscale totale è spesso superiore alla quota delle aziende.

 

Il contesto economico di riferimento

 

Sembra che gli scandali legati alle società anonime nei centri offshore o quelli legati agli spostamenti dei profitti da parte delle multinazionali nei paradisi fiscali non abbiano destato  interesse a livello politico nell’Europa centrale e orientale (CEE) come nei Paesi dell’UE-15. I governi di questa regione molto spesso hanno esitato o disapprovato le nuove proposte a sostegno di una maggiore trasparenza fiscale in fase di negoziazione nelle istituzioni dell’UE.  La Commissione europea ha individuato nei sei Paesi menzionati nella relazione in totale 67 strutture di pianificazione fiscale aggressiva; molti di questi Paesi offrono anche generosi incentivi fiscali per gli investitori stranieri. Questo dimostra che i governi di questa regione europea hanno preso parte alla gara al ribasso delle aliquote fiscali. Nel tentativo di attrarre investimenti, i governi di ogni continente riducono la tassazione d’impresa danneggiando in tal modo le economie proprie e di altri Stati.

 

Il trasferimento del carico fiscale sui cittadini ordinari

 

La ricerca del Report suggerisce che, al contrario della teoria di alcuni economisti secondo cui le tasse basse e fisse incrementano le entrate derivanti dalle imposte sui redditi d’impresa, i tagli delle tasse su profitti aziendali e contribuenti con rendite molto alte sembrano aver trasferito il carico fiscale sui cittadini ordinari. Questo appare in un carico fiscale sproporzionatamente pesante su beni e servizi quando viene confrontato con la media Ocse. Inoltre, imporre la stessa aliquota fiscale su tutti i redditi ha incoraggiato una diseguaglianza fiscale. Questo è un problema con cui i governi dell’Europa centrale e dell’Est si stanno sempre più confrontando e l’Estonia, primo Paese ad aver introdotto la “flat tax”, ha iniziato a non applicarla più.

 

I dati sulle imposte sulle aziende e sui cittadini

 

Dal report emerge poi che l’importo delle imposte sui redditi d’impresa  come percentuale del Pil in cinque dei sei Paesi analizzati è considerevolmente più basso di quello della media Ocse. Soltanto la Repubblica ceca fa eccezione.  Per controbilanciare, in ogni Paese, le imposte sui redditi delle persone fisiche hanno contribuito in misura maggiore alle entrate complessive del governo rispetto alle imposte sui redditi delle società. Questo è prima che altre imposte ricadano sul lavoro e sui consumatori, come per esempio l’Iva.  L’analisi ha anche rilevato che nelle prime dieci aziende di ogni Paese preso in esame, ci sono delle variazioni indicate nell’importo delle imposte che le aziende erano obbligate a pagare sui loro profitti. Questo in parte è spiegato dal fatto che in molti Paesi ci sono delle agevolazioni fiscali che hanno permesso alle aziende di abbassare in modo consistente la loro responsabilità fiscale. In Bulgaria, per esempio, nel 2015 le prime aziende classificate per reddito hanno ricevuto un credito d’imposta e hanno ricevuto più dallo Stato in termini di riduzione e compensazione fiscale di quanto abbiano restituito in termini di tasse.

 

Le raccomandazioni contenute nel report

 

L’analisi suggerisce ai Paesi presi in esame, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia, Lettonia e Bulgaria tre raccomandazioni, la prima è di aumentare la trasparenza delle agevolazioni fiscali poiché diverse grandi aziende hanno tratto beneficio dagli incentivi fiscali che consentivano loro di pagare meno tasse. La seconda è di sostenere l’adozione della rendicontazione finanziaria Paese per Paese in modo tale che i cittadini possano comprendere dove le multinazionali stanno posizionando i profitti e se li stanno spostando verso giurisdizioni più favorevoli.

 

La base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società

 

L’ultima raccomandazione è quella che suggerisce di impegnarsi con la proposta europea di una base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società. Infatti, il Report ha messo in evidenza che le aziende sono in grado di utilizzare differenti regole fiscali in Paesi diversi con l’obiettivo di perseguire un risultato migliore a livello fiscale. I Paesi europei dovrebbero quindi sforzarsi di lavorare insieme per assicurarsi che ci sia un comune quadro di regole per determinare la base imponibile.

Fonte: Fisco Oggi, Rivista Telematica dell'Agenzia delle Entrate - articolo di Claudia Scardino
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