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Unione dei Comuni della Romagna: ripubblicizzare Cassa depositi e prestiti e rivedere patto stabilità

lentepubblica.it • 28 Aprile 2014

L’Unione dei Comuni della Romagna forlivese ha approvato il 23 aprile un ordine del giorno che chiede la ripubblicizzazione di Cassa depositi e prestiti e la riforma del Patto di stabilità. È coerente con le scelte delle 19 amministrazioni coinvolte -tra cui il capoluogo provinciale-, che su gas, rifiuti ed acqua hanno “sfidato” la Regione Emilia-Romagna dopo i referendum del 2011.

Alcuni Comuni sanno che le modifiche al Patto di Stabilità interno vengono utilizzate “per promuovere la vendita delle partecipazioni comunali nelle società di gestione dei servizi pubblici locali, favorendo processi di privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni in netto contrasto con la volontà espressa dalla maggioranza assoluta del popolo italiano con il voto referendario del giugno 2011”.
Sanno anche che “gli investimenti finalizzati alla riappropriazione e gestione dei beni comuni, alla tutela idrogeologica del territorio, alla messa in sicurezza del patrimonio pubblico e degli edifici scolastici, alla realizzazione di opere pubbliche finalizzate all’espansione dei servizi e del welfare locale, a garantire il diritto all’abitare e al sostegno all’occupazione e alla riconversione ecologica dell’economia, sono essenziali per sostenere diritti e bisogni delle comunità locali”, e che spesso vengono bloccati proprio dal Patto di stabilità interna.

Per questo, il Consiglio dell’Unione dei Comuni della Romagna forlivese, che riunisce 19 enti locali -tra cui il capoluogo provinciale, Forlì-, per un totale di 190mila abitanti, la sera del 24 aprile 2014 ha approvato un Ordine del giorno su acqua, beni comuni, Patto di stabilità e Cassa depositi e prestiti, quello predisposto dal Forum per una nuova finanza pubblica e sociale (e che potete leggere, integralmente, nelle ultima pagina del libro di Altreconomia edizioni “La posta in gioco”).

A presiedere l’Unione è il sindaco di Forlì, Roberto Balzani, che in una recente intervista con Altreconomia aveva posto l’accento sull’importanza della costituzione -nel gennaio del 2014- di un ente intermedio forte, capace di promuovere gli interessi dei Comuni di fronte a una Regione Emilia-Romagna sempre più “Stato nello Stato”. Balzani ha ricordato come la scelta dell’Unione dei Comuni sia coerente con: a) la conservazione delle reti del gas in mano pubblica; b) la costituzione di una società/agenzia pubblica per la raccolta dei rifiuti a livello di Unione; c) la battaglia referendaria per l’acqua pubblica -in prospettiva, anche a livello di gestione-. La politica di Forlì in questi anni è stata del tutto lineare e coerente; e siamo orgogliosi di essere, in questo momento, la maggiore entità amministrativa locale ad aver aderito alla campagna di sensibilizzazione e culturale” promossa dal Forum per una nuova finanza pubblica e sociale.

La campagna e la delibera adottata legano alla “riforma” del Patto di stabilità anche una revisione della struttura e dell’azione di Cassa depositi e prestiti, che dal novembre de 2003 è una società per azioni controllata all’80% dal ministero dell’Economia. Oltre a “rivolgere formale richiesta al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Governo e al Parlamento di porre in essere un provvedimento normativo volto a ripristinare, a partire dalla trasformazione in ente di diritto pubblico, l’originale funzione sociale della Cassa depositi e prestiti, quale ente finanziatore a tassi calmierati degli investimenti degli enti locali”, la deliberazione invita a considerare l’utilizzo di CDP per “il finanziamento su tutto il territorio nazionale della ristrutturazione e dell’ammodernamento delle reti idriche e per il sostegno finanziario ai processi di ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico, in linea con l’esito referendario del giugno 2011”. Sarebbe i 19 Comuni della Romagna forlivese, inoltre, sarebbe opportuno “avviare un negoziato con il Governo e con Cassa depositi e prestiti, eventualmente con il concorso di altri enti locali, per rinegoziare i mutui in essere contratti prima dell’ingresso nell’area euro, con uno sconto di almeno 200 punti base (dal 5% di media esistente) al fine di poter accendere da subito nuovi mutui con CDP per investimenti necessari e urgenti”. Cassa depositi e prestiti raccoglie e investe oltre 240 miliardi di euro, che sono i risparmi di oltre 12 milioni di famiglie italiane raccolti attraverso i libretti di risparmio postale e i Buoni fruttiferi postali (BFP).

FONTE: www.altreconomia.it

AUTORE: Luca Martinelli

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