Regime forfettario per attività sotto i 2 milioni euro nella Voluntary Disclosure

lentepubblica.it • 14 Novembre 2014

Mentre procede l’esame del Ddl sulla voluntary disclosure, attualmente al vaglio del Senato, emergono novità sugli adempimenti richiesti. Dalla prime bozze del modello di richiesta di accesso alla procedura di collaborazione volontaria (a cui stanno lavorando i tecnici dell’Agenzia delle Entrate), emerge anzitutto che chi intenda regolarizzare la propria posizione in merito ai capitali detenuti illegalmente all’estero dovrà compilare tre sezioni: “attività estere”, “Maggiori imponibili” e “Nuovi investimenti all’estero”. Per ciascuna di esse potranno essere inserite informazioni relativa al periodo compreso tra il 2003 e il 2013.

Tra le novità, segnaliamo in particolare la possibilità di avvalersi di un regime forfettario barrando l’apposita casella; l’opzione prevede l’applicazione di un’aliquota al 5 per cento, purché le attività non dichiarate all’estero non superino i 2 milioni di euro. Il versamento potrà avvenire in tre rate mensili. Ricordiamo, come più volte ha sottolineato il Governo, che non si tratta di un condono: le imposte andranno pagate interamente, a fronte di sanzioni ridotte.

Per rinfrescare un po’ la memoria, le proposte di legge A.C. 2247 Causi e 2248 Capezzone, in materia di “voluntary disclosure”, prevedono una procedura di collaborazione volontaria del contribuente con l’Amministrazione fiscale per l’emersione e il rientro in Italia di capitali detenuti all’estero. Tra le novità più significative introdotte in sede referente, si segnala l’estensione della procedura ai soggetti Ires e alle attività detenute in Italia, nonchè l’introduzione del reato di autoriciclaggio. Nel corso dell’esame in Assemblea è stato chiarito che la non punibilità per autoriciclaggio è connessa alle sole attività oggetto della procedura e tale clausola è estesa alla procedura riguardante le attività in Italia. Viene inoltre consentita la rateazione in tre rate mensili di pari importo. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato.

 

 

FONTE: CGIA Mestre

 

 

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