L’ANAC scrive agli Enti Pubblici: Fallita l’acquisizione dei dati anticorruzione (Legge 190/2012)

lentepubblica.it • 3 Marzo 2016

AnACProprio in questi giorni, molti Enti tenuti alla pubblicazione dei dati anticorruzione sui propri siti istituzionali, hanno ricevuto da parte  dell’Autorità Nazionale Anticorruzione delle comunicazioni inerenti il fallimento dell’acquisizione automatica dei dati XML previsti dalla Legge 190/2012.

 

Pubblicato on line (precisamente sul sito dell’ANAC all’indirizzo http://dati.anticorruzione.it/#/l190) l’elenco degli Enti per i quali ha avuto “ESITO NEGATIVO” l’accesso automatico ai dati pubblicati e reperibili da parte dell’autorità guidata da Raffaele Cantone attraverso l’URL trasmesso dagli enti entro il 31 gennaio.

 

La circostanza del fallimento nella corretta acquisizione automatica si verifica generalmente quando una o più risorse non sono risultate disponibili o verificabili per non conformità sintattica alle specifiche tecniche per la pubblicazione dei dati. I motivi tecnici o procedurali che possono determinare lo stato di “FALLITO” possono essere molteplici, in ogni caso gli enti sono obbligati ad adottare le misure utili a consentire il cambio del risultato dello stato di accessibilità da “FALLITO” a “SUCCESSO”.

 

Come noto, le amministrazioni locali e territoriali, in base alle regole della Legge 190/2012 (nota anche come Legge Anti Corruzione), entro il 31 gennaio di ogni anno, devono inviare all’indirizzo comunicazioni@pec.anticorruzione.it la PEC con il modello predisposto e messo a disposizione dall’Anac (versione del modulo aggiornata al 15 gennaio 2016). Tale modello deve riportare obbligatoriamente il codice fiscale della Stazione Appaltante e l’URL di pubblicazione del file XML per l’anno di riferimento.

 

Sono alcune migliaia le amministrazioni che ad oggi non hanno superato i controlli formali di acquisizione automatica, circa il 40% degli enti tenuti all’adempimento, viene spontaneo chiedersi quale sia la causa di un numero così alto di criticità.

 

Poniamo l’interrogativo al dott. Francesco Ruta, esperto nel settore che da anni svolge l’attività di consulente per Enti Locali e amministrazioni centrali in tema di anticorruzione.

 

“Si tratta molto spesso di errori formali che comportano il mancato rispetto delle specifiche tecniche dettate dalla norma e frequentemente si riscontrano incoerenze sintattiche rispetto ai tracciati. Occorre precisare che l’ANAC attraverso l’URL trasmesso dagli enti mira ad acquisire in modo rapido e automatico i dati pubblicati, con l’ausilio di software di lettura XML. Un processo di lettura informatica dei dati di ogni singolo ente, senza che vi sia alcuna interpretazione umana delle informazioni. È sufficiente perciò il mancato rispetto di piccole, e apparentemente trascurabili regole, per compromettere gli automatismi di lettura e determinare lo scarto dell’acquisizione”.

 

In questa fase gli enti il cui esito è stato negativo, non dovranno effettuare nessuna altra comunicazione pec all’autorità, ma dovranno verificare quanto pubblicato. Affinché questa procedura possa essere condotta regolarmente, inoltre, devono essere rispettate altri due importanti criteri:

  • Tutti i file XML pubblicati, sia come indice sia come dataset, liberamente accessibili;
  • Tutti i file XML pubblicati, sia come indice sia come dataset, rispettino le specifiche tecniche di pubblicazione.

 

“Abbiamo collaborato con la società Datanet Srl di Catania per mettere a punto un sistema software per verificare agevolmente le anomalie generate dall’acquisizione automatica dei dati XML pubblicati da Comuni, Università, Scuole, Consorzi di Bonifica ed ogni altro ente tenuto al rispetto della L. 190/2012” continua il dott. Ruta, “una procedura complessa che rende però semplice l’individuazione delle anomalie”.

 

Proprio la Datanet srl (www.datanetsrl.eu) in questi giorni sta effettuando dei Check Up gratuiti a favore delle amministrazioni richiedenti per offrire il supporto tecnico informatico di cui si avverte grande esigenza, soprattutto ora che i controlli stanno diventano sempre più serrati e le responsabilità per i RPC (Responsabili alla Prevenzione della Corruzione) incoraggiano verso un approccio sempre più consapevole.

Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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Fabrizio Ruscelloni

Sinceramente ritengo inefficaci tutte queste cosiddette “misure” anticorruzione definite dal 190 e dalla miriade di altre misure successive. Inefficaci e dannose in quanto non le ritengo utili per prevenire la corruzione e d’altra parte sono un appesantimento burocratico per gli enti che le devono fornire. Diciamo con chiarezza che chi si fa corrompere è conosciuto, che i corruttori sono spesso noti, solo che non si vuole far nulla per intervenire e ci si accontenta di misure anticorruzione di carta o informatizzate, come d’altra parte per le evasioni fiscali. D’altra parte, visto il “nuovissimo” testo del nuovo codice dei contratti pubblici,… Leggi il resto »