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Antiriciclaggio: money transfer mette a rischio tracciabilità dei flussi finanziari?

lentepubblica.it • 15 Novembre 2016

money-transferDalle indagini della Direzione Nazionale Antimafia, la Guardia di Finanza ha individuato centinaia di agenzie di money transfer abusive in piena attività. Si tratta di un vero e proprio “sistema bancario parallelo” o alternativo, che rischia di mettere in crisi anche quello legale. Ad esempio con l’operazione “Cian Ba”, la Guardia di Finanza ha intercettato un colossale sistema di riciclaggio di proventi derivanti da evasione fiscale che avrebbe dirottato in Cina 2,2 miliardi di Euro.

 

La misurazione dei flussi internazionali di denaro non è agevole, anche perché le statistiche ufficiali non conteggiano il flusso di rimesse che passa attraverso canali informali di intermediazione, che vanno dalla consegna personale a mano durante i periodici viaggi nel paese d’origine, all’invio tramite amici e familiari, al ricorso ad organizzazioni professionali di trasferimento finanziario non registrate, come il sistema cinese chop o flying money, quello colombiano del black market pesos Exchange e i sistemi hawala o hundi, conosciuti in Asia meridionale, Africa, Medio Oriente. Risalendo indietro nel tempo, i primi veri “gestori professionali” dei trasferimenti internazionali di capitali furono i Cavalieri Templari. Si deve ai Templari, infatti, l’organizzazione sistematica di trasferimenti di denaro da un luogo all’altro. Così come oggi i servizi money transfer. Si stima del resto che solo il 50-55% dei flussi finanziari passi attraverso canali formali. Una parte rilevante delle risorse trasferite non viene assorbita infatti dal sistema bancario e dai canali ufficiali, ma si avvale di modalità di trasferimento informali o semi-formali, che sfuggono inevitabilmente ad ogni statistica e contabilizzazione. In questi circuiti informali di trasferimento fondi si annidano peraltro i maggiori rischi, sia sotto il profilo del riciclaggio, sia sotto quello del finanziamento del terrorismo internazionale. Secondo quanto emerge, ad esempio, dalle indagini della Direzione Nazionale Antimafia, la Guardia di Finanza ha individuato centinaia di agenzie di money transfer abusive in piena attività, esercizi quali, in prevalenza rivendite di tabacchi, ricevitorie del lotto, phone center e Internet point. Si tratta di un vero e proprio “sistema bancario parallelo” o alternativo, che rischia di mettere in crisi anche quello legale. L’ampiezza e pericolosità del fenomeno non deve essere dunque sottovalutata. In tale contesto i flussi passano sia attraverso canali informali che formali.

 

Si chiamano canali informali tutti quei metodi per inviare denaro che non utilizzano operatori o strumenti sottoposti ad un controllo da parte delle autorità. Il fatto inoltre che il denaro non passi attraverso canali formali, fa sì che non entrando questo nel circuito economico ufficiale, non possa neppure trasformarsi in una serie di opportunità, sia per chi invia (in termini per esempio di accesso ai servizi bancari e capacità di ottenere credito), che per chi riceve. Si chiamano invece canali formali tutti quei metodi per inviare denaro che utilizzano operatori o strumenti che sono regolati dalla legge e controllati da un’autorità. Appuntando l’attenzione sugli operatori di money transfer, bisogna evidenziare che per svolgere questa attività è necessaria un’autorizzazione da parte della Banca d’Italia , con la quale si risulta registrati in un apposito elenco consultabile anche on-line. È sempre perciò possibile verificare se chi offre il servizio di invio del denaro è autorizzato a farlo, oppure no. La Legge di Stabilità 2016, come noto, ha elevato il limite per l’utilizzo dei contanti da 1.000 e 3.000 euro. Il limite per i money transfer, invece, è rimasto a 1.000 euro. La scelta del Governo di lasciare inalterato il limite dei 1.000 euro per questo tipo di operazioni si giustifica con il rischio di riciclaggio derivante dall’abuso di tale strumento. L’anello fragile della catena del money transfer è peraltro rappresentato dai sub-agenti, che operano sul territorio a diretto contatto con la clientela e, di norma, svolgono contestualmente attività commerciali e possono dunque, anche inconsapevolmente, concorrere all’effettuazione di trasferimenti frazionati di ingenti disponibilità a mezzo di prestanome o di soggetti inesistenti.

 

Sul piano prettamente operativo, il rischio riciclaggio, come già da tempo evidenziato anche dai servizi d’intelligence, è connesso al fatto che l’attività di tale notevole numero di subagenti, costituito prevalentemente da operatori di natura non finanziaria tra i quali è poco diffusa una cultura ed un’esperienza antiriciclaggio, rende meno attuabile la complessa normativa antiriciclaggio. Inoltre il sistema opera in ambito internazionale anche in Paesi dove non esiste alcuna legislazione antiriciclaggio, ovvero sussistono ridottissimi obblighi per gli intermediari finanziari. In tale contesto, il deterrente più efficace va, quindi, riscontrato nell’adeguamento dei principi organizzativi alla specifica attività, attraverso la predisposizione di procedure informatiche per l’individuazione e il blocco automatico delle transazioni anomale. Il sistema informativo consentirebbe così di monitorare in tempo reale le operazioni effettuate, anche attraverso la rete degli agenti e collaboratori esterni, e di ricostruire eventuali operazioni anomale o frazionate, con riferimento sia al nominativo del richiedente che a quello del beneficiario del trasferimento dei fondi. Il sistema del frazionamento dei pagamenti, nella sua semplicità è del resto quello più usato per aggirare i divieti. Con l’operazione “Cian Ba”, la Guardia di Finanza ha per esempio intercettato un colossale sistema di riciclaggio di proventi derivanti da evasione fiscale, commercio di prodotti contraffatti, illeciti doganali e sfruttamento della manodopera clandestina. Il sistema, basato su migliaia di trasferimenti tramite money transfer, con la complicità, secondo l’accusa, di finanziarie compiacenti, avrebbe dirottato in Cina 2,2 miliardi di Euro. E l’operazione citata non è nemmeno la prima. Già qualche anno fa c’era stata infatti un’operazione della Guardia di Finanza chiamata, non a caso, “Cian Liu”, ovvero “Fiume di denaro”, che aveva messo in luce il pericoloso binomio evasione fiscale/riciclaggio.

 

Il meccanismo era sempre lo stesso: un fiume di denaro indirizzato dall’Italia (tramite San Marino) verso la Cina, allora per quasi tre miliardi di Euro, movimentato tramite società di money transfer con sub agenzie sparse in tutta Italia. Insomma un fenomeno da monitorare con attenzione, occorrendo comunque in ogni caso distinguere la funzione generale svolta daimoney transfer, della quale va riconosciuta l’utilità sociale ed economica, dai comportamenti devianti. In sostanza, non è il mezzo il problema, ma il fine.

Fonte: Forum PA - articolo di Giovambattista Palumbo
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