Meno infortuni se il cantiere è hi-tech: accordo tra Inail, Cesf e Regione Umbria

lentepubblica.it • 23 Gennaio 2014

L’intesa punta a rendere più efficaci gli interventi di prevenzione sul territorio, a evitare gli incidenti maggiormente frequenti e a gestire i principali rischi con l’aiuto di dispositivi innovativi. La sperimentazione, già avviata, mira alla realizzazione di un “modello-tipo” adattabile alle caratteristiche delle diverse realtà interessate

PERUGIA – Meno infortuni sul lavoro se il cantiere è “hi-tech”. Un accordo sottoscritto a dicembre da Inail, regione Umbria e Cesf (Centro edile per la sicurezza e la formazione) introduce – in via sperimentale – l’utilizzo della tecnologia e di innovativi sistemi di controllo e gestione dei principali rischi lavorativi in alcuni cantieri sul territorio umbro. L’intesa consente di applicare le soluzioni tecnologiche individuate dal progetto “La sicurezza hi-tech nel cantiere edile”, promosso dall’Istituto e dagli altri soggetti partner già nel 2011. Tra i cantieri in cui sono sperimentate le varie tecnologie del progetto quello della Regione Umbria a Città di Castello.
“Un progetto strategico per affrontare le cause più frequenti di infortunio”. “Per l’Inail il progetto “Sicurezza hi-tech” costituisce un’importante iniziativa di ricerca nell’ambito dei rischi in cantiere – commenta Alessandra Ligi, direttore della sede Inail di Perugia – volta a sperimentare i più innovativi dispositivi per la riduzione e prevenzione dei rischi collegati alle cadute dall’alto, alla collisione uomo/macchina, al seppellimento e alla permanenza dell’uomo a terra: ovvero, quelle che sono le maggiori cause di infortunio nel settore edile”. Il progetto ha portato a interessanti risultati che, al termine dell’esperienza, andranno a comporre un “Modello di sicurezza tecnologica” adattabile alle differenti tipologie e dimensione di cantiere. Questo modello verrà promosso tra i lavoratori e datori di lavoro del territorio attraverso l’Ente bilaterale di settore”.

Cadute dall’alto: il gancio “intelligente” e il sistema supervisore. Tra le soluzioni hi-tech individuate dal progetto figura l’utilizzo di un gancio “intelligente” per gestire le cadute dall’alto, la causa più frequente di infortunio mortale. Su un gancio – di corrente uso tra i dispositivi di sicurezza – sono state installate micro apparecchiature che assicurano il monitoraggio dell’apertura, la registrazione del corretto aggancio, la segnalazione all’operatore che ha la responsabilità di vigilare e la trasmissione delle informazioni a un sistema supervisore.

Un software per l’analisi digitale dell’area. Inoltre, è stato realizzato un software per l’analisi digitale della scena, che consente di riconoscere la posizione della persona, le strutture fisse come ponteggi e parapetti e di perimetrare la zona pericolosa da sorvegliare. Il sistema supervisore è composto da un software e da un hardware (ricevitore dei segnali radio) che ha il compito di elaborare i dati provenienti dal gancio e dall’analisi della scena. Se rileva la presenza di personale nella zona pericolosa che risulta non agganciato ai punti o alle linee di sicurezza, ha il compito di segnalare immediatamente la situazione di potenziale pericolo attivando, a scelta, gli strumenti più adatti: lampeggiante, sirena, sms ai responsabili della sorveglianza, etc. In più genera un avviso all’operatore, in situazione di potenziale pericolo, mediante il cicalino e i led installati sul gancio.

Trasponder attivi per l’interazione tra macchine e personale. Esempio di una soluzione hi-tech adottata per gestire, invece, l’interazione tra lavoratori e macchine operatrici o automezzi, un’altra delle situazioni di pericolo vissute in cantiere, è l’utilizzo di trasponder attivi. “Si tratta di dispositivi alimentati da una batteria che trasmettono e ricevono informazioni codificate via radio, ovvero segnali – spiega Ligi – Nel caso della sperimentazione, quelli indossati dai lavoratori trasmettono la posizione dei lavoratori, mentre quelli installati sul veicolo, trasmettono quella della macchina operatrice. Il software di controllo verifica che i due segnali siano a distanza di sicurezza, altrimenti produce il segnale di allarme”. Nei cantieri in cui il lavoratore opera lontano dalla presenza di altro personale e in caso di incidente o potenziale pericolo possa trovarsi isolato, si stanno sperimentando apparati personali, chiamati “man down”, in grado di richiedere automaticamente soccorso quando l’addetto assume una posizione del corpo compatibile con un incidente, e di fornire la posizione della persona per un suo rapido recupero.

Controllo dei dispositivi di protezione tramite pc, tablet o palmare.Per verificare, invece, che l’ingresso nelle aree di lavoro avvenga solo se si è dotati dei dispositivi di protezione individuale (Dpi), in alcuni dei cantieri individuati per la sperimentazione, si regolamenta l’accesso del personale attraverso un varco (SafetyTutor) che è in grado di controllare al passaggio, se il lavoratore indossa i dpi obbligatori per le sue mansioni. La tecnologia utilizzata è quella dei trasponder passivi applicati ad ogni dispositivo, che, sollecitati da un’onda in radiofrequenza emessa da un apposito apparato, rivelano la loro presenza. In questo caso, il controllo del sistema può essere esercitato in rete mediante pc, tablet o palmare.

FONTE: Inail

AUTORE: Federica Dall’Aglio

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