Tecnologia informatica: paradigma per patrimonio informativo

lentepubblica.it • 25 Novembre 2014

Tutelare e valorizzare il proprio patrimonio culturale è una missione decisamente ardua, ma con l’ausilio dell’informatica e delle diverse soluzioni che ne derivano, le attività si fanno maggiormente dinamiche e ancor più stimolanti. Innumerevoli sono i cambiamenti apportati dall’applicazione delle ormai non più nuove tecnologie digitali al mondo sconfinato dei beni culturali. Monumenti, opere d’arte, fondi archivistici e beni librari si trovano solo fisicamente confinati nei siti e negli istituti preposti alla loro conservazione permanente e sono invece in grado di vivere e rivivere, direi, virtualmente nei non luoghi dell’era 2.0, che il world wide web mette a disposizione di tutti gli amanti della cultura. Poter fruire a distanza di tali informazioni ha però un costo, significa infatti sacrificare qualche aspettativa e modificare il proprio rapporto con il bene, fare dunque i conti con la mancanza di un supporto originale e abituarsi all’idea di doversi confrontare con l’intangibilità dell’oggetto immagine/libro/documento/opera d’arte. Inoltre, per quanto riguarda in particolare le risorse di interesse archivistico e bibliografico, la consultazione online ai fini della ricerca ha determinato la totale revisione delle procedure tradizionali di classificazione del sapere; la prassi per la compilazione di mezzi di corredo e strumenti di ricerca, dibattuta dagli esperti negli anni e consolidatasi nel tempo, viene messa in discussione alla luce dei nuovi strumenti a disposizione e delle diverse modalità di fruizione e acquisizione delle conoscenze.

Il patrimonio informativo e il codice dei beni culturali Come prescritto nel codice dei beni culturali e del paesaggio, testo di riferimento per gli interventi nel settore, per tramandare la memoria nazionale e la promozione della cultura occorre predisporre attività di protezione e conservazione nel tempo, con azioni di vigilanza mirate a evitare che i beni vengano spostati, smembrati e scartati in modo sconsiderato. Per garantire la diffusione del sapere, gli interventi devono essere in grado di assicurare la fruibilità dei beni oggetto di tutela. Le procedure messe in atto in tal senso non posso però essere statiche; affinché una risorsa venga studiata, conosciuta e diffusa è necessario valorizzarla, consentendone l’accesso il più possibile libero ed esteso e creando occasioni di divulgazione pubblica, virtuali e non (mostre, eventi…).

Internet e la ricerca scientifica online Il web è uno strumento molto complesso e oggetto di studi continui; la normativa comincia a entrare in gioco in modo pressante e le autorità preposte vigilano con norme in materia di sicurezza e affidabilità dei siti, perché nella rete le informazioni viaggiano e vengono condivise a una velocità impressionante e in modo inevitabilmente incontrollato. Gli interventi di alfabetizzazione informatica non sono ancora in grado di soddisfare la domanda ma le potenzialità di questi strumenti di comunicazione sono enormi. Se usato in modo responsabile Internet può essere un mezzo veramente democratico e non a caso è oggi chiamato in causa per la promozione di servizi che consentano uno snellimento della burocrazia e permettano ai cittadini di dialogare con le pubbliche amministrazioni in modo il più possibile breve ed efficace. Nell’ambito della ricerca scientifica ci si interroga tuttora su come cogliere al meglio tali opportunità. In ambito digitale la catalogazione, la schedatura e l’inventariazione non sono caratterizzate dalla semplice trasposizione delle procedure effettuate sul cartaceo. Le tradizionali attività di classificazione delle risorse informative sono messe in discussione dalle nuove modalità di scambio e interrogazione dei cataloghi, imposte da motori di ricerca e data base. In ambito biblioteconomico la risposta è stata fornita dall’OPAC-SBN, On-line Public Access Catalogue (catalogo pubblico accessibile in rete) formulato dal Servizio Bibliotecario Nazionale, per la descrizione del patrimonio conservato dalle biblioteche aderenti. Anche per gli archivi è stato determinante l’introduzione di software di descrizione archivistica, anche open source, per la schedatura e inventariazione del patrimonio documentale. Rispetto ai tradizionali cataloghi cartacei con queste nuove soluzioni intelligenti è possibile ricavare informazioni sui singoli istituti di conservazione, determinare la collocazione fisica di esemplari e copie comodamente da casa, individuando la struttura più vicina nella quale recarsi (perché siamo ancora lontani dalla consultazione totalmente in house) e ottenere velocemente informazione su autori, edizioni, soggetti trattati nei testi e, nel caso degli archivi, su soggetti produttori, fondi, fino anche ai singoli records. L’utilità maggiore è però rappresentata dai metadati, che, se adeguatamente strutturati, consentono la possibilità di incrocio e collegamento tra le fonti. Affinché le risorse descritte e collocate nelle diverse banche dati potessero però viaggiare ed essere liberamente scambiate, condivise e importate anche a livello globale, è risultata indispensabile l’elaborazione di piattaforme interoperabili e la scelta di criteri uniformi di normalizzazione, sulla base di standard descrittivi e linee guida condivisi in ambito nazionale e internazionale.

Fare rete: iniziative per un dialogo culturale Nel tempo sono state studiate molteplici soluzioni per la promozione culturale per mezzo delle tecnologie informatiche. Le attività principali in campo biblioteconomico, volte alla catalogazione delle risorse e alla formulazione dei relativi standard, sono affidate all’ICCU (Istituto per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche), che ha sviluppato i progetti per la pubblicazione di censimenti, bibliografie e inventari online, presenti nelle diverse basi dati, e che risulta essere l’istituto preposto alla catalogazione, digitalizzazione e conservazione a lungo termine delle memorie digitali delle biblioteche italiane. L’Istituto cura e dirige il prezioso portale Intenet Culturale, dal quale è possibile interrogare l’OPAC SBN e le diverse basi di dati, accedendo direttamente ai cataloghi e alle collezioni digitali delle biblioteche italiane. La Direzione Generale degli Archivi (DGA) è invece l’organo al quale il Codice dei beni culturali e del paesaggio affida la tutela e la valorizzazione del patrimonio archivistico nazionale e che coordina iniziative per il censimento e l’inventariazione informatizzata degli archivi. I portali tematici promossi dalla DGA, insieme al Sistema Archivistico Nazionale (SAN), esprimono particolarmente bene quella che dovrebbe essere la mission principale dell’applicazione del digitale al settore dei beni culturali, in quanto l’intento del progetto è suddividere virtualmente il sapere per aree tematiche (archivi d’impresa, di moda, di musica…) rendendo così la ricerca più agevole anche per un pubblico di non specialisti. Anche a livello internazionale l’Italia si è interessata della condivisione del proprio patrimonio culturale. Risultati tangibili sono derivati dalla partecipazione al progetto Minerva, avviato nel 2002 con lo scopo di guidare gli istituti culturali nella creazione di adeguate modalità di accesso e fruibilità in rete dei beni culturali, per l’individuazione di corrette procedure di digitalizzazione e di creazione dei contenuti culturali digitali. Dal gruppo italiano del progetto è stato redatto il Manuale per la qualità dei siti web culturali. Dagli esiti positivi di Minerva si sono sviluppate altre importanti iniziative, come il progetto Michael per la creazione di un portale multilingue che descriva gli istituti culturali e consenta l’accesso alle collezioni digitali di musei, archivi e biblioteche, Athena, specifico per la descrizione delle risorse museali e Europeana, la rete che rappresenta più di 2500 organizzazioni culturali, sostenitrice delle potenzialità della cultura “fruibile” come motore del cambiamento sociale ed economico e che sta lavorando sull’accesso il più possibile diffuso alle risorse digitali.    

Verifica dell’affidabilità dei sistemi e conservazione a lungo termine Il nodo ancora tutto da sciogliere riguarda l’efficacia delle soluzioni tecnologiche a nostra disposizione, affinché si possa garantire la sicura trasmissione della memoria del nostro patrimonio informativo. L’Italia non è l’unica a dover affrontare questa problematica, anche in ambito europeo i numeri relativi agli interventi non sono confortanti: infatti, secondo una valutazione del 2012 ad opera del progetto Enumerate, la maggior parte delle collezioni devono essere ancora digitalizzate, solo un terzo delle istituzioni sono inserite in piani strategici nazionali sulla conservazione e poche includono nel proprio budget risorse economiche da destinare in tal senso. Dal primo report si evince subito come le percentuali riguardanti archivi e biblioteche siano tra le più basse. Nel caso di testi e documenti gli interventi sono ovviamente molto impegnativi, catalogare o descrivere queste risorse, soprattutto a livello analitico è un’operazione articolata, che comporta spesso ricerche complesse. Nel caso dell’acquisizione per immagine la procedura è particolarmente delicata, perché implica un contatto spesso invasivo con il supporto della scrittura e il peggioramento delle condizioni dei materiali (è però utile segnalare la carenza di personale specializzato e di misure di sicurezza adeguate nei locali delle strutture preposte alla tutela, come una delle principali fonti di deterioramento), anche se gli scanner di nuova generazione offrono risultati soddisfacenti. In più va considerata la forte resistenza psicologica degli studiosi al cambiamento per la perdita del contatto con l’originale – anche nei casi di studio di tipo non strettamente codicologico – che concorre a frenare tutto il processo. Soprattutto negli istituti pubblici, poi, sono esigue le risorse economiche da poter investire e, come nel caso del restauro, è necessario operare delle selezioni, soprattutto sulla base della frequenza delle richieste di consultazione del singolo bene. Una volta effettuata la digitalizzazione si pone il problema di come tutelare a lungo termine le risorse; solo una pianificazione degli interventi – attraverso la redazione di piani di emergenza, di messa in sicurezza degli impianti e di periodiche operazioni di migrazione dei file e sostituzione dei supporti di memorizzazione per fronteggiare l’obsolescenza tecnologica – potrà consentire la futura leggibilità dei contenuti.

 

 

 

FONTE: ANORC – Associazione Nazionale per Operatori e Responsabili della Conservazione Digitale

AUTORE: Elena Lisi

 

 

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