Tecnologia nelle PA e Trasparenza: un binomio imprenscindibile

Simone Bellitto • 28 Agosto 2015

mancata_trasparenzaUltimamente si parla spesso di Trasparenza in relazione alle attività della Pubblica Amministrazione. In particolare l’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) ha frequentemente aggiornato le disposizioni sull’argomento per rendere l’attività amministrativa sempre al passo con l’aggiornamento tecnologico che sempre più la pervade.

 

La tecnologia è oramai un argomento chiave per la PA: le amministrazioni possono permettersi di ignorare il linguaggio ed il funzionamento di una piattaforma web e la sua relativa influenza sul carico di lavoro del dipendente del pubblico impiego? La risposta è senz’altro negativa.

 

In tal senso è illuminante, come spesso accade, la giurisprudenza. Sentenze e pronunce in materia possono assolutamente dissipare ogni eventuale dubbio residuo.

 

Analizziamo ad esempio uno stralcio della Sentenza n. 149 del 15 aprile 2015 del TAR della provincia autonoma di TRENTO, che riporta:

 

La PA è responsabile del funzionamento informatico di una sua piattaforma e le risposte informatiche della stessa costituiscono provvedimenti amministrativi anche impliciti. La responsabilità non cade solo in capo a chi ha predisposto il funzionamento del sistema senza considerare tali eventuali conseguenza, ma anche in capo al dipendente che, tempestivamente informato, ha omesso di svolgere tutte quelle attività idonee a soddisfare le legittime pretese dell’istante.

 

Secondo il TAR, per la Pubblica Amministrazione le tecnologie informatiche costituiscono uno strumento ormai imprescindibile per raggiungere obiettivi di efficienza ed efficacia nell’azione amministrativa. Il TAR ha puntualizzato che le risposte del sistema informatico sono oggettivamente imputabili all’Amministrazione e quindi alle persone che ne hanno la responsabilità.

 

La sentenza del TAR di Trento non è un caso isolato, altro emblematico esempio è dato dalla Sentenza n. 81 del 2 febbraio 2015 della CORTE DEI CONTI, SEZ. GIUR. DEL LAZIO, che si pronuncia sui mancati adempimenti in materia di trasparenza. La Corte dei Conti ha infatti condannato alcuni dirigenti di un ente locale al pagamento di una somma a titolo di risarcimento del danno erariale conseguente all’indebita percezione della retribuzione di risultato in modo integrale. Il Comune in questione non aveva adempiuto negli anni 2009, 2010 e 2011 agli obblighi normativi di pubblicità imposti dal D.Lgs. 150/2009, poiché non era stato costituito sul portale istituzionale dell’ente apposito link relativo agli incarichi conferiti al personale interno e a soggetti esterni. L’art. 54 del CAD, infatti, definisce che “i siti delle pubbliche amministrazioni contengono i dati di cui al decreto legislativo recante il riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni…”

 

Ma norme e giurisprudenza non devono essere i soli aspetti a spingere verso comportamenti virtuosi della PA, prendiamo ad esempio la percezione del cittadino italiano sulla trasparenza nelle attività correlate all’esercizio dell’amministrazione pubblica? Per gli italiani la trasparenza può costituire il primo freno alla corruzione: un’indagine sulla trasparenza nella Pubblica Amministrazione connessa all’impiego della rete condotta dall’Osservatorio Socialis di Errepi Comunicazione ha messo in chiaro che per gli italiani un’azione di trasparenza della PA funzionerebbe in primo luogo come freno a comportamenti illegittimi come corruzione e raccomandazioni.

 

Crediamo che queste poche note esplicative possano chiaramente rendere atto che oramai il binomio fra tecnologia e trasparenza nella PA sia ineluttabilmente imprescindibile.

Fonte: articolo di Simone Bellitto
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