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Accordo Quadro Anci-Conai, un’altra occasione persa?

lentepubblica.it • 29 Aprile 2014

Lo scorso sette aprile Conai e Anci hanno reso noto in un sintetico comunicato stampa congiunto di aver raggiunto un’intesa per la sottoscrizione dell’Accordo di Programma Quadro che regolamenterà la raccolta differenziata degli imballaggi nel prossimo quinquennio 1/4/14 – 31/3/19 da parte dei Comuni.  

Dal comunicato parrebbe che oltre al “significativo” aumento dei corrispettivi l’accordo quadro non contenga alcuna delle richieste imprescindibili.

In attesa di visionare  il testo dell’accordo e gli allegati tecnici, per poter esprimere un parere circostanziato, non possiamo che valutare come altamente insufficienti gli aumenti dei contributi resi noti:  + 10,6%  per la plastica (che vale il 54% dei contributi CONAI) e un aumento medio tra il 16 e 17% per gli altri materiali. 

Inoltre rispetto a quanto dichiarato da Corepla,  e cioè che  “l’incremento del 10,6 %, tenuto conto della mancata applicazione delle restrizioni delle fasce di qualità previste per il 2013 dall’accordo vigente, sale al 16,6%”,  aspettiamo di leggere con attenzione l’allegato tecnico per capire se e come i costi di smaltimento della frazione estranea verranno addebitati.

I casi documentati nel nostro Dossier e lo studio successivamente presentato dall’ATOR3 riferito alla Provincia di Torino,  avevano messo in evidenza l’insostenibilità economica e ambientale del precedente accordo che sottrae risorse economiche ai comuni e condiziona fortemente la possibilità degli stessi di raggiungere gli obiettivi di recupero di materia previsti dall’Europa e dalla Normativa Italiana.

Per meglio chiarire come non possano essere considerati “significativi” gli aumenti annunciati ricordiamo che i corrispettivi che i Comuni ricevono dal Conai coprono solamente il 28,7 e 32% dei costi sostenuti dai Comuni, come documentato da studi realizzati dalla Provincia di Torino e Anci Lombardia (vedi approfondimento a fondo pagina). 

La richiesta di cui Fassino, come Presidente Anci,  si è fatto portavoce verso il Conai nel dicembre scorso (anche a seguito dei nostri appelli),  è stata quella di aumentare l’impegno del Conai dai 312 milioni elargiti ai Comuni nel 2012 ai 450 milioni l’anno

Come ACV avevamo indicato 150 milioni in più rispetto ai 321 milioni del 2012 come aumento minimo, anche se ancora molto lontano dal coprire i costi della RD degli imballaggi. Tali costi infatti ammonterebbero ad almeno a 858 milioni se si effettua una proiezione nazionale sui costi medi pro capite calcolati da ISPRA nel suo Rapporto Rifiuti 2013..

Il realtà da una nostra elaborazione (pag.18 del Dossier) che si basa sulla media dei costi pro capite rilevati in 5 consorzi piemontesi nel 2012, i costi sostenuti sostenuti dai Comuni per la RD degli imballaggi risulterebbero pari a circa 1 miliardo e 600 milioni come totale nazionale. Circa sei volte di più di quanto riconosciuto dal Conai ai Comuni nel 2011.

Se il Conai fosse in grado di garantire ai Comuni Italiani un livello di contributi in linea con i casi esaminati dal Dossier di paesi europei come Francia, Spagna, Olanda, Portogallo nessuno avrebbe da obiettare sul fatto che le aziende italiane paghino il contributo ambientale più basso d’Europa (il 25% circa della media EU). Al contrario i corrispettivi che ricevono i Comuni italiani sono attualmente un terzo di quelli portoghesi e i più bassi in assoluto comparati con quelli dei quattro paesi esaminati.

Lo stesso commento vale anche per la scelta di non imporre, così come avviene in molti altri paesi europei, un contributo ambientale maggiorato  per chi immette imballaggi  non, o difficilmente riciclabili, che oggi vengono raccolti e contabilizzati da Conai per essere avviati all’incenerimento.

Se il Conai fosse stato in grado di ottenere una progressiva prevenzione e una riconversione ecologica della produzione di imballaggi anche in assenza di leve economiche “tanto di cappello”. Ma il dato che siamo tra i primi post in Europa per consumo pro capite di imballaggi, e che gli imballaggi difficilmente riciclabili siano in aumento sugli scaffali dei supermercati, dimostra che le politiche di prevenzione sin qui adottate non sono state così efficaci, soprattutto per la plastica. 

Guardando agli altri paesi europei più evoluti –che hanno delle performance di riciclo migliori delle nostre-  dove i Comuni non devono neanche occuparsi della raccolta degli imballaggi e dove vige una libera concorrenza tra soggetti qualificati (che si traduce in costi più bassi per i cittadini),  la situazione italiana risulta incomprensibile oltre che anacronistica.

Abbiamo un consorzio privato senza scopo di lucro che opera in una posizione di monopolio, che non è soggetto ad alcun controllo da parte di un organismo superiore, che riscuote il contributo ambientale di tutti gli imballaggi immessi  dalle aziende utilizzatrici ( e risparmia così sui corrispettivi di quelle partite di imballaggi che i Comuni gestiscono fuori dalla convenzione anci-conai), che incassa anche i proventi della vendita dei materiali dei Comuni (circa 200 milioni nel 2011) e che corrisponde ai Comuni in media meno di un terzo di quanto spendono. Il Conai afferma che il modello italiano viene visto con “interesse in Europa per i risultati ottenuti a fronte di minori costi per il sistema delle imprese della media europea”. Dubitiamo che i Comuni dei paesi prima citati accetterebbero di passare al nostro sistema, al contrario dei nostri Comuni!.

Le esigenze dei Comuni Virtuosi che sono quelle di ridurre i costi del servizio ai cittadini facendo della raccolta differenziata spinta uno strumento per arrivare al recupero effettivo di materia, creare occupazione locale valorizzando economicamente i materiali raccolti non trovano risposte nel contesto che si andrebbe a riproporre qualora  i nostri timori trovassero conferma nei contenuti di questo nuovo Accordo Quadro al 2019.

Il rinnovo dell’AQ Anci-Conai secondo l’ACV e gli oltre 200 comuni e Consorzi che hanno sottoscritto le nostre richieste,  doveva diventare anche l’occasione per dare attuazione alla corretta gerarchia di gestione dei rifiuti che vede l’opzione del riciclo prioritaria a quella dell’incenerimento. 

Soprattutto per la plastica, la percentuale di riciclo del 26% imposta dalla legge viene raggiunta e superata da Corepla solamente in virtù delle quantità di plastica gestite dal settore del riciclo indipendente, fatto di aziende che lavorano sul libero mercato senza ricevere alcun contributo.

La Commissione Europea ci chiamerà a breve a più che raddoppiare le percentuali e quantità di riciclo della plastica. Quanto costerà ai Comuni e al cittadino raggiungere questo obiettivo nella situazione attuale,  senza possibilità di incidervi con scelte diverse,  seppur nella convinzione che impiegare materie prime per imballaggi e prodotti per poi distruggerli (e importare nuovamente materie prime) sia assolutamente folle sotto l’aspetto ambientale, ma soprattutto economico ?

Non abbiamo a disposizione sufficienti studi che dimostrano che il riciclo, paragonato alla produzione con materia prima vergine offra importanti vantaggi ambientali, come risparmio energetico e riduzione delle emissioni CO, sociali in termini di maggiore occupazione, ed economici ?

Secondo uno studio pubblicato da Plastics Recyclers Europe e realizzato da Bio Intelligence Services  un aumento dell’attuale tasso di riciclo dall’attuale media europea dal 26% al 62% permetterebbe la creazione di oltre 360.000 nuovi posti di lavoro in Europa e 47.000 in Italia. Inoltre  l’utilizzo di plastiche riciclate al posto di plastiche vergini consentirebbe notevoli risparmi alle industrie di trasformazione, valutabili in 4,5 Miliardi di Euro/anno.

APPROFONDIMENTO  

L’Osservatorio Rifiuti della Provincia di Torino (che nel 2012  ha raggiunto il 51 % di RD) ha effettuato un accurato  monitoraggio dei costi di raccolta fin dal 2007. Nel 2011 la  quota di costi di raccolta dei soli imballaggi coperta grazie ai  corrispettivi riconosciuti dal Conai risulta pari al 28,7 %. 

L’ANCI Lombardia (dove nel 2012 la % di RD è pari al 51,5 %) scrive che «Il D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. all’art. 224, punto 3h pone a carico dei produttori e utilizzatori di imballaggi i cd. “maggiori oneri per la raccolta differenziata”; ma tali costi sono invece prevalentemente sostenuti dai Comuni.  Lo studio congiunto ANCI-CONAI sui costi della raccolta (punto 7.2 a, dell’AQ09), presentato a Prato  nel febbraio u.s., è stato inspiegabilmente accantonato, occorre invece un confronto serio sui suoi risultati. La definizione dei maggiori oneri deve quindi assumere un ruolo centrale nella piattaforma del nuovo accordo … la restituzione attuale da parte del CONAI è pari a 5,58 €/ab.anno, ovvero circa il 32 % dei costi sostenuti dai Comuni» 

Se si analizzano infatti i costi di raccolta dei principali materiali da imballaggio rilevati presso Consorzi che operano la gestione unitaria del servizio di raccolta (quindi con maggiori economie di scala) raggiungendo o superando almeno il 55 % di RD si possono rilevare i costi medi di raccolta procapite riportati nella tabella successiva. In questo caso la proiezione a livello nazionale di tali costi di raccolta (escludendo il legno per cui si può stimare un costo di almeno 100 milioni di euro) ammontano a circa un miliardo e 600 milioni di euro cioè circa 6 volte di più di quanto riconosciuto dal Conai ai Comuni nel 2011. 

Si chiede di triplicare l’entità dei corrispettivi CONAI (che nel 2011 rappresentavano meno di un terzo dei costi di RD degli imballaggi e diventerebbero meno di un sesto allorquando i Comuni Italiani raggiungeranno l’obiettivo minimo di RD stabilito dal D.lgs 152/06 per la fine del 2012)

FONTE: Associazione dei Comuni virtuosi

anci_conai

 

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