Ascomac: proposte su fiscalità energetica e ambientale

lentepubblica.it • 15 Gennaio 2014

L’aggiornamento della politica del cosiddetto «20-20-20», la riduzione della CO2 e la definizione della quota di energia rinnovabile al 2030 sono temi caldi. Notevole l’impatto sulla competitività delle imprese in termini di maggiori costi.

L’aggiornamento della politica del cosiddetto «20-20-20», la riduzione della CO2 e la definizione della quota di energia rinnovabile al 2030 sono temi caldi che stanno animando e dividendo l’Europa. Notevole l’impatto sulla competitività delle imprese in termini di maggiori costi per ottemperare ad obblighi ai quali altri competitors di Paesi extraeuropei non sono soggetti. Secondo il Commissario Tajani, “politica industriale e ambientale devono poter coincidere, e per questo ci vogliono obiettivi equilibrati, che non costringano le aziende a delocalizzare”. Pilastro fondante della nuova politica fiscale che il nostro Paese con coraggio deve portare avanti è la Competitività sostenibile per “delocalizzare al contrario” o, meglio, per riallocare risorse e investimenti e rilocalizzare Attività, Lavoro e Occupazione in Italia e in Europa. Il Parlamento, dapprima la Camera ed ora il Senato, sta esaminando in questi giorni la cd Delega fiscale che ha reintrodotto, rispetto alla precedente Legislatura, un articolo di fondamentale importanza per il Paese: la fiscalità energetica ed ambientale. Il tema, fortemente voluto dal Governo Monti e dal Ministro dell’Ambiente Clini, tradotto in articolo, era stato poi cassato durante l’esame parlamentare. La soppressione, come si legge nei resoconti parlamentari, era da considerarsi opportuna “atteso che la introduzione nell’Ordinamento nazionale di nuove forme di fiscalità ambientale prima della entrata in vigore della nuova direttiva quadro europea sulla tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità, di cui alla comunicazione COM (2011) 169, si tradurrebbe, di fatto, in una penalizzazione delle aziende italiane, a tutto vantaggio di quelle degli altri Stati membri della Unione europea;” (Parere VIII Commissione permanente – Atti parlamentari, Camera dei Deputati – 5291-A)”. “Al contrario, la fiscalità energetica ed ambientale” – sottolinea Carlo Belvedere Segretario Generale Ascomac – “rappresenta senza dubbi una leva trasversale di sviluppo del Lavoro e della Competitività sostenibile del Sistema Italia, avviando la transizione del Paese verso un’economia a basso contenuto di carbonio, ad elevato risparmio energetico, a ridotto consumo di acqua, ad alta riciclabilità”. “Certamente alcuni meccanismi vanno rivisti e sostituiti, non aggiunti”. “L’impulso che il Legislatore può dare da subito al sistema economico è di promuovere, integrare, raccordare e coordinare tra loro la fiscalità energetica e quella ambientale, ora verticalmente separate, per unificarle sotto il Valore della Sostenibilità. In sintesi, la realizzazione di un prodotto, di una fabbrica, di un cantiere, di un’opera non solo a ridotto impatto di carbonio, ma contestualmente a ridotto consumo di acqua e, al tempo stesso, altamente riciclabile. E’ questa la rivoluzione sostenibile che fa la differenza competitiva” da realizzare subito anche in Europa”. “Tra le diverse proposte, per quanto riguarda i temi della Delocalizzazione e della Competitività del sistema industriale e non solo, connessi alla riduzione delle emissioni – conclude Belvedere – la nostra Federazione ha proposto al Governo ed al Parlamento la introduzione, in sostituzione dello strumento “cap and trade”, del principio, formulato e proposto da diversi anni dalla Autorità per l’energia elettrica e il gas, basato su meccanismi di mercato riguardanti il contenuto CO2 dei prodotti destinati al consumo e quindi finalizzati alla tutela del consumatore finale, attraverso una riduzione/esenzione della tassazione di accise e IVA dei prodotti a più basso contenuto di carbonio e non solo ( si pensi ad es. alla riduzione del consumo di acqua, di materie prime ed all’aumento della riciclabilità) e finalizzato a contrastare fenomeni di dumping ambientale”.

FONTE: Confcommercio

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