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Chi inquina (ancora) non paga i danni arrecati alla salute

lentepubblica.it • 20 Febbraio 2015

Inquinamento e salute. I soggetti responsabili non pagano i costi del danno apportato alla collettività. Con sistemi di rilevamento migliori, potrebbero essere penalizzati, riducendo le emissioni.

L’ultimo rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente sulla qualità dell’aria in Europa stima tra i 330 e i 940 miliardi di euro il costo annuale per la salute derivanti dall’inquinamento atmosferico, mentre a livello globale l’Ocse ha attribuito a questa causa 3,4 milioni di morti nel 2010, con la Cina in testa.

In Europa la situazione più critica, pur in presenza di un trend di miglioramento, è quella della Pianura Padana (ed in particolare della Lombardia) e della Slesia in Polonia.

L’inquinamento atmosferico rappresenta un problema grave soprattutto nelle aree urbane, dove si concentrano i principali fattori di emissione. Nelle città italiane il traffico è di gran lunga il maggiore responsabile delle emissioni di polveri sottili e di altri inquinanti pericolosi per la salute come il biossido d’azoto e gli idrocarburi policiclici aromatici, nonché delle componenti primarie dell’ozono.

In un contesto di crescente competizione tra città globali, la qualità dell’ambiente rappresenta un elemento di sempre maggior rilievo. Assume dunque grande rilevanza indirizzare le politiche pubbliche verso il miglioramento della qualità ambientale sulla base di valutazioni economiche affidabili in termini di rapporto tra costi delle misure e danno evitato. Gli effetti dell’inquinamento dell’aria, infatti, hanno conseguenze molteplici per il benessere umano in settori quali la sanità, l’agricoltura, l’ecosistema, gli immobili e anche il patrimonio artistico.

Nel tempo si sono sviluppate metodologie di valutazione monetaria dei danni ambientali sempre più accurate, basate alternativamente sul valore di mercato delle risorse compromesse o sulla stima delle disponibilità a pagare degli individui per evitare i danni. La prima tipologia di danni riguarda i costi monetari in termini di maggiori spese sanitarie, previdenziali e di manutenzione, i minori ricavi dalla produzione agricola, i maggiori incidenti legati alla minor visibilità; la seconda principalmente il rischio di mortalità e di contrarre diverse patologie.

Iefe Bocconi e fondazione Ca’ Granda – Policlinico di Milano hanno organizzato un’occasione di confronto fra economisti e medici per fare il punto sulle conoscenze in termini di valutazione economica dell’inquinamento atmosferico, a cui hanno partecipato anche esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità, che hanno evidenziato come gli attuali limiti europei, spesso non raggiunti, non sono comunque sufficienti per la tutela della salute. Una riduzione del 20% delle concentrazioni di polveri sottili consentirebbe di evitare oltre un terzo della mortalità per questa causa.

La sfida principale per la scienza economica è duplice: da un lato, è chiamata a stimare con maggior precisione e dettaglio l’effettivo costo dell’inquinamento atmosferico; dall’altro, a proporre sia efficaci meccanismi di internalizzazione dei costi dell’inquinamento atmosferico, sia policy che siano cost-effective nel ridurre le emissioni di inquinanti e i relativi impatti sulla società.

Oggi infatti le esternalità ambientali generate dai soggetti responsabili dell’inquinamento sono sopportate dagli stessi solo in piccola parte. L’applicazione del principio “chi inquina paga” consentirebbe invece di migliorare il benessere sociale, penalizzando le attività inquinanti e indirizzando maggiori risorse economiche nella direzione di una green growth. C’è grande spazio anche per la ricerca, secondo un approccio multidisciplinare, per valutare i meccanismi di causa-effetto, migliorando i sistemi di rilevamento (che ancora oggi non consentono di individuare in maniera veramente dettagliata e puntuale la distribuzione spazio-temporale degli inquinanti, che può variare sensibilmente nell’arco di pochi chilometri e di poche ore), definire il valore monetario di tali impatti; attribuire le responsabilità dei costi generati e definire le misure di policy ottimali.

 

 

 

FONTE: Eco dalle Città (www.ecodallecittà.it)

AUTORI: Edoardo Croci e Federico Pontoni

 

 

 

 

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