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Consumo di Suolo: servono norme concrete per prevenirlo

lentepubblica.it • 18 Luglio 2016

consumo-suolo“Il Parlamento approvi in tempi brevi il ddl contro il consumo di suolo. All’Ue chiediamo una direttiva specifica a tutela del suolo. Per frenare il consumo di suolo c’è bisogno di norme e regole efficaci, azioni e strategie concrete non più rimandabili e che mettano al centro la rigenerazione urbana e il suolo inteso come bene comune e preziosa risorsa da tutelare. È il momento di dare un segnale chiaro al Paese, delineando una strategia ben precisa che tenga conto di una politica economica sostenibile e una normativa a difesa del suolo, per iniziare quella strada del cambiamento caratterizzata dalla rigenerazione urbana, dalla sostenibilità ambientale, dalla riqualificazione edilizia, energetica e antisismica del patrimonio esistente. Un cambiamento condiviso da tanti cittadini e indispensabile per la Penisola. Per questo chiediamo al Parlamento di approvare in questa legislatura e in tempi brevi il ddl contro il consumo di suolo, in ballo da quattro anni e ora in discussione al Senato; mentre all’Unione Europea chiediamo di approvare una direttiva europea sul suolo”.

 

Così Damiano Di Simine, della segreteria nazionale di Legambiente commenta i dati Ispra diffusi oggi sul consumo di suolo. Legambiente, da anni in prima linea nella lotta al consumo di suolo, è impegnata nella grande campagna europea PEOPLE4SOIL, insieme a tante altre associazioni, per chiedere regole efficaci contro il consumo di suolo, condivise dall’Europa. “Per questo a settembre – aggiunge Di Simine – lanceremo una grande petizione popolare europea che coinvolgerà tanti cittadini e una rete di oltre 300 organizzazioni. L’obiettivo è quello di raccogliere le firme di un milione di cittadini europei e chiedere alle istituzioni comunitarie di introdurre una direttiva specifica a tutela del suolo in Europa. Il suolo è il bene comune imprescindibile per lo sviluppo del progetto europeo, la sua tutela deve essere una responsabilità comune di cui le istituzioni comunitarie devono farsi garanti”.

Fonte: Legambiente
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