Il dilemma delle sostanze tossiche: le aziende tessili hanno la “stoffa” della sostenibilità?

lentepubblica.it • 24 Settembre 2014

Qualcosa di molto “cool” è accaduto nell’ultimo giorno della Settimana della Moda milanese. Qualcosa che ci fa pensare che quello che abbiamo iniziato due anni fa con The Fashion Duel  e portato avanti insieme a brand comeValentino e Burberry abbia le potenzialità per cambiare davvero il mercato e garantire a tutti una moda libera da sostanze tossiche.

Oggi sei delle più importanti aziende tessili del Paese, quasi tutte fornitrici dei marchi del lusso internazionale, hanno annunciato il loro impegno a eliminare le sostanze chimiche pericolose dalle proprie filiere.

Come semplici consumatori potreste non aver mai sentito i loro nomi: Miroglio, Berbrand, Italdenim, Besani, Tessitura Attilio Imperiali e Zip, ma sono queste aziende che producono larga parte di quanto viene poi commercializzato come capi di abbigliamento di lusso.

Solo nel 2013 queste aziende hanno prodotto 7 milioni di metri di tessuto e ne hanno stampati 40 milioni di metri – la circonferenza del globo terrestre, per capirci. Il loro impegno a Detoxpotrebbe influire, direttamente o indirettamente, sulla produzione di circa 70 milioni di capi ogni anno.

Ma la notizia, forse migliore, è che si tratta dell’impegno più ambizioso mai firmato finora!

Le aziende che hanno reso pubblico il loro impegno hanno già eliminato 8 su 11 dei gruppi disostanze chimiche più pericolose e prioritarie per Detox. Oltre a questo hanno pubblicato e continueranno a farlo come esercizio alla trasparenza, i risultati delle analisi dei propri prodotti sui proprio siti web. Massima trasparenza al servizio di consumatori e clienti dunque.

E non è tutto. Una delle aziende impegnatesi oggi, il gruppo Miroglio, ha deciso di estendere l’impegno per una produzione libera da sostanze tossiche anche alla propria divisione Fashionche commercializza con dieci marchi molto diffusi sul mercato italiano, tra cui Motivi, Oltre, Elena Mirò e Caractére.

Come ricorderete, a febbraio di quest’anno abbiamo sfidato il settore del lusso a garantire a noi e ai nostri figli una moda libera dell’incubo delle sostanze tossiche. Oggi siamo ancora più sicuri che la rivoluzione Detox è già iniziata e Greenpeace insieme a milioni di consumatori e a marchi come Valentino, Benetton, Burberry, Zara e adesso l’industria del tessile non  intende fermarla. Quando il mercato si muove, solo i miopi rimangono indietro.

Cosa aspettano Versace, Gucci, Louis Vuitton e Dolce&Gabbana a passare dalla parte di coloro che garantiranno al Pianeta e alle nuove generazioni un futuro libero da sostanze tossiche?

Solo nel 2013 queste aziende hanno prodotto 7 milioni di metri di tessuto e ne hanno stampati 40 milioni di metri – la circonferenza del globo terrestre, per capirci. Il loro impegno a Detoxpotrebbe influire, direttamente o indirettamente, sulla produzione di circa 70 milioni di capi ogni anno.

Ma la notizia, forse migliore, è che si tratta dell’impegno più ambizioso mai firmato finora!

Le aziende che hanno reso pubblico il loro impegno hanno già eliminato 8 su 11 dei gruppi disostanze chimiche più pericolose e prioritarie per Detox. Oltre a questo hanno pubblicato e continueranno a farlo come esercizio alla trasparenza, i risultati delle analisi dei propri prodotti sui proprio siti web. Massima trasparenza al servizio di consumatori e clienti dunque.

E non è tutto. Una delle aziende impegnatesi oggi, il gruppo Miroglio, ha deciso di estendere l’impegno per una produzione libera da sostanze tossiche anche alla propria divisione Fashionche commercializza con dieci marchi molto diffusi sul mercato italiano, tra cui Motivi, Oltre, Elena Mirò e Caractére.

Come ricorderete, a febbraio di quest’anno abbiamo sfidato il settore del lusso a garantire a noi e ai nostri figli una moda libera dell’incubo delle sostanze tossiche. Oggi siamo ancora più sicuri che la rivoluzione Detox è già iniziata e Greenpeace insieme a milioni di consumatori e a marchi come Valentino, Benetton, Burberry, Zara e adesso l’industria del tessile non  intende fermarla. Quando il mercato si muove, solo i miopi rimangono indietro.

Cosa aspettano Versace, Gucci, Louis Vuitton e Dolce&Gabbana a passare dalla parte di coloro che garantiranno al Pianeta e alle nuove generazioni un futuro libero da sostanze tossiche?

FONTE: GreenPeace Italia (www.greenpeace.it)

AUTORE: Chiara Campione

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