Dischetti Plastica in mare: risolto l’enigma, ora si deve intervenire

lentepubblica.it • 26 Marzo 2018

dischetti-plasticaRisolto il mistero dei dischetti di plastica trovati spiaggiati fin dalle scorse settimane sulle coste di Campania, Toscana e Lazio. Grazie al lavoro della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera è stata accertata, secondo il comunicato stampa diffuso ieri proprio dal Comando Generale del Corpo, la fonte e la causa della proliferazione dei dischetti in plastica.


Week end di pulizia delle spiagge con Legambiente e Clean sea life per l’emergenza dischetti spiaggiati “Risolto l’enigma, i responsabili siano perseguiti per reato d’inquinamento ambientale”.  Grazie al lavoro della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera è stata accertata, secondo il comunicato stampa diffuso ieri proprio dal Comando Generale del Corpola fonte e la causa della proliferazione dei dischetti in plastica, che proverrebbero da un impianto di depurazione sul fiume Sele, a causa di un cedimento strutturale di una vasca.

 

Risolto l’enigma rimane però l’inquinamento e per questo Clean Sea Life, (il progetto europeo che mira ad accrescere l’attenzione del pubblico sui rifiuti marini), di cui Legambiente è partner, invita tutti a partecipare a #cacciaaldischetto, l’attività di pulizia delle spiagge coinvolte dalla dispersione dei dischetti, che nel weekend vedrà cittadini e associazioni al lavoro in diverse località, consultabili sul sito www.cleansealife.it.

 

“Siamo grati al Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, che ha individuato la fonte del gravissimo inquinamento causato dai dischetti di materiale plastico a danno di circa 500 km di costa tirrenica – ha dichiarato il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti -. Ora ci aspettiamo che i responsabili siano perseguiti per reato di inquinamento ambientale come previsto dalla legge 68/2015 sugli ecoreati. Con Goletta Verde, da anni denunciamo l’inadeguatezza degli impianti di depurazione del nostro Paese: una carenza strutturale che ci è già costata due condanne e una terza procedura d’infrazione da parte dell’Unione europea, con due sanzioni da 62,7 milioni di euro una tantum, a cui si aggiungono 347 mila euro al giorno sino al risanamento delle irregolarità, cui si somma ora anche il problema del controllo e della manutenzione degli impianti per scongiurare il ripetersi di simili gravissimi incidenti”.

 

Legambiente, che nel weekend scenderà in campo con i propri volontari per andare a pulire le spiagge interessate, chiede che le operazioni di bonifica non siano però affidate solo alla volontà e alla dedizione dei cittadini: “Il Ministero dell’Ambiente e le Regioni interessate si impegnino subito per una valutazione complessiva dell’impatto dello sversamento delle plastiche e per avviare rapidamente un adeguato piano di rimozione e risanamento – ha aggiunto Giorgio Zampetti -. Ci troviamo di fronte a una emergenza che non può essere risolta grazie solo all’impegno volontario dei cittadini”.

 

Per partecipare concretamente è possibile organizzare e proporre un’attività di pulizia attraverso il sito www.cleansealife.it.

 

Chi volesse unirsi invece alle attività già previste per sabato 24 e domenica 25 marzo dai circoli di Legambiente può contattare il Circolo Orizzonti di Salerno (legambientepersalerno@gmail.com), il Circolo Freewheeling di Paestum (posta@legambientepaestum.it), il Circolo Vento in faccia di Battipaglia (info@legambienteventoinfaccia.it), il Circolo Verde Azzurro Sud Pontino di Minturno (legambiente.circolosudpontino@gmail.com), quello di Ostia – Litorale Romano (legambiente@ostiamediterranea.it) o di Terracina con il supporto di tutta la rete cittadina #Plasticfreebeaches legambiente.terracina@gmail.com),. A Ischia le operazioni sono promosse dall’Area Marina Protetta Regno di Nettuno (info@nettunoamp.it)

 

Ai fini di una corretta gestione delle operazioni, Legambiente invita tutti a comunicare i quantitativi di dischetti raccolti (usando sempre i guanti per precauzione), sempre sul sito di Clean sea life e a conferire il bottino raccolto presso l’isola ecologica più vicina.

 

Fonte: Legambiente
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