ENEL, si progetta la chiusura di ben 23 centrali: Genova, Bari e Livorno coinvolte

lentepubblica.it • 5 Novembre 2014

Tra le 23 centrali sulle quali Enel sta ragionando, tra chiusura e cambio della tecnologia in uso in quanto non più adeguate alla strategia del Gruppo, ce ne sono 3 “che non sono piu pensabili come siti produttivi, dentro conglomerati urbani”, impianti come quelli di “Genova, Bari e Livorno, centrali in centro città destinate a un uso diverso”. Lo dice Francesco Starace, amministratore delegato e direttore generale Enel, in audizione alla commissione Industria del Senato.

Sulle 23 centrali ci sarà “un piano organico, oggetto di una comunicazione articolata e pianificata”, spiega Starace, anticipando che nel Gruppo si ragiona su “tre grandi cluster”.

Ce n’è uno che raggruppa impianti “dove continuare a produrre ma con tecnologia diversa“, spiega l’ad e dg Enel, “un altro con tre centrali che non sono più pensabili come siti produttivi, che si trovano dentro conglomerati urbani, e per i quali qualunque tecnologia difficilmente troverebbe consenso”, senza contare che “anche la logistica è difficile”. Quindi a Genova, Bari e Livorno le locali centrali Enel sono destinate “a un uso diverso”.

“Il terzo cluster- prosegue Francesco Starace, ad e dg Enel- riguarda impianti che non si trovano in città ma che non hanno un’alta probabilità di produrre“, siti “dove far partire un conocorso idee per capire cosa vi si possa fare al di là del produrre elettricità”. Potrebbe trattarsi anche di un’attività che “sfugge al nostro oggetto sociale”, spiega Starace, ma “non abbiamo la presunzione di gestirli noi solo perché antichi siti Enel”, quindi va bene che “li gestisca anche qualcun altro”. Ad esempio, spiega l’ad e dg Enel, “c’è una grande ricerca di siti adatti a realizzare dei data center, c’è questa necessità e le centrali elettriche sono tipicamente buone località per realizzare dei data center”.

Comunque, conclude Strace, “appena siamo pronti faremo alcune comunicazioni molto specifiche, sito per sito, cluster per cluster”.

 

 

FONTE: Agenzia DIRE (www.dire.it)

AUTORE: Roberto Antonini

 

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