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Il piano Cottarelli per l’energia: “Spegnere le luci stradali, fino a 200 milioni l’anno di risparmio”

lentepubblica.it • 12 Giugno 2014

“L’illuminazione stradale costa circa due miliardi” l’anno “e grava prevalentemente sulle finanze dei comuni” ma “risparmi immediati non trascurabili, dell’ordine di 100-200 milioni l’anno, possono essere ottenuti nel breve periodo attraverso lo spegnimento di luci non necessarie“, anche se “il grosso dei risparmi richiede investimenti”. Ad esempio “rimpiazzando punti luce che disperdono la luce verso l’alto, eliminando l’illuminazione eccessiva” o “utilizzando tecnologie Led”. Interventi che richiedono investimenti, capaci però di far “risparmiare fino a un miliardo per anno”. Carlo Cottarelli, commissario per la spending review, lo scrive sul suo blog (su revisionedellaspesa.gov.it). 

Certo, la preoccupazione di chi teme per la criminalità “è comprensibile, anche se diversi studi hanno concluso che non esiste evidenza empirica di un legame tra intensità della illuminazione stradale e tasso di criminalità“, ma non si parla di questo, precisa Cottarelli. Ad ogni modo “occorre un po’ di coraggio e smettere di avere paura del buio (su questo anche i gufi saranno d’accordo)”, chiosa Cottarelli.
“Circolano da qualche tempo nell’ambiente degli analisti economici delle grandi banche internazionali alcune fotografie che vengono utilizzate per illustrare il persistente spreco di denaro pubblico nel nostro paese”, scrive il commissario nel suo blog. Le foto “non richiedono molti commenti: come vedete, le luci splendono nel cuor della notte sullo stivale”.

Si tratta di foto che “descrivono una realtà confermata dalle statistiche di consumo energetico”, prosegue Carlo Cottarelli, commissario per la spending review, sul suo blog. “Il consumo annuo pro capite per illuminazione pubblica in Italia è di 107 kiloWattora, più del doppio della Germania e della Gran Bretagna e un terzo in più della Francia (nonostante Parigi)- segnala Cottarelli- a Berlino gli abitanti per punti luce sono 15,6: a Milano sono 9,4 (dati gentilmente forniti da Istil)”. Questo “comporta uno spreco di denaro pubblico (l’illuminazione stradale costa circa due miliardi e grava prevalentemente sulle finanze dei comuni) e un inquinamento luminoso i cui danni non vanno sottovalutati”, aggiunge il commissario.

Non è la prima volta che la questione dell’eccessiva illuminazione pubblica stradale viene sollevata in Italia ma “le obiezioni che vengono mosse a misure di risparmio in quest’area sono di diverso tipo ma tutte infondate“, segnala Cottarelli. “Non si tratta di rinunciare a nulla” sul fronte dell’abitudine “latina” a passare le serate all’aperto, precisa. 

Ci sono poi “obiezioni di natura, per così dire, trasversale”, segnala il commissario. Infatti “alcune municipalizzate che rivendono elettricità sono così inefficienti-particolarmente in termini di costi del personale, e, in generale, nei costi fissi- dice Cottarelli- che si sostengono solo con la vendita di quantità di energia eccessive ai comuni controllanti”. Riducendo i consumi a quanto effettivamente necessario, “si manderebbero in rovina queste municipalizzate” ma questo “è del tutto paradossale” avverte Cottarelli. E’ infatti “chiaro che la soluzione del problema deve essere l’efficientamento delle municipalizzate, non il mantenimento di consumi energetici eccessivi”, aggiunge.

“Naturalmente, ottenere risparmi dell’ordine indicato richiede tempo– spiega Carlo Cottarelli, commissario per la spending review, sul suo blog- risparmi immediati non trascurabili, dell’ordine di 100-200 milioni l’anno, possono essere ottenuti nel breve periodo attraverso lo spegnimento di luci non necessarie. Ma il grosso dei risparmi richiede investimenti”. 

Per mettere in campo gli interventi “è possibile considerare forme di partenariato pubblico privato che evitino l’esborso immediato di risorse da parte del settore pubblico”, dice Cottarelli, e c’è “la possibilità di mobilizzare fondi europei per finalità di efficientamento energetico”.

Insomma, conclude Cottarelli, “non esistono quindi impedimenti insormontabili a questa operazione di riduzione degli sprechi (con benefici anche per la bilancia commerciale visto che l’Italia importa la gran parte delle risorse energetiche). Si tratta di muoversi con decisione, mobilitando i Comuni e l’opinione pubblica. E con un programma di investimenti in risparmio energetico che non può che giovare al paese. Occorre un po’ di coraggio e smettere di avere paura del buio (su questo anche i gufi saranno d’accordo)”.

 

FONTE: Agenzia Dire (www.dire.it)

 

energia verde

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