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Genova, la città che vogliamo

lentepubblica.it • 21 Gennaio 2014

Il sindaco Doria riceve i cittadini e le organizzazioni che hanno promosso l’appello per dire stop alle nuove costruzioni. In vista dell’approvazione del nuovo Piano urbanistico comunale chiedono di salvaguardare l’agricoltura genovese, che conta 540 aziende agricole come racconta il reportage “Genova è una città contadina” da Ae 156.

Genova è ancora una città contadina, forte di 540 aziende agricole nel territorio comunale. In un’area che negli ultimi anni è stata vittima di frequenti alluvioni causate dal dissesto idrogeologico, chi lavora la terra mantiene vivo, e cura, un territorio che -come ci ha spiegato Dario Patrone, che coltiva un ettaro sulle alture della Vesima, a pochi chilometri da Voltri- “è stato costruito in centinaia di anni, dagli unici che si sono mostrati in grado di manutenere questo territorio, cioè i contadini”.

Abbiamo visitato l’azienda agricola di Dario per il reportage che pubblichiamo su Altreconomia di gennaio 2014, “Genova è una città contadina”.

E Dario -insieme alle altre realtà dei Contadini della Vesima- è anche tra gli animatori di Istruzioni per il futuro, la rete che con il forum “Salviamo il paesaggio” ha promosso l’appello “La città che vogliamo. Stop alle nuove costruzioni”. Il 14 gennaio 2014 la rete ha incontrato il sindaco Marco Doria, per consegnargli circa 4mila firme raccolte. Era presente anche il vicesindaco e assessore all’urbanistica Stefano Bernini.

Ai due esponenti dell’amministrazione comunale, che ha in corso l’approvazione del nuovo strumento urbanistico (il Puc), i cittadini hanno chiesto di impegnarsi per “la tutela di tutte le aree a vocazione agricola, per scongiurare la tendenza di molti proprietari a mantenere i terreni in stato di abbandono nella speranza di poterne in futuro valorizzare l’edificabilità, allo scopo di favorire la mobilità fondiaria e l’accesso alla terra per finalità produttive, rispondendo alla crescente domanda di cibo locale”.

In particolare, come spiega Ae 156, il Puc identifica lo strumento del“Presidio ambientale”, ma la Rete If chiede che queste aree -terreni agricoli su cui sarà possibile edificare case fino a 100 metri quadri per ettaro- “siano limitate a favore delle aree a destinazione agricola produttiva, e siano previste come eccezione nei soli casi di comprovata impossibilità di avvio di attività agro-silvo-pastorali, le uniche che nella storia hanno mostrato di saper gestire il territorio prevenendone il dissesto”.

I cittadini hanno ricordato a sindaco che “la previsione insediativa nel territorio comunale contenuta nel  Puc oggi non coerente con la diminuzione demografica registrata negli ultimi 11 anni”, e che pertanto essa dovrà essere “rivista e valutata correttamente”. Com’è possibile, infatti, prevedere “un aumento demografico, a fronte di un decremento  decennale”?. La rete individua nell’agricoltura -e in particolare quella legata alle produzioni biologiche e alla reti di economia solidale-  una possibile risposta al progressivo impoverimento della città, “per evitare le fughe dalla città”.

“In sintesi -spiega un comunicato diffuso dal patto La Città che Vogliamo-STOP nuove costruzioni dopo l’incontro con Doria e Bernini- chiediamo che l’amministrazione gestisca il cambiamento della città, oggi bloccata e caratterizzata da un territorio fragile e pericoloso, verso una crescita in qualità della vita dei suoi cittadini, la qualità del lavoro, e la sicurezza del territorio, senza prevedere ulteriori impermeabilizzazioni del suolo e guardando al futuro con un occhio diverso da quello che ha gestito la  città fino ad oggi, pensando allo sviluppo solo in funzione del numero di  mattoni e quantità di cemento usati”.

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