Global Warming: progetti per il dopo-Kyoto

lentepubblica.it • 12 Dicembre 2014

La mobilitazione della società civile contro il global warmingcontinua dopo il grande successo dello scorso settembre a New York e in giro per il globo. Anche qui a Lima migliaia di cittadini sono scesi in piazza per chiedere con forza ai governi di agire subito contro i mutamenti climatici in corso. All’annuale Conferenza sul Clima (COP20) che volge al termine, i governi hanno la possibilità di mostrare con i fatti che hanno recepito chiaro e forte il messaggio che viene dai cittadini di tutto il pianeta.

Al centro dell’agenda della COP20 c’è la messa a punto del testo negoziale per il nuovo accordo globale sul clima da sottoscrivere il prossimo dicembre 2015 a Parigi. Le fondamenta dell’accordo saranno gli impegni nazionali, che tutti i paesi dovranno annunciare entro la fine di marzo 2015. Questi “piani d’azione” nazionali insieme dovranno costituire il primo piano d’azione globale per liberarci dai combustibili fossili e raggiungere il 100% di rinnovabili entro il 2050.

A Lima la comunità internazionale deve trovare un accordo sulla durata di questi impegni e soprattutto sul loro contenuto. Non solo impegni di riduzione delle emissioni per tutti i paesi: ricchi, emergenti e poveri. Ma anche il sostegno finanziario e tecnologico dei paesi sviluppati ai paesi in via di sviluppo in modo da consentire un’azione globale comune, la sola  in grado di mantenere il riscaldamento del pianeta sotto la soglia critica dei 2 gradi centigradi, oltre la quale – come non si stanca di ripetere l’Ipcc – si rischia il punto di non ritorno.

Purtroppo proprio su questi due nodi centrali – differenziazione degli impegni nazionali e sostegno finanziario ai paesi in via di sviluppo – i negoziati si stanno arenando e rischiano di rendere ancor più in salita la strada verso Parigi. Le prossime ore saranno cruciali per superare i vecchi steccati che l’accordo Usa-Cina delle scorse settimane sembrava aver fatto cadere. L’auspicio è che si definiscano i criteri per differenziare senza ambiguità e in una dimensione dinamica gli impegni dei singoli paesi nel pieno rispetto del principio di equità e di evoluzione delle circostanze economiche e sociali nazionali.

A tal fine è indispensabile che i paesi industrializzati onorino i propri impegni finanziari per ristabilire la necessaria fiducia tra paesi poveri e ricchi. Sono incoraggianti gli oltre 10 miliardi di dollari già raccolti a sostegno del “Green Climate Fund” con il contributo politicamente significativo di paesi come Messico, Colombia e Perù, che in questo modo segnalano che ciascun paese deve fare la sua parte. Il Fondo è uno strumento indispensabile per mettere i paesi più poveri nelle condizioni economiche e tecnologiche di contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici in corso.

Tutti i paesi industrializzati devono ora impegnarsi per raggiungere insieme, attraverso una roadmap condivisa, l’obiettivo già concordato dei 100 miliardi di dollari entro 2020. Nelle prossime ore qui a Lima sapremo se per davvero i governi hanno recepito il messaggio chiaro e forte che viene dai cittadini passando finalmente dalle parole all’azione.

 

 

FONTE: Legambiente

AUTORE: Mauro Albrizio

 

 

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