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#fuoridalfango: pianificare contro il dissesto idrogeologico

lentepubblica.it • 13 Novembre 2014

L’Istituto Nazionale di Urbanistica partecipa agli Stati Generali contro il dissesto idrogeologico e fa parte della cabina di regia della Struttura di Missione appositamente creata dal Governo e guidata da Erasmo D’Angelis. Il contributo dell’Inu si basa sulla convinzione che la pianificazione sia un’azione rilevante di prevenzione e che sia necessario collegare urbanistica e sicurezza. 

Sono senz’altro positivi i passi mossi dal Governo sulla strada delle misure normative per l’effettiva messa a disposizione dei fondi necessari e la facilitazione di spesa per la realizzazione delle opere di prevenzione su tutto il territorio nazionale (troppo spesso bloccate in passato), ma per utilizzare al meglio queste misure è fondamentale il ruolo del governo del territorio. Dove non vengono applicati i principi e le buone pratiche in materia di pianificazione – a cominciare dalla sottovalutazione degli effetti nefasti che un’eccessiva pressione insediativa può determinare sui territori più a rischio – le catastrofi e le tragedie si verificano con maggiore probabilità.

Nel cambio di paradigma, il piano urbanistico, a tutti i livelli territoriali, deve diventare un punto di riferimento imprescindibile per l’utilizzo delle risorse e le priorità di intervento. Attraverso il piano si possono unire programmazione territoriale e programmazione di spesa (un patto sociale per le priorità d’intervento e di costo per la collettività), riducendo i rilevanti oneri finanziari della riparazione conseguente alle calamità e soprattutto le gravi perdite in termini di vite umane. Attraverso il piano si può fare in modo che sostenibilità ambientale, contenimento del consumo di suolo, corretta progettazione degli interventi di rigenerazione urbana, prevenzione dal rischio non siano considerati obiettivi generali ma pre – requisiti dei progetti pubblici e privati.

Per raggiungere l’obiettivo non sarà sufficiente sbloccare le risorse e le opere già in programma, soprattutto quando queste rispondono a logiche vecchie ed inefficaci di difesa passiva del territorio. I cantieri da soli non bastano, sono interventi puntuali senza alcuna speranza di essere efficaci se allo stesso tempo non si lavorerà per mettere in campo un’efficace politica di gestione del territorio a 360 gradi e un buon piano di adattamento ai cambiamenti climatici, che nel nostro Paese è ancora lontano dalla sua definizione.

 

 

FONTE: INU – Istituto Nazionale di Urbanistica

 

 

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