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Spreco alimentare: la Carta di Bologna come soluzione

lentepubblica.it • 26 Novembre 2014

Galletti: “Italia in prima linea nella lotta allo spreco alimentare, riportare la questione del diritto al cibo al centro delle priorità di tutti i governi”.
Presentata ieri ‘La Carta di Bologna’ nel corso dell’iniziativa internazionale “Stop Food Waste, Feed the Planet”, nell’ambito del Semestre di Presidenza italiana dell’Ue promossa dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e dal ministero dell’Ambiente, in collaborazione con l’ideatore di Last Minute Market, Andrea Segre’. Presente all’iniziativa anche il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina.

“L’Europa e l’Italia – ha detto Galletti – non possono dirsi civili finché non diminuiranno lo spreco alimentare. E’ intollerabile che ci sia una parte del pianeta dove c’è mancanza di cibo e un’altra parte dove il cibo si spreca. Sprecare cibo vuol dire creare danni all’ambiente e all’economia, ma è soprattutto un problema etico. Per questo noi abbiamo messo al centro del dibattito europeo e italiano lo spreco alimentare. Dobbiamo dichiarare guerra allo spreco alimentare: una guerra pacifica, ma che, per il suo valore morale e civile, richiede il massimo impegno da parte di ciascuno di noi”. La Carta verrà poi condivisa in modo ‘partecipato’ con gli Stati che parteciperanno ad Expo e con l’Hlpe on Food Security and Nutrition della Fao, e verrà sottoscritta il 16 ottobre 2015, Giornata Mondiale dell’Alimentazione, proprio nel contesto di Expo 2015 a Milano”.

 

Questi i punti chiave della Carta di Bologna:

 

1) includere il problema degli sprechi e delle perdite alimentari all’interno dell’agenda internazionale in materia di protezione dell’ambiente e sostenibilità;

2) adottare una definizione chiara, comune e ufficiale di “sprechi e perdite alimentari” e una metrica comune per la loro qualificazione e quantificazione, con riferimento ai risultati prodotti dai principali progetti europei e internazionali condotti sul tema;

3) avviare un processo partecipato allo scopo di identificare le principali cause degli sprechi e delle perdite alimentari lungo la filiera, le possibili soluzioni e i possibili ambiti di intervento. Tale processo richiede l’identificazione degli attori direttamente coinvolti nell’attuazione delle misure (sia a livello individuale che collettivo) e la valutazione dei costi e dei potenziali benefici ad esse associati. Tale processo richiede inoltre l’identificazione delle principali problematiche, inclusi i vincoli sistemici, e delle modalità/strumenti per la loro risoluzione (infrastrutture, tecnologie, cambiamenti organizzativi nelle filiere/sistemi alimentari, capacity building, politiche e cambiamenti istituzionali);

4) definire e adottare un quadro di riferimento adeguato che includa gli aspetti di natura regolamentare,incentivi e facilitazioni affinché il settore privato (es. distribuzione e commercio, ristorazione, catering) e i consumatori siano in grado di intraprendere misure decise per contrastare modelli di consumo non sostenibili;

5) definire, adottare e dare concreta attuazione a Programmi Nazionali, sostenuti da risorse adeguate, espressamente rivolti al tema degli sprechi e delle perdite alimentari lungo la filiera, garantendo al contempo la sicurezza e la qualità degli alimenti. Tali Programmi dovrebbero essere affiancati da campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini, allo scopo di aumentare il grado di consapevolezza sulle conseguenze negative degli sprechi e delle perdite alimentari;

6) introdurre target misurabili di riduzione degli sprechi e delle perdite alimentari lungo i diversi anelli della filiera;

7) promuovere il coinvolgimento e la partecipazione di tutti gli attori della filiera verso il raggiungimento dei target di riduzione, garantendo al contempo la sicurezza e la qualità degli alimenti,

8) introdurre o rafforzare programmi di educazione alimentare nelle scuole;

9) promuovere iniziative di innovazione sociale nel campo della prevenzione degli sprechi alimentari, a partire dall’individuzione e rimozione degli elementi che potrebbero ostacolare il loro sviluppo;

10) incoraggiare la donazione degli alimenti invenduti ma ancora commestibili a enti di beneficenza e persone in difficoltà, attraverso la semplificazione e l’armonizzazione del quadro di riferimento normativo (procedurale, fiscale, sanitario), garantendo nel contempo la sicurezza e la qualità degli alimenti;

11) assicurare il monitoraggio e la rendicontazione nel tempo dell’efficacia delle azioni intraprese.

 

 

FONTE: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

 

 

Spreco Cibo1

 

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