WWF: il mercato nero globale sta condannando la Natura

lentepubblica.it • 3 Ottobre 2014

La dimensione del saccheggio di risorse naturali è ormai di proporzioni industriali. Per gli elefanti,  da 22.000 a 25.000 uccisi nel solo 2013; nel solo Bacino del Congo la popolazione degli Elefanti di foresta si è ridotta del 76% in pochi anni, nell’ultimo censimento nella riserva di Selous, in Tanzania, gli esemplari sono crollati dal 2007 da 70.000 ad appena  13.000 esemplari; in tutto il Centro Africa in soli 3 anni si è perso il 64% della popolazione. La media globale è di 70 elefanti uccisi ogni giorno. Stessa sorte per i rinoceronti: solo in Sud Africa dai 13 esemplari uccisi dai bracconieri nel 2007 si è saliti ai 1.004 del 2013; Circa 3 rinoceronti vengono uccisi ogni giorno. Allarme anche per le tigri, oltre 1.400 gli esemplari uccisi dal 2000 al 2012 secondo le stime dei sequestri effettuati nei paesi range. Ogni settimana scompaiono almeno 2 tigri. Ai danni della natura si fanno lucrosi affari in ogni angolo del mondo, dato che alcuni prodotti derivati da queste specie valgono più dell’oro o del platino. Il ‘simbolo’ di questo massacro è il Rinoceronte: il suo corno è arrivato a valere 66.000 dollari al Kg ed è richiesto soprattutto dal mercato asiatico, grazie alla recrudescenza della domanda in Vietnam,  per ricavarne rimedi tradizionali di dubbia efficacia e oggetti ‘cult’ per le nuove classi sociali emergenti. Anche l’avorio è materia prima ‘pregiata’ per monili, trofei e souvenir: viaggia illegalmente dall’Africa verso la Malesia, la Thailandia, le Filippine e la Cina e arriva a valere 3.000 euro al kg. Ma l’elenco di questo macabro ‘serraglio’ che alimenta i traffici illegali da un continente all’altro è lunghissimo: pangolini dal Sudest asiatico verso la Cina, Tartarughe marine dall’Indonesia e dal mar delle Filippine alla Cina o carne di foresta il bushmeat dal Centro Africa verso l’Europa. E poi squali, Balene, delfini, ma anche orsi che per la loro ‘bile’ vengono massacrati nel sud-est asiatico e finiscono nei mercati cinesi. Scimmiette, pappagalli scompaiono dal Sud America e diventano animali da collezione o da compagnia in Europa del nord, Stati Uniti e Sud-est asiatico, pelli e trofei di giaguaro viaggiano dal Sud America al Nord America e l’Europa, e poi serpenti uccelli del paradiso. Vigogne e guanachi massacrati in Perù, Bolivia, Cile e Argentina per ricavarne lana pregiata destinata all’Europa e all’Oriente. Anche ingenti quantità di legname tropicale finisce illegalmente nei porti asiatici (Cina in testa) ma anche quelli europei e americani. Dal 30 al 40% delle esportazioni di legno e derivati dal continente asiatico è di origine illegale e di questo una grandissima fetta è destinata all’Europa.

L’ITALIA È RESPONSABILE DI CRIMINI DI NATURA PER 3  MOTIVI: è terreno di ‘transito’ per alcuni prodotti illegali ed è paese importatore e consumatore ma soprattutto è ancora teatro di un intenso bracconaggio dal nord al sud del paese. Il WWF ha analizzato nel Dossier 27 ‘case history’, vere e proprie  AREE TRAPPOLA (vedi Mappa)  per orsi, lupi, grifoni, rapaci, soprattutto lanari e Aquile del Bonelli, e molti altri uccelli migratori e piccoli passeriformi, ma anche delfini e tartarughe.    I bracconieri sparano, catturano con lacci, tagliole, richiami elettronici, usano reti da pesca proibite, dal nord al sud del paese, dalle valli bresciane al delta del Po, dall’Appenino ligure a quello tosco-emiliano, dalla Maremma alle isole pontine, nella Provincia di Salerno  e la baia Domizia,  per poi scendere fino al Pollino, all’area di Crotone, in Aspromonte, e nella Sicilia centrale.  La connessione poi con i traffici illeciti globali di natura è dovuta al fatto che siamo parte del mercato europeo, il più importante al livello mondiale per importazione di legname tropicale, pelli di rettile e lane pregiate. Sebbene si tratti per la maggiorparte di importazioni legali, il Servizio CITES del Corpo Forestale dello Stato ha stimato il valore del mercato illegale in Italia nel 2012, circa 800.000 euro con 223 reati accertati, 186 persone denunciate e oltre 6.000 esemplari sequestrati tra cui avorio, rimedi tradizionali, coralli, conchiglie e caviale prodotto illegalmente.   Il Programma internazionale TRAFFIC del WWF collabora per monitorare e contrastare questo mercato e ha accertato che sono migliaia gli animali vivi illegalmente trafficati, intercettati alle dogane e confiscati come oranghi, gibboni, macachi, tigri, leopardi, orsi, rapaci, pappagalli, colibrì, testuggini, tartarughe acquatiche, serpenti e coccodrilli. In alcuni casi questi traffici coinvolgono anche la criminalità organizzata di ‘casa nostra’.

AVORIO & KALASHNIKOV

Secondo le nazioni Unite più del 40% dei conflitti mondiali tra paesi è stato imputato al possesso di risorse naturali. In una Mappa il WWF evidenzia questi legami, a partire dal paese ‘simbolo’, la Repubblica Democratica del Congo. Falcidiato da una guerra devastante questo paese è uno dei più problematici riguardo il bracconaggio di elefanti, ippopotami, grandi scimmie e produzione illegale di carbone. Dai 100.000 elefanti del 1960 oggi se ne contano appena 5.000. Numerosi i gruppi armati che hanno acquistato armi e droga col saccheggio di biodiversità: Lord Resistency Army, Janjaweed, le forze democratiche per la difesa del Rwanda, Mai-Mai Morgan. Il caso più drammatico della RDC è quello del Parco nazionale di Garamba, ai confini col Sudan: sfruttando le scarse capacità di controllo del parco questi gruppi hanno ridotto gli elefanti dal 2013 a oggi del 90%, da 22.000 individui a meno di 2000. In altre parti dell’Africa si registrano legami simili: Janjaweed in Sudan che si finanzia col commercio di avorio, corni di rinoceronte e altre specie al RENAMO in Mozambico, gli Al Shabaab in Somalia e Kenia ai Boko Haram in Nigeria. Un network diffuso che sfrutta illegalmente le risorse naturali di altri paesi come l’avorio, è anche Al Qaeda in Afghanistan: nel 2013 il governo inglese ha inviato un rinforzo militare in Kenya per aiutare il paese a difendersi dai bracconieri che risultavano collegati ad Al Qaeda.  Stesso meccanismo anche per i narcotrafficanti in CentroAmerica, che   deforestano illegalmente intere zone, per le milizie tribali in Nord Birmania che sfruttano tigri e rettili, i Separatisti del Kashmir in India, ai danni di leopardo delle nevi, tigri, antilopi tibetane, rinoceronti e elefanti.

WWF IN PRIMA LINEA: RANGER SUL TERRITORIO E LOBBY INTERNAZIONALE

Finora il WWF è riuscito a contrastare questo fenomeno ottenendo grandi risultati anche grazie all’impegno dell’ONU e di diversi governi. Questi ultimi hanno dimostrato la loro scelta anche distruggendo interi stock di materiale confiscato ai trafficanti (come è accaduto negli Stati Uniti, Cina, Gabon, Francia dove sono stati bruciate pubblicamente decine di tonnellate di avorio, pelli e altri prodotti), intensificando i controlli ed il monitoraggio, dedicando adeguate risorse alle indagini e alla preparazione di corpi speciali di Polizia. Azioni concrete di contrasto sono state avviate da alcuni paesi come la Cina, il Nepal e l’India che hanno rafforzato il controllo delle frontiere anche con l’uso di cani addestrati, il Camerun che sostengono la lotta ai trafficanti con l’aiuto dell’esercito in diversi paesi africani, Sudafrica e Vietnam che hanno promosso accordi bilaterali per contrastare insieme il traffico di corni di rinoceronte, Tailandia e Malesia,  Russia e Indonesia che hanno incrementato il numero di Ranger per controllare le aree protette. Ma sono solo alcuni dei fronti aperti della lotta al bracconaggio: i Ranger del WWF sono attivi quotidianamente in centinaia di aree “calde” , dal Gabon alla Mongolia, dalla Russia alla Namibia, nella selva amazzonica come sulle coste del Messico e, ovviamente, anche nel cuore del Mediterraneo, in Italia, dove il bracconaggio non depone le sue armi. Purtroppo la battaglia contro il fenomeno è difficilissima:  si calcola che negli ultimi 10 anni oltre 1000 ranger attivi nelle principali aree ricche di biodiversità  siano stati uccisi nel contrastare i bracconieri, ovvero, sono morti due ranger a settimana, per 10 anni. Infatti, sul territorio si combatte ad armi impari e spesso con mezzi insufficienti rispetto alla forza messa in campo dai bracconieri. Secondo i dati del 2012, rispetto ai 135 siti critici per la sopravvivenza della tigre, ad esempio,  il WWF ha denunciato l’inadeguatezza di mezzi a disposizione del 64% delle guardie. Anche in Italia c’è un piccolo “esercito”  di guardiani del territorio, della Natura e della legalità , oltre 300   Guardie volontarie disarmate, che collaborano con tutte le Forze dell’ordine, dalle Valli bresciane alle campagne del salernitano, nelle piccole isole, lungo le rotte della migrazione in Sicilia. Il fenomeno dell’illegalità in Italia è anche sottolineato dai dati del Ministero dell’Ambiente secondo i quali in media ogni 43 minuti si compie un reato ai danni dell’ambiente, danni che comprendono l’uccisione di specie protette, il commercio illegale di fauna e flora e la pesca illegale.

 

 

FONTE: AgenParl – Agenzia Parlamentare per l’Informazione Politica ed Economica

AUTORE: Floriana Cutini

 

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