Big Data: un’indagine di Antitrust, Agcom e Garante Privacy ci aiuta a capirli

lentepubblica.it • 11 Febbraio 2020

big-data-indagine-antitrustPubblicato il rapporto finale dell’indagine conoscitiva sui Big Data condotta congiuntamente dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e dal Garante per la Privacy.


Big Data: l’indagine di Antitrust, Agcom e Garante Privacy delinea le azioni da mettere in campo per governare la nuova economia dei dati. Le istituzioni, anche sovranazionali, devono elaborare un quadro normativo al passo e promuovere una più stretta collaborazione tra le Autorità.

L’indagine ha inoltre approfondito i cambiamenti derivanti dai Big Data sugli utenti che forniscono i dati, sulle aziende che li utilizzano e, dunque, sui mercati.

Ecco una sintesi di questo interessante Report.

Big Data: indagine di Antitrust, Agcom e Garante Privacy

In primo luogo il Rapporto evidenzia che per i data set detenuti dalla pubblica amministrazione sono state introdotte norme che prevedono un preciso percorso di messa a disposizione del pubblico di quantità importanti di dati, al fine di consentirne il riuso.

Mentre, per i data set detenuti da poche imprese, il RGPD prevede il diritto di accesso ai dati personali e la loro portabilità. Questo diritto si esercita ai fini del trasferimento dei data set da una piattaforma a un’altra e della possibilità di accedere anche ai metadati.

Inoltre è stato predisposto anche un Tavolo tecnico per la garanzia del pluralismo e della correttezza dell’informazione sulle piattaforme digitali. L’iniziativa ha il fine di promuovere una maggiore comprensione del fenomeno della disinformazione attraverso la partecipazione attiva degli stakeholder del sistema dell’informazione.

Oltretutto ricoprono una grande importanza le funzioni svolte in parallelo da ben cinque gruppi di lavoro, che si sono occupati di:

  • metodologie di classificazione e rilevazione dei fenomeni di disinformazione online;
  • definizione dei sistemi di monitoraggio dei flussi economici pubblicitari, da fonti nazionali ed estere, volti al finanziamento dei contenuti fake;
  • fact-checking: organizzazione, tecniche, strumenti ed effetti;
  • media e digital literacy;
  • progettazione e realizzazione di campagne informative su disinformazione rivolte ai consumatori.

Infine, occorre ribadire che negli ultimi anni i dati hanno assunto importanza via via crescente nell’organizzazione delle attività di produzione e di scambio. A tal punto da poter essere considerati, oltre che la proiezione della persona nel mondo digitale, anche una risorsa economica a tutti gli effetti, anzi la risorsa di gran lunga più importante in molti settori.

A questo link il testo completo del Report.

 

 

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Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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