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Dispositivi medici: a rischio le forniture negli ospedali

lentepubblica.it • 15 Dicembre 2022

dispositivi-medici-rischio-forniture-ospedaliLa Federazione Italiana Fornitori in Sanità lancia l’allarme sul payback applicato ai dispositivi medici che mette a rischio le forniture negli ospedali e anche centinaia di imprese.


Una conferenza stampa per lanciare ancora l’allarme sulla conferma nel Decreto aiuti bis della normativa sul payback che obbliga le aziende del comparto a rimborsare il 50% delle spese effettuate in eccesso dalle regioni.

Questo l’obiettivo di FIFO Sanità  (Federazione Italiana Fornitori in Sanità), che esprime grande preoccupazione per l’approvazione di un provvedimento che mette a rischio il tessuto dei fornitori ospedalieri, composto nel 95% da micro, piccole e medie imprese, con oltre 100mila lavoratori coinvolti.

Il tetto alla spesa pubblica in dispositivi medici

La legge 111/2011 art.17, di conversione del D.L. 98/2011, ha introdotto un tetto alla spesa pubblica in dispositivi medici. Fissato originariamente al 5,2% del Fondo sanitario ordinario (FSO), il tetto in questione è stato successivamente oggetto di ripetute revisioni al ribasso che l’hanno portato dapprima al 4,9%, poi al 4,8% e infine al 4,4% a decorrere dal 2014.

La logica di tali revisioni è sempre stata di natura contabilistica, mai economica, ovvero ha sempre significato dare una copertura puramente sulla carta alle varie ipotesi finanziarie che si sono succedute prescindendo da valutazioni riguardanti la congruità del tetto rispetto ai livelli di assistenza da assicurare. La misura del tetto, per come si è arrivati a determinarla, rappresenta dunque un primo problema.

L’introduzione del payback in caso di sforamento del tetto

Con la Manovra finanziaria 2015, venne stabilito che, in caso di sforamento del tetto da parte di una regione, una parte (pari al 40% nel 2015, al 45% nel 2016 e al 50% a decorrere dal 2017) della spesa in eccesso dovesse venir rimborsata dalle imprese fornitrici (ciascuna pro-quota verosimilmente in base all’incidenza percentuale del proprio fatturato sul totale della spesa nella regione in questione).

E questo in analogia al meccanismo del payback già in vigore per la spesa pubblica farmaceutica (introdotto dalla Manovra finanziaria 2007).

Il meccanismo prevede che, in caso di superamento del tetto della spesa farmaceutica a livello nazionale, le aziende devono ripianare l’eccedenza tramite versamenti alle Regioni degli importi attribuiti ad ogni singola azienda.

Dispositivi medici: a rischio le forniture negli ospedali

Dispositivi salvavita, strumenti per dialisi, valvole cardiache, protesi e ferri chirurgici: sono solo alcuni dei dispositivi medici che potrebbero mancare negli ospedali a partire da gennaio.

Strumenti che potrebbero mancare negli ospedali in caso di stop forniture
Sterilizzatori
Prodotti per circolazione extracorporea
Protesi cardiache
Valvole cardiache
Stent coronarici e cardiaci
Dispositivi protezione per radiologia e radioterapia
Protesi ortopediche
Stent vascolari
Dispositivi per traumatologia (ossa)
Ventilatori polmonari per rianimazioni, terapie intensive, reparti Covid
Strumentario e ferri chirurgici
Disinfettanti e antisettici
Accessori per radioterapia
Camici monouso
Garze, bende e cerotti
Dispositivi per dialisi
Dispositivi salvavita
Dispositivi per pronto soccorso

 

“Centinaia di aziende saranno costrette a chiudere”

Come Federazione che rappresenta le pmi in Sanità – ha detto a Confcommercio il presidente di FIFO, Massimo Riem – siamo assolutamente d’accordo a perseguire una spesa pubblica razionale e oculata. Ma questo obiettivo non può passare per una deresponsabilizzazione degli amministratori e un tracollo del tessuto delle pmi italiane. Con l’attuazione del payback centinaia di aziende saranno costrette a chiudere, con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. Le imprese non saranno più in grado di fornire dispositivi medici, a gennaio ci troveremo davanti a una crisi senza precedenti da un punto di vista economico e sanitario”. “Chiediamo la cancellazione di questa norma – ha concluso Riem – che è inapplicabile e chiediamo l’apertura di un tavolo di discussione con il governo”. 

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Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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