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Ammortizzatori Sociali: ecco come sono distribuiti i sostegni nelle Regioni

lentepubblica.it • 17 Marzo 2016

welfare stateSempre più regioni hanno stanziato forme di tutela locali per garantire un reddito minimo ai lavoratori che hanno esaurito gli altri strumenti di sostegno al reddito e versano in condizioni di bisogno economico. Oltre agli strumenti di sostegno al reddito a livello nazionale (es. mobilità, Aspi, Naspi, Asdi, eccetera) di recente alcune regioni hanno istituito ammortizzatori sociali a livello locale. Si tratta di misure non sempre conosciute, di ultima istanza, ma che possono aiutare a venire incontro a quei lavoratori che hanno esaurito la durata degli strumenti nazionali e che versano in particolari condizioni di bisogno economico. Magari con figli a carico. Non si tratta di importi elevati che possono sostituire una pensione, erogano dai 200 ai 500 euro al mese a seconda della numerosità del nucleo familiare e delle condizioni economiche.

 

In particolare attualmente, il sostegno al reddito è concesso in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Basilicata, Molise e nelle due Province autonome di Trento e Bolzano. In Val d’Aosta e Puglia, sono state approvate proposte di legge in materia ed anche il Piemonte si accinge a varare uno strumento simile. Vediamo dunque quali sono le regioni presso cui sono presenti questi sostegni.

 

Friuli Venezia Giulia – La Misura attiva di sostegno al reddito , introdotta dalla L.R. 15/2015 , consiste in un intervento monetario di integrazione al reddito erogato nell’ambito di un percorso concor dato e definito con i servizi sociali dei Comuni, in collaborazione con i servizi pubblici regionali competenti in materia di lavoro (Centri regionali per l’impiego e Centri regionali per l’orientamento). Le risorse stanziate, per un periodo sperimentale di tre anni, sono pari a 30 milioni di euro, suddivisi in ragione di 10 milioni per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017.

 

Possono accedere alla Misura i nuclei familiari che hanno un ISEE inferiore o uguale a 6.000 euro, non hanno componenti che siano beneficiari, nello stesso periodo nel quale la Misura è concessa, di altri trattamenti economici, anche fiscalmente esenti, di natura previdenziale, indennitaria e assistenziale, a qualunque titolo concessi dallo Stato o da altre pubbliche amministrazioni, il cui valore complessivo sia superiore a 600 euro mensili, elevati a 900 euro in caso di presenza nel nucleo di persona non autosufficiente.

 

Lombardia – In Lombardia esiste il reddito di autonomia per le politiche attive del lavoro (denominato “Progetto di inserimento lavorativo – PIL), istituito con la delibera della giunta regionale 8 ottobre 2015 – n. X/4151, è un contributo economico per i disoccupati che partecipano alle attività di orientamento e formazione di Dote Unica Lavoro e che si trovano in situazione di particolare difficoltà economica. Il reddito di autonomia è destinato ai cittadini residenti o domiciliati in Lombardia che attivano Dote Unica Lavoro e che: sono disoccupati da più di 36 mesi; non percepiscono alcuna integrazione al reddito (ad es. cassa integrazione, indennità di disoccupazione – NASPI, ASDI, DISCOLL); hanno un ISEE fino a 18.000 euro. I giovani con età inferiore a 30 anni possono partecipare dopo aver completato il percorso di Garanzia Giovani. Il contributo massimo è di 1.800 euro in sei mesi.

 

Basilicata – Il reddito minimo è stato istituito dall’art. 15 della L.R. 26/2014 che ne ha previsto il finanziamento attraverso un apposito Fondo alimentato con risorse regionali, compresi i proventi della coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi, nonché quelli derivanti da misure di fonte statale e comunitaria. La delibera n. 936/2015 della Giunta ha poi precisato l’entità delle risorse dedicate, pari a 7,7 milioni di euro, e la platea dei beneficiari, individuati in due categorie: i fuoriusciti dalla platea della mobilità in deroga con un ISEE inferiore a 15.500 euro annui e disoccupati/inoccupati da almeno 24 mesi ovvero da almeno 12 mesi, che presentino un ISEE del nucleo familiare fino ad un massimo di 9.000 euro. Questi soggetti hanno diritto a percepire (in media) lasomma di 450 euro mensili (cifra variabile sulla scorta del reddito ISEE e del carico familiare). Il sostegno economico è, tuttavia, subordinato all’espletamento di attività di pubblica utilità e di politica attiva. Nella Delibera si precisa che il beneficio sarà corrisposto a fronte dell’espletamento “almeno dell’80% delle ore di lavoro”. Le domande per la partecipazione al bando 2015 sono scadute lo scorso 15 settembre 2015.

 

Molise – La L.R. 2/2012, all’art. 49 aveva previsto il Reddito minimo di cittadinanza quale iniziativa sperimentale di sostegno alle famiglie molisane in difficoltà economica, configurato come un contributo economico mensile a famiglia per un periodo di tempo non superiore ai 12 mesi. La Legge di stabilità regionale 2015 , all’art. 4, ne dispone un finanziamento di 1 milione, permettendone l’attuazione. La disciplina per l’accesso all’istituto e contenuta nella D.G.R. 16 aprile 2014, n. 230. I benefici sono assegnati in base a degli indici di priorità: hanno la precedenza i nuclei familiari con almeno 4 figli a carico, seguiti dai nuclei monogenitoriali e da quelli con anziani e/o disabili a carico. Accanto alle misure ordinarie, possono prevedersi anche interventi specifici finalizzati all’inserimento scolastico e formativo ed alla promozione di percorsi di inclusione sociale. L’intervento consiste di un contributo economico mensile pari a 300 euro per un massimo di 12 mesi, accompagnato da un percorso di inclusione sociale attiva, messo a punto dai servizi sociali attraverso un piano di assistenza.

 

Provincia autonoma di Bolzano – Il Reddito minimo di inserimento disciplinato dal D.P.G.P. 11 agosto 2000, n. 30 ha la finalità di contrastare la povertà e l’emarginazione sociale di soggetti che si trovano in situazioni di emergenza individuale e/o familiare, al fine di favorirne il definitivo superamento, anche mediante un programma personalizzato di interventi di integrazione sociale. Il reddito minimo ha un carattere di temporaneità (di regola al massimo sei mesi) e viene erogata mensilmente, in base alla valutazione del reddito familiare. L’ammontare della prestazione di reddito minimo di inserimento è  annualmente adeguato dalla Giunta provinciale tenendo conto degli indici di inflazione. Per l’anno 2016 la quota massima di reddito minimo d’inserimento assegnabile ad una persona che vive da sola ammonta a circa 600 euro mensili; un nucleo composto da due persone riceve al massimo 785 euro, quattro persone 1.100 euro.

 

Provincia autonoma di Trento – Il reddito di garanzia , introdotto dall’articolo 35, comma 2 della L.P. 13/2007 , prevede l’attivazione di interventi di sostegno economico volti al soddisfacimento di bisogni generali a favore sia di soggetti che lavorano o sono comunque in grado di assumere o riassumere un ruolo lavorativo sia di soggetti non idonei ad assumere un ruolo lavorativo. La misura varia a seconda dei componenti dei nuclei familiari e dell’ICEF (Indicatore della Condizione Economica Familiare); l’integrazione non può superare i 6.500 euro annui – la cifra è calcolata per un single e viene innalzata in base al numero di componenti il nucleo e corretta in base ad un indicatore dei consumi – in assegni mensili per una durata di quattro mesi. L’intervento è rinnovabile per altre tre volte nei due anni successivi alla prima domanda con due sospensioni di almeno quattro mesi dopo il primo e il secondo rinnovo (in pratica l’intervento copre 16 mesi su 24). Chi beneficia di tutte e tre i rinnovi deve poi attendere 12 mesi per ripresentare domanda. L’integrazione economica viene concessa anche a fronte di cali improvvisi delle proprie disponibilità finanziarie.

 

Valle d’Aosta – Nel novembre 2015, il consiglio regionale ha approvato la proposta di legge che istituisce il reddito minimo garantito. Le risorse stanziate, pari a 1,4 milioni di euro, prevedono l’erogazione fino a 4.400 euro lordi suddivisi in importi mensili fino a 550 euro per cinque mesi, prorogabili per ulteriori tre. Per avere accesso al beneficio è necessari o avere 30 anni e possedere un ISEE non superiore a 6.000 euro, e aver lavorato almeno 365 giorni negli ultimi 5 anni (proposta di legge Disposizioni in materia del reddito minimo garantito)

 

Puglia – La Giunta regionale ha approvato , il 10 novembre 2015 il disegno di legge sul reddito di dignità. Il disegno di legge deve ora passare l’esame del Consiglio e trovare attuazione.  Il Reddito di Dignità (ReD) è una misura di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale che si caratterizza per l’universalità, per il riferimento alle risorse economiche familiari e per la previsione di un percorso di attivazione economica e sociale dei beneficiari, vale da 210 a 600 euro mensili in base alla numerosità della famiglia, per chi ha un ISEE fino a 3mila euro e sottoscrive un patto di inclusione sociale attiva. La misura prevede fino a un massimo di 600 euro al mese, per 20mila famiglie, corrispondenti a circa 60mila pugliesi, ogni anno. Nell’arco di 5 anni si stima di poter raggiungere la totalità della popolazione pugliese che oggi si trova sotto la soglia di povertà”.

 

Piemonte. Una misura simile è stata annunciata nel corso del 2015 anche in Piemonte ma ancora non si è tradotta in una proposta di legge ufficiale.

 

Fonte: Pensioni Oggi (www.pensionioggi.it)
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